Anche quest’anno siamo tornati a Piacenza al Low-L Fest che si riconferma una realtà importante per la musica di genere hardcore, punk rock e alternative, con tante band italiane e nomi significativi dall’estero. Si comincia venerdì 19 giugno, fin dai primi momenti di apertura c’è già qualche anima pronta a ascoltare fin da subito i primi gruppi. Il sole è schiacciante, ma il festival è ben organizzato, oltre alle birre e qualche energy drink, c’è la possibilità di dissetarsi gratuitamente e senza limiti. C’è lo spazio per stand DIY che vendono i progetti più disparati, bancarelle di vinili e non può mancare ovviamente la zona cibo la cui scelta è ricaduta su un menù totalmente vegano, scelta molto apprezzata da noi di Rock Nation, che sosteniamo questa scelta anche nella musica dal vivo.
Quarantena




Aprono le danze del festival suonando nel second stage i Quarantena, una band originaria della provincia di Cuneo che suona dal 2005. Fanno punk in italiano e sono molto legati alle sonorità della sponda californiana classica. I primi arrivati vengono subito a sentire il gruppo cantare in modo ironico e non, di situazioni molto legate alla loro personale “realtà”. I brani che portano si suddividono nelle ultime due uscite, rispettivamente “I Miei Idoli” (2015) e “Scrivo Il Niente” (2023).
Six Impossible Things




La responsabilità di inaugurare il main stage è dei Six Impossible Things. Il primo gruppo che porta sul palco un’importantissima quota femminile, che vedremo essere finalmente molto presente all’interno di questo festival. In un contesto molto hardcore e arrogante come questo del Low-L sicuramente loro si fanno spazio con i loro brani delicati ma incisivi. Le sonorità ricordano i Delta Sleep meno tecnici e le parole si amalgamano perfettamente alle scelte stilistiche musicali.
Shizune





Torniamo nel cosiddetto palco piccolo perché è il turno degli Shizune. Band storica del genere che produce hardcore allo stato brado. Il mood generale ricorda davvero quello di una giungla, i membri tutti scalzi e come sempre il cantante in mezzo alla gente che non ha alcun timore di gridare in faccia al pubblico. I suoni sono potenti, il basso fa quasi da strumento principale, prepotente e i presenti sono davvero carichi di trovarsi davanti, nuovamente, questo gruppo che non tramonta mai. I brani che portano appartengono alle loro varie pubblicazioni e quindi come classica abitudine, alternano i testi in italiano, a quelli in inglese e in giapponese.
Raein





Se si pensa agli Shizune quasi è automatico aspettarsi chi viene dopo, ovvero i Raein, un altro gruppo speciale a cui tantissimi sono legati e che salgono sul palco del main stage. Capisaldi della scena post hardcore italiana, la forza regge tutta sul sentimento e l’intensità con cui ogni componente si muove e si esprime. Come uno spettacolo in prima serata, il pubblico aspettava questa esibizione e infatti sono già tanti i presenti di fronte al palco. Nonostante un particolare elemento non fosse entusiasta del concerto, con cui il cantante si è ironicamente scusato abbracciandolo, gli animi sono caldissimi, soprattutto sugli ultimi pezzi che coronano un concerto di una bellezza quasi irripetibile.
Haywire


Gli Haywire arrivano sul palco come dei treni, è hardcore punk nudo e crudo servito in faccia alla gente. Arrivano da Boston e affondano le loro radici nei ritmi serrati del punk e del beatdown, talmente d’impatto da essere stati portati in tour da niente di meno che i Dropkick Murphys, con cui hanno anche recentemente pubblicato uno split, il 17 Marzo 2026, intitolato “New England Forever”. La gente non ha paura del caldo e rende il concerto già di per sé aggressivo un bagno di sudore, salendo sul palco e facendo stage diving, sbracciando e moshando.


Il cantante è assolutamente perfetto nel coinvolgere il pubblico, oltre che richiamarlo a voce entra fisicamente in contatto con le prime file. Nonostante il ritmo sia serrato, si trova il tempo anche per mandare dei messaggi importanti. La band tiene a parlare di tematiche delicate, come la depressione e le conseguenze che ha sulle persone a noi vicine, spingendo chiunque stesse affrontando un periodo difficile ad aprirsi e non sentirsi solo facendo riferimento al bell’ambiente del Low-L che accomuna tutti sotto la stessa passione. Idem per quanto riguarda il rimanere in contatto con chi ci è caro, collegandosi ad una loro canzone “Always By My Side”, dedicata ad un suo amico d’infanzia.
Nothing


È il momento degli headliner della giornata, gli storici e inimitabili Nothing. Una band che ha dovuto portarsi sulle spalle la responsabilità di essere una colonna portante del genere shoegaze fin dalla loro prima pubblicazione “Guily Of Everything” del 2014. Giusto il 27 febbraio di questo anno è uscito il loro nuovo disco “A Short History Of Decay”, tramite cui Domenic Palermo ha deciso di raccontare il personale decadimento, fisico e non solo, degli ultimi tempi e la pesantezza dell’affrontare questo delicato della sua vita. Anche questa pubblicazione ha avuto un grande successo, affermando ancora una volta la costante crescita e affermazione di questo gruppo.


Di questo album ci portano cinque brani, che ci raccontano di una malattia lenta, quella del cantante con accezioni dolorose che richiamano i tremori che questa gli causano e, come dice lo stesso titolo, del lento decadimento della persona che si trascina nel tempo. Ascoltiamo per prima “Toothless Coal”, seguita da “Cannibal World”, la title track “A Short History Of Decay”, “Purple String” e “Never Come Never Morning”. Il resto della scaletta si compone di brani presi dal loro disco di debutto, insieme a “The Great Dismal” e “Tired of Tomorrow”.


È un concerto in cui era impossibile non immergersi, la gente ha occhi e orecchie solo per loro che creano un’atmosfera fatta di momenti graffianti, alternati a minuti di solo strumentale ed elettronica che creano un clima per così dire sognante. “July The Fourth” che fa parte dell’album split con i Whirr viene seguita da “Downward Years To Come”, che è una title track, terminando in Vertigo Flowers.
Dendrophilia



Quest’anno al Low-L hanno deciso che non saranno gli headliner a chiudere le serate ma, come un after party, faranno un ultimo breve concerto nel second stage che accompagnerà gli ultimi presenti alla chiusura. Il primo giorno ascoltiamo le Dendrophilia, un trio tutto al femminile di musica stoner, con accezioni slaughter. Suonano e cantano tutte e tre, batterista compresa. Hanno una forza interessante, rumorose e caotiche nella miglior accezione possibile per un’ottima conclusione di questo primo giorno di Low-L.
Articolo e foto di Giulia Bui
Set list Quarantena
- Scrivo Il Niente
- Epoca Dei Robot
- Altipiano Bis
- Vicolo Miracoli
- Montagne
- Sisifo
- Notre Dame
- Abisso
- Il Cielo E’ Qui
- Genova
Set list Shizune
- Dreamers+Dance
- Kamchatka
- Vesper
- Aestheticism
- Roland Garros
- Introduzione
- Petit
- Akihabara
- Kairos
- Notes
- Impossible
- Telefono
Set list Haywire
- Hang Up The Telephone
- Summer Nights
- Boot Boys
- Get 2 Steppin
- Haywire
- Poser Disposel
- White Trash
- Depressed
- Henchmen
- Clock Tower
- Boot Party
- Love Song
- Always By My Side
- Shed
- Like a Train
Set list Nothing
- Toothless Coal
- July The Fourth
- Downward Years To Come
- Hymn To The Pillory
- Cannibal World
- Famine Asylum
- April Ha Ha
- A Short Story of Decay
- Purple String
- Never Come Never Morning
- Vertigo Flowers
