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Little Pieces Of Marmelade, Roma

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Little Pieces of Marmelade live Torino

Lo show del duo dovrebbe essere studiato come perfetto esempio di reinterpretazione del linguaggio Rock di metà anni Venti

Il 19 dicembre i Little Pieces of Marmelade, uno dei progetti più interessanti della scena alternative rock nostrana, si sono esibiti sul palco del Capodoglio, locale torinese affacciato sulle rive del Po, nonché punta di diamante del Rinascimento della storica zona dei Murazzi. Li aspettavamo dal vivo per presentare i loro nuovi lavori, “Mexican Sugar Dance” e “404DEI (Errore degli Dei)”.

Svegliarsi dal sogno: i Murazzi sul Po

I Murazzi sul Po sono stati, per più di trent’anni, il cuore pulsante della “Torino che non dorme mai”. Utilizzati a partire dal XIX secolo come rimessa per le imbarcazioni o come magazzini destinati a pescatori e lavandai, tra gli anni Settanta e Ottanta i vecchi locali vennero riqualificati, con lo scopo di essere destinati ad accogliere studenti, musicisti e artisti della scena underground sabauda, fino a diventare il simbolo della Movida durante gli anni Novanta e per tutto il primo decennio del nuovo millennio: il Gianca, Puddhu Bar e Dottor Sax sono solo alcuni dei tanti club che, in questo contesto, hanno fatto la parte del leone nella storia della vita notturna torinese.

L’atmosfera che si respirava era quella eccitante e carica di aspettative di un luogo magico dove qualsiasi cosa sarebbe potuta accadere, attirando regolarmente le allora giovani leve della Generazione X e Millennial le quali, ipnotizzate come falene dalle luci al neon che accoglievano gli astanti in localini spesso microscopici, finivano per vedere l’alba specchiarsi sulle acque del Po, ondeggiando tutta la notte al ritmo della musica più hip di quegli anni.

Ma come ogni bel sogno, anche quello dei Murazzi era destinato ad affrontare la grigia realtà: nel 2012, un’inchiesta della magistratura riguardante irregolarità amministrative, rumore eccessivo e occupazione di suolo pubblico portò alla messa sotto sequestro della maggior parte dei club, senza contare la spada di Damocle rappresentata dallo stesso fiume Po, che con la sua furia ha travolto più volte nel corso degli anni tutta la zona causando danni ingenti, con il risultato di scoraggiare anche chi avrebbe potuto permettersi di investire capitali per regolarizzare la posizione del proprio locale.

Ora, dopo anni di abbandono, finalmente si comincia di nuovo a vedere una luce in fondo al tunnel: è in corso, infatti, un progetto di rigenerazione dei Murazzi finanziato con i fondi del PNRR, che dovrebbe portare ad un polo pubblico con hub culturali e il ritorno della navigazione fluviale con battelli elettrici nuovi di zecca; il mood sarà sicuramente diverso da quello degli anni d’oro, ma per lo meno questa potrebbe essere l’occasione per dare nuova linfa vitale a uno dei luoghi più affascinanti e allo stesso tempo controversi della nightlife del Nord Italia.

La venue: il Capodoglio

Ed è in questo contesto che si colloca il Capodoglio, che dalla sua inaugurazione nel 2023 è rapidamente diventato uno dei locali simbolo – insieme al Magazzino sul Po e al Porto Urbano – della rinascita dei Murazzi. Situato sulla riva sinistra del fiume negli stessi spazi che un tempo ospitavano l’Alcatraz, è un curatissimo club dove si alternano Dj set, stand-up comedy, incontri letterari e musica dal vivo: l’impronta data al locale non è una sorpresa, visto che tra i nomi coinvolti nella gestione dello stesso ci sono il musicista Willie Peyote, il comico Luca Ravenna e il politico nonché fondatore della casa editrice “People” Pippo Civati.

Appena entrati, l’occhio è subito colpito dall’arredamento curato e suggestivo, con protagonista il lungo bancone del bar, reso caratteristico da una miriade di bottiglie contenenti galleggianti da pesca, che affianca sulla destra gli ospiti mentre si dirigono verso la zona palco, ricavata da una nicchia in mattoni rossi situata in fondo alla sala. Ed è proprio nello spazio tra il bancone e il palco che DD e Frankie Wah, i Little Pieces of Marmelade, sono impegnati a scambiare le ultime chiacchiere con amici e conoscenti, prima di farsi strada in mezzo ai presenti per salire, finalmente, sullo stage del Capodoglio.

Il live

Il suono della chitarra di Frankie in larsen, simile a quello del postbruciatore di un jet sparato fuori direttamente dagli amplificatori, fa capire ai presenti su quali coordinate si muoverà la serata, ancora prima che il groove rockeggiante dell’opener “MTV” riempia ogni angolo dello spazio sonoro, seguita a ruota dalla litania indemoniata di “Nello spazio respiriamo”: in questi primissimi brani, la voce di DD risulta essere leggermente in secondo piano rispetto al muro di suono prodotto dagli strumenti, ma è un problema che viene risolto dal mixer in tempi brevi e che non va a inficiare in nessun modo la qualità dell’esibizione.

Anzi, proprio la duttilità del vocalist risulta essere uno dei punti di forza del duo marchigiano anche nel contesto live, in grado di passare, apparentemente senza sforzo, da linee vocali blueseggianti e piene di pathos come quella di “Fame” alle invettive nervose strillate nel microfono di pezzi come “404DEI (Errore degli Dei)”.

Ciò che salta all’occhio da subito è l’abilità dei Little Pieces of Marmelade di traslare efficacemente i loro brani da disco a live, pur essendo solo in due a suonare, senza sequenze o altri musicisti sul palco a dare una mano: di sicuro, a monte c’è un attento lavoro di sintesi in fase di arrangiamento, ma è comunque strabiliante pensare a quanto non si senta assolutamente la mancanza di synth e altri suoni in grado, a volte, di “riempire i buchi”, sostituiti dall’intelligenza degli incastri ritmici tra chitarra e batteria e soprattutto dalla potenza di fuoco che questi due ragazzi sono in grado di sprigionare mentre suonano i loro strumenti. “Daniel J” è un ottimo esempio di questo concetto, e ancora di più lo è “Sonic Bloom”, forse il pezzo scarnificato maggiormente rispetto alla versione da studio, ma che non perde comunque una briciola di potenza, complice il feel proiettato in avanti della batteria e il suono acido della chitarra suonata in ottavi vicino al ponte.

Architetti sonori

Il lavoro di Frankie è sinceramente impressionante. La sei corde perde le sue caratteristiche più classiche per trasformarsi nel Deus ex-machina attraverso il quale vengono dipinti gli elaborati paesaggi sonori propri delle canzoni dei Little Pieces of Marmelade, per cui lo strumento, grazie a un intelligente utilizzo degli effetti, va a riempire le frequenze solitamente riservate al basso (“Doomy”) o alle tastiere, complice in questo caso un delay granulare in grado di produrre sonorità eteree ed avvolgenti: ascoltare per credere il tema cristallino di “D33pthroat” o la lussureggiante “Akane”, sul finire della quale il musicista crea un fade out “artigianale” andando ad agire direttamente sulle manopole degli stomp boxes, inginocchiato davanti alla pedaliera come uno sciamano elettrico.

È un approccio alla chitarra quasi fantascientifico, caratterizzato da un virtuosismo sottile, più vicino al ruolo di architetto sonoro di un Jonny Greenwood che a quello del guitar hero alla Steve Vai, con qua e là tocchi poetici in stile Frusciante e una violenza serpeggiante che spaventerebbe il metallaro più agguerrito, travolto da una valanga di riff scolpiti con precisione da un suono distorto moderno e originale.

I due musicisti parlano poco e suonano tanto: il dialogo diretto con il pubblico è raro, limitato a un breve discorso di DD sul sogno, realizzatosi, di aver fatto uscire due album nello stesso anno e poco altro; preferiscono decisamente comunicare il proprio sentire con la musica, come quando in “QNew” il chitarrista canta le strofe direttamente nei pickup del suo strumento, senza dimenticare le tinte Noise di “Bitch (god is Sexy)”, caratterizzata dal dialogo tra le due voci nel ritornello e dalle bordate sonore con le quali batteria e chitarra bombardano il pubblico.

Per la conclusiva “Man Killed by the Hero”, Frankie si mette al collo una chitarra da mancino, impugnata però da destro: dopo una prima parte quasi western, il brano decolla in una sezione sperimentale ad alto contenuto di distorsione, dove DD intona un mantra ipnotico al microfono, mentre il chitarrista spreme dal suo strumento ogni singolo suono possibile, per salutare infine i presenti con un devastante riff in terzine. 

Outro

Lo show dei Little Pieces of Marmelade dovrebbe essere studiato come perfetto esempio di reinterpretazione del linguaggio Rock di metà anni Venti: la grinta e la perizia tecnica dimostrate sul palco sono la colla che unisce sonorità fuori dagli schemi a una profonda conoscenza degli stilemi del genere, la quale permette al duo marchigiano di decostruirne i cliché con rispetto manipolandone le caratteristiche essenziali senza snaturarle.

Non serve un’intera orchestra per fare rumore. Serve solo il giusto groove e la giusta intenzione, diceva Prince. Dopo aver visto un live dei Little Pieces of Marmelade non si può che essere d’accordo.

Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio

Set list Little Pieces of Marmelade 19 dicembre Torino

  1. MTV
  2. Nello spazio respiriamo
  3. Canzone 10
  4. Daniel J
  5. Vertigo
  6. 404DEI (Errore degli Dei)
  7. Path of Glory
  8. Sonic Bloom
  9. Fame
  10. D33pthroat
  11. Digital Cramps
  12. QNew
  13. Bitch (god is Sexy)
  14. Doomy
  15. Akane
  16. One Cup of Happiness
  17. Man Killed by the Hero

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