La prima data italiana del “Furèsta Europa Tour” de La Niña è al Teatro Cartiere Carrara di Firenze il 6 novembre. Teatro strapieno in ogni angolo, e il concerto è in piedi. Il pubblico è composto da persone di ogni età e genere, e questo già presagisce un clima umano molto bello, non di nicchia, non generazionale. Non succede facilmente, e questo dà un primo sentore che qui si svolgerà un concerto dove conta sostanzialmente la musica, non lo show, non i selfie, non “vado per far banda con le amiche”. E sarà un concerto, non uno show, anche lungo, come solo i veri musicisti fanno: oltre due ore, che volano via come fossero passati due minuti. È la magia della musica d’autore.

E a chi maligna che il recente enorme successo de La Niña sia solo il risultato di un’abile e scaltra costruzione a tavolino, come le major discografiche sanno ben fare, rivolgo l’invito di andare a un suo concerto. Oppure di pensare: magari ne costruissero di più a tavolino di questi fenomeni, ci sarebbe molta meno robaccia inascoltabile in cima alle classifiche di ascolti e vendite.


Alle 21:30 circa il sipario finalmente si è apre, e l’unico vezzo è un fondale di tela, con un’immagine di bosco spettrale dell’artwork di “Furèsta”, ultimo album dell’artista; tutta la scenografia della serata ha accompagnato la musica con semplicità ma raffinatezza i brani, con proiezioni simboliche e mai invasive, un delicato sottofondo coerente con la struttura del concerto.


Un passo indietro. È da mesi che il nome de La Niña è sulla bocca di molti – noi di Rock Nation l’avevamo già recensita dal vivo più volte – ma è con il premio 2025 della Targa Tenco come miglior disco in dialetto per il suo “Furèsta” che è balzata all’attenzione del grande pubblico. Presente alla premiazione (il nostro report della serata) e al relativo mini live all’Ariston, ero ormai completamente conquistata dal suo valore, dalla sua forza e passionalità. Uno dei rari esempi di artista donna, peraltro davvero bellissima, che investe nella sua arte e non nel suo aspetto e nelle moine di cui i nostri palchi proprio in questi giorni sono vergognosamente invasi. Una cantautrice che ha trovato la quadra perfetta per valorizzare le sue radici culturali con una visione attuale della musica e già proiettata in avanti. Musica ancorata nella tradizione musicale mediterranea ma immersa nel presente, senza nostalgia, con testi contemporanei.


Accompagnata dal suo ensemble diretto dal maestro, e compagno artistico sin dagli esordi, Alfredo Maddaluno (mandolino, flauto, tamburello, tastiere), e composto da tre donne – quindi, sul palco, quattro donne e un solo uomo – pluristrumentiste (percussioni, chitarra acustica, tamburelli, nacchere) e eccellenti coriste, sicuramente scelte non solo per le doti tecniche, ma anche per la condivisione tangibile dell’approccio passionale alla musica. La Niña li presenta paragonandoli ad animali selvatici, simbolo di indipendenza e natura indomabile. Le tre musiciste sono una leonessa, un’aquila, e una tigre, mentre Maddaluno, colui che ha reso possibile l’impossibile per lei, a un unicorno.

La parola furèsta in napoletano significa “selvatico” o “indomabile”, e la cantautrice racconta che sua madre la usava per definire la natura dei loro gatti; ci racconta che da piccola era sempre piena di graffi per i giochi che faceva insieme a loro. Questo termine è diventato una metafora della sua musica e appunto del modo in cui percepisce i suoi musicisti; l’album è infatti pieno di riferimenti al mondo animale e alla natura, come se i musicisti fossero parte di una “foresta sonora” che vive e respira insieme a lei.


La Niña sul palco suona, eccome: la sua chitarra classica antica, chitarra a battente, diversi tipi di tamburelli tra cui la tammorra, nacchere …. Ma la voce! Potente, intensa, bellissima, piena di passione. Lei sorride quasi tutto il tempo, così come tutti sul palco, si lanciano sguardi fugaci ma continui e intensi, dai quali si percepisce in modo tangibile l’intesa, e la gioia di condividere la musica con noi. Il contatto con il pubblico è vero, costante, si fa non solo con quale parola tra qualche canzone, ma appunto con lo sguardo, con il corpo, che muove senza moine, ma con una sensualità carnale autentica.

La Niña non è solo una grande musicista e una cantautrice completa, ma anche capace di empatia e connessione, padroneggia non solo la comunicazione verbale, ma anche quella non verbale e paraverbale, in modo totale, con tutto il suo corpo.

Il concerto è fatto di musica, e non è uno show; è fatto di passione che si libera totalmente grazie alla padronanza della tecnica musicale e del palco; è un’esperienza immersiva nel Folk contemporaneo, è un messaggio di unione, che porta persone che non parlano, e forse poco capiscono, il dialetto napoletano, sotto un’unica bandiera: quella della musica vera, fatta con il cuore, che entra nell’anima e la ripulisce dalle sovrastrutture culturali per “sentire”: il bello, la vita, il senso di comunità.

E tra tutti i brani di “Furèsta”, che si dipanano con naturalezza durante il concerto, come se fossero già stati suonati migliaia di volte, c’è anche qualcosa del lavoro precedente, perché come ci dice lei stessa: forse molti di voi mi hanno conosciuta solo da poco, ma io in realtà come La Niña esisto dal 2019 , e ho tanti altri brani da proporvi, e lo fa anche con versioni completamente ri-arrangiate per questo ensemble, e per questo presente, dove si sente sicuramente maturata rispetto agli esordi.

Un concerto de La Niña è un atto di seduzione in musica. Seduce le nostre orecchie, e il nostro sentire. Non perdetelo, è il miglior live del momento.
Articolo e foto di Francesca Cecconi
Set list La Niña live Firenze 6 novembre 2025
1. ‘O ballo d’ ‘e ‘mpennate
2. Ahi!
3. Oinè
4. Chiena ‘e scippe
5. Mammamà
6. Respira
7. Salomè
8. Fortuna
9. Pica pica
10. Maruzzella (Renato Carosone cover)
11. Tremm’
12. Guapparìa
13. Figlia d’ ‘a tempesta
14. Storia di Afrodite
15. Chiena ‘e scippe (versione demo)
16. Manalonga
