Pisa, 6 settembre. È finalmente giunto il giorno in cui mi sono trovata al cospetto, a pochi centimetri, dal pollicione che incute soggezione a tutti i bassisti, e anche agli innamorati della buona musica. Nientemeno che Mark King, fondatore dei Level 42. E attaccato al pollicione ho trovato un uomo gentile, alla mano, che si è addirittura staccato il nastro verde che aveva attorcigliato intorno e regalato a una collega fotografa.


E che, insieme al compagno di squadra della prima ora, Mike Lindup, ha concesso alla stampa – in una prestigiosa sala della Scuola Normale – un breve incontro post sound check, che come spesso accade, noi della stampa ci siamo giocato proprio male, con le solite domande banali. Dovevano seguire brevi incontri singoli con due domande ciascuno, ma il tempo purtroppo è volato e i nostri sono dovuti rientrare in hotel.


Poco male, hanno avuto il tempo di rassicurarci che torneranno in Italia con il prossimo tour. In questo tour primavera-estate 2025 che ha toccato varie città europee, solo una tappa nel nostro Paese, in una delle più belle piazze che ci siano al mondo, piazza dei Cavalieri, a chiudere il ricco e intenso cartellone della rassegna “Pisa Summer Knights” prodotta da Live Emotion Group in collaborazione con il Comune e Pisamo (e no, Knights non è un errore, ma un gioco di parole, visto che la rassegna si è svolta nella piazza dei Cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano, fondato da Cosimo I de’ Medici).


Piazza al limite del sold out, e non poteva che essere così, per una band entrata nell’olimpo della musica contemporanea da lungo tempo, e per una data unica tanto attesa. Puntualissimi alle 21, i Level 42, la cui formazione attuale vede oltre a Mark King a basso e voce e Mike Lindup a tastiere e voce, batteria, chitarra e sezione fiati composta da tromba, trombone e sax.


Musicisti bravissimi, in particolare Pete Ray Biggin alla batteria, forse un po’ sottotono solo Nathan King alla chitarra, che sembrava stanco. Batteria che ha ricoperto un ruolo di primo piano, dovendo trovarsi in costante e perfetta sintonia con il motore della sezione ritmica, che in questa band detta il passo a tutti. Biggin si è trovato dunque posizionato in primo piano a bordo palco, con i tamburi rivolti verso il frontman, con il quale il contattato visivo è stato costante, quasi a voler esser pronto a ogni cambiamento o fantasia potesse presentarsi.


Ovviamente il fulcro di tutto il live è stato il basso di King, il pollicione e le altre 9 dita, che sembrano spiritate, per come si muovono con fluidità e velocità, mentre, e vorrei sottolineare, lui canta per buona parte del tempo.

C’è anche lo spazio per un assolo su “Love Games”, ma insomma, a me è sembrato tutto un grande e continuativo assolo! Solo un cambio di basso, a metà concerto, stesso JD ma diverso colore, e dio-solo-lo-sa come quelle quattro corde possano sopravvivere lo strapazzo senza scordarsi in qualche secondo. Credo sia però fondamentale sottolineare l’importanza dell’altro membro fondatore dei Level 42, Mike Lindup. Non solo egregio alle tastiere e al piano, ma anche alla voce: quella vocina in falsetto è l’altro tratto distintivo inimitabile e immediatamente riconoscibile della band. Perfetto e focalizzato, abbandona la sua riservatezza per saltare a bordo palco incitando il pubblico all’inizio e a metà di “Starchild”, un siparietto davvero inaspettato.


Il set di 90 minuti, con poche chiacchiere, ha visto una scelta di brani che ovviamente non poteva non essere offerto al pubblico, con i maggiori successi degli anni d’oro della band, presi soprattutto da “Running in the family”, ben cinque, che hanno fatto cantare tutta la piazza, dove l’età era davvero mista, con – immagino – una gran quantità di musicisti presenti, visto che diversi avevano in braccio il proprio basso, da far firmare a Mark.


Già all’ultimo brano della scaletta il pubblico era tutto in piedi, e finita l’ultima nota di “Hot water” si è riversato a bordo palco, senza pit o casse o cavi davanti, tutto in totale sicurezza, per far fimare vinili, cd, poster, foto, vecchi biglietti di concerti, e, appunto, bassi di ogni marca e modello. Mark, gentilissimo, ha firmato tutto a tutti, e ha continuato a dispensare sorrisi, a stringere mani.


Nessun brano dal loro ultimo (se si esclude il cofanetto “Living it up” con alcuni inediti), e bellissimo, album in studio “Retroglide” del 2006, ma con una chicca finale, “The Sunbed Song”, unico bis del concerto, uno strumentale portato pochissime volte sui palchi, forse meno di una trentina. Un bel regalo.


L’impressione è che non ci siamo divertiti solo noi pubblico, ma anche tutti i musicisti, sempre rilassati, sorridenti tra loro e verso la piazza, come suonare fosse non un lavoro, uno show che porta il pane in tavola. Ma una ragione di vita, l’essenza dell’arte.
Articolo e foto di Francesca Cecconi
Set list Level 42 Pisa 6 settembre 2025
- Intro
- Heaven in my hands
- To be with you again
- Running in the family
- Heathrow
- The sun goes down
- Children say
- It’s over
- Love games
- Kansas city milkman
- Starchild
- Something about you
- Lessons in love
- The chinese way
- Hot water
- The sunbed song
