18 luglio, i Kraftwerk, una delle band più influenti degli ultimi sessant’anni di musica pop, fanno tappa a Lajatico, in provincia di Pisa. La location è il Teatro del Silenzio, una struttura, che quasi come una cattedrale nel deserto, si erge in mezzo alla campagna toscana, accessibile solo attraverso sentieri polverosi che attraversano campi coltivati a grano. Uno scenario semplice e suggestivo testimone di un impegno organizzativo non di poco conto; gli accessi alla venue sono due e i mezzi in arrivo vengono smistati chilometri prima su due direttrici a seconda del settore prenotato, e c’è anche un bus navetta che parte da un parcheggio adibito per l’occasione.


Pubblico eterogeneo, giovanissimi, ultra cinquantenni e sessantenni, per una band che sul pubblico italiano ha sempre suscitato un certo appeal, diciamo dal 1978 in poi, anno di “The Man Machine” e del singolo “The Robots”, iniziando a esibirsi dal vivo nel nostro paese dal 1981, prima data il 24 maggio proprio in Toscana, nell’oramai scomparso Teatro Apollo di Firenze.

Ma veniamo a oggi: è vero che Ralf Hutter è l’unico membro originale della band e la scaletta è oramai collaudata e riproposta regolarmente da anni, ma assistere a un concerto della band di Dusseldorf è oramai diventato un rito al quale è difficile rinunciare, ogniqualvolta se ne presenti l’occasione. Davanti al sobrio e classico palco rialzato con le quattro postazioni e il mega schermo alle spalle, la gente prende posto con calma, padri con figli, coppie e gruppetti di amici che discutono dei concerti passati ai quali hanno assistito; l’atmosfera è molto rilassata fino a che alle 21,15 circa una voce robotica interrompe il minimale suono elettronico che da qualche minuto faceva da sottofondo.


Signore e signori, l’uomo macchina Kraftwerk e inizia “Numbers”, la band sale sul palco, Ralf Hutter fa per primo il suo ingresso come sempre, posizionandosi all’estrema destra seguito nell’ordine da Henning Schmitz, Falk Grieffenhagen e Georg Bongartz, sequenze di numeri scorrono sullo schermo e sulla base del palco, e la band esegue il primo lotto di brani tratto da “Computer World” ai quali segue una bellissima e suggestiva, anche per le immagini proiettate, “Spacelab”. Seguono “Airwaves” e “Tango” unico brano non presente in alcun album in studio.


Intanto l’atmosfera fra il pubblico comincia a scaldarsi, il groove presente nella musica dei Kraftwerk, anche quando il bpm non è molto elevato fa sempre il suo sporco lavoro, e persone più o meno giovani si avvicinano sempre più trasformando i corridoi fra le file di sedie in dance floor.


Il fenomeno si accentuerà con i pezzi dal beat più pronunciato, “Computer Love”, “The Model”, “Neon Lights”, “Radioactivity” con il suo intermezzo techno, causando malumori fra le persone sedute nella prima sezione di posti, quelli più costosi, che si ritrovano giovani sudati con bicchieri in mano a ballare a mezzo metro da loro, allontanati a più riprese, ma inutilmente, dal personale della sicurezza e qui si pone una riflessione: la musica dei Kraftwerk va ascoltata a sedere in un teatro o vissuta più fisicamente ballando e saltando sotto il palco?


Si potrebbe dire che proprio in questo quesito risiede buona parte della grandezza di questa band, partita da una musica di ricerca e avanguardia e arrivata con successo a saltare il fossato che divide il consenso d’élite da quello popolare senza togliersi, nel frattempo, lo sfizio di inventare un linguaggio pop elettronico che ha influenzato tanto la musica dance dagli anni Ottanta in poi quanto la New Wave e qualsiasi altro vecchio dinosauro degli anni ’70 che abbia voluto rinfrescarsi e rigenerarsi.

Tornando al concerto, dopo la suite di brani da “Tour De France” Ralf e soci non si scordano di essere in Italia sostituendo in scaletta “La Forme” con “Pocket Calculator” qui eseguito nella versione italiana “Mini Calcolatore” e apprezzatissimo dal pubblico.

Il concerto si avvicina alla conclusione con “Planet Of Visions” nella trascinante e danzereccia versione di “Minimum – Maximum” e la suite di brani da “Electric Café” dopodiché la band abbandona come d’uso il palco uno alla volta godendosi ciascuno la propria parte di applausi. L’attesa non è lunga e “The Robots”, brano e singolo immortale, chiude degnamente il concerto. Il pubblico in piedi saluta con un lungo applauso questi pionieri che da cinquant’anni ci raccontano del viaggio dell’uomo a braccetto con la tecnologia non disdegnando di farci divertire. Rimangono serpentoni di fari nel buio che si snodano attraverso nubi di polvere mentre la campagna torna gradualmente al suo silenzio naturale.
Articolo di Andrea Bartolini, foto di Francesca Cecconi
Set list Kraftwerk 18 luglio 2025 Lajatico
- Numbers / Computer World / Computer World 2
- Homecomputer / It’s More Fun To Compute
- Spacelab
- Airwaves
- Tango
- The Man Machine
- Electric Cafè
- Autobahn
- Computer Love
- The Model
- Neon Lights
- Geiger Counter / Radioactivity
- Tour De France / Tour De France Etape 3 / Chrono / Tour De France Etape 2
- Trans-Europe Express / Metal On Metal / Abzug
- Pocket Calculator (Italian version)
- Planet Of Visions
- Boing Boom Tschak / Technopop / Musique Non Stop
- The Robots
