Domenica 21 giugno è il giorno di chiusura memorabile per questa importante realtà piacentina, che anche quest’anno si è affermata come uno dei festival di riferimento per la heavy music nel nostro paese. Come per i giorni precedenti, ci troviamo al Too Piacenza ed oggi è il turno di Gom Jabbar, My Bicycle Keys, The Frog, Confine, LESLIExNIELSEN, Ozone Dehumanizer, Show Me The Body e Stress Position.
Gom Jabbar




Gli ultimi concerti di questa domenica di giugno si aprono con i Gom Jabbar. Un duo che si è formato dall’unione di Federico Trimeri (Stormo) e Fabio Bortolotti (Kenobi). Propongono un cyberpunk aggressivo, suonando una chitarra e, letteralmente, un vecchio gameboy color riadattato a strumento musicale. Sicuramente qualcosa di innovativo che mescola i suoni classici della chitarra, a quelli più sperimentali di un gameboy.
My Bicycle Keys




Giovanissimi e carichissimi sono i My Bicycle Keys, band che gioca in casa poiché originaria di Piacenza. Portano sul palco delle sonorità molto punk che si uniscono a quelle grunge e alternative legate agli anni ‘80. Con dei ritmi piuttosto serrati sono loro che aprono le porte al main stage.
The Frog



Arriva il turno del secondo gruppo per il second stage, tocca ai The Frog. Rispetto ai precedenti Gom Jabbar, loro rimangono molto più sul classico, portando un Punk Hardcore potente e tradizionale. Anche loro sono un duo, uno al basso e uno alla batteria, il primo dei due che viene trattato come se fosse una chitarra, distorta e prepotente.
Confine



Veneziani, sono in cinque e non hanno bisogno di presentazioni. I Confine sono una band di riferimento e di spicco per la scena underground del genere hardcore. Portano sul palco la loro ultima uscita, che risale al 12 giugno “Di verdi prati, cieli azzurri, genocidi e altre diavolerie” e che, come il buon Punk comanda, è un ep di protesta e rivolta.
LESLIExNIELSEN





In questo bill non potevano sicuramente mancare i violentissimi LESLIExNIELSEN. Il gruppo propone un genere che mette insieme sfaccettature di Hardcore Punk, Black Metal e Post Hardcore. Molto conosciuti ed apprezzati nella scena, il second stage ci mette un attimo a riempirsi e scaldarsi. Il loro genere, definito “Blackened Crust Punk” si riversa aggressivo sul pubblico, con tante tracce appartenenti alla loro ultima uscita “Ludopatic Crimes)” del 22 maggio 2026.
Ozone Dehumanizer



C’è spazio anche per il Rap in questo Low-L che chiama ad esibirsi Ozone Dehumanizer, un rapper che fonda le proprie radici nell’Hardcore, nel Death e ha forti contaminazioni da Black Metal. Di origini pugliesi, per chi non lo conosce è sicuramente una bella sorpresa e qualcosa di molto diverso rispetto a quanto ci hanno abituato ad ascoltare in questi giorni. Le sue produzioni sono caratterizzate da suoni violenti a cui si accompagna una voce forte e prepotente. È assolutamente capace ad intrattenere i presenti, che non gli staccano gli occhi di dosso, i primi della fila cantano con lui e lo raggiungono fisicamente. I suoi testi toccano i temi della disumanizzazione da parte del sistema, come dice il suo stesso nome d’arte, della critica sociale per cui utilizza termini e metafore che creano immagini molto forti. L’ultimo album è stato pubblicato il 10 aprile 2026, dal titolo “Darker Medieval Times” che è proprio una citazione all’album che lanciò sulla scena la band black metal norvegese Satyricon e che rende quindi chiaro quali siano i suoi riferimenti.
Show Me The Body



È tempo degli headliner che chiudono ufficialmente le esibizioni sul main stage: parliamo degli Show Me The Body. Direttamente da New York, questa band è ormai un punto di riferimento per l’Hardcore Punk perché dal momento della loro fondazione hanno cambiato le carte in tavola e ne hanno ampliato la visione. Il cantante, Julian Cashwan Pratt, è famoso per suonare un banjo che è uno strumento insolito nel loro genere. Viene “elettrificato”, distorto tanto da farlo diventare una chitarra molto particolare. Il bassista invece, Harland Steed, porta con sé un basso che occupa tanto spazio musicale e che rende il concerto greve e potente. La batteria appartenente a Nijol Benjamin è molto dinamica; non suona mai solo Hardcore, non suona mai solo veloce e questo rende il concerto elastico e non ripetitivo, in grado di respirare ed essere importante nello stesso momento.



La loro scaletta ci parla di un’esibizione legata al passato, partendo dal loro album di debutto “Body War” da cui prendono la title track e e “Tight Swat” per poi portarci le tracce di “Dog Whistle” di cui possiamo ascoltare “Madonna Rocket”, “Camp Orchestra”, “Arcanum” e USA Lullaby”. Ci proiettano anche nel futuro, poiché del loro nuovo disco in uscita il 10 luglio 2026, suonano “No God”, “Dance in the USA”, “Eat For Peace” e “Do What’s Right (Happy)”.
Stress Positions





Sempre per la serie “concerto-after party” caratteristica di questo Low-L, questa domenica troviamo gli Stress Positions. Se prima sul main stage abbiamo assistito ad un concerto dinamico nel senso di molto vario e non full-hardcore, stavolta ci troviamo davanti a dei ritmi serrati, velocissimi e molto legati al power violence. Le canzoni sono brevi e continue, la voce della cantante è un assalto e la sua presenza scenica è ciò che li rende ancora più memorabili. Potremo definirli la botta finale per concludere in bellezza questi tre giorni intensi di musica.
Al termine del Low-L Fest 2026 possiamo con certezza dire che il suo valore non si misura soltanto basandoci sulla musica dal vivo e dai nomi che sono stati portati sul palco. Certo, abbiamo assistito a concerti memorabili, scoperto gruppi emergenti e ritrovato vecchi nomi a cui siamo legati, ma fermarci solo a questo sarebbe riduttivo. In un momento storico in cui tutto ciò che si valuta sono i numeri da social, l’essere sempre e costantemente attivi per favorire le logiche di mercato, realtà DIY come il Low-L ci ricordano che i concerti possiamo ancora viverceli nella maniera più spontanea possibile, tenendo a mente che sono dei puri momenti di condivisione insieme a persone che hanno la nostra stessa passione.
Articolo e foto di Giulia Bui
Set list Gom Jabbar:
- Intro
- Pimpumpam
- Hack Yourself
- Ready For The Apocalypse
- Copyfight
- Don’t Buy Nothing
- Fuck Your Phone
- No Followers
- Bullshit Jobs
- Una Bomby
- Sbram Godflesh
Set list My Bicycle Keys
- Heart
- Flesh
- Deep Cut
- I Hope
- Parasite
- Wardrobe
- Fear//Consume
- Machines
- Luce
Set list Confine
- Hey Siri
- Hollywood Hardcore
- Salve Regina
- Nel Paese Dei Ciechi
- Confine Country Club
- I R A
- Stanislavskij
- Kali Yuga
- Via Jesi
- Verdi Prati
- Tutorial
- Homo Inhabilis
- Medicina
Set list LESLIExNIELSEN
- Back in Miami
- Movimento Sexy / Al Capestro
- I Wanna Dance
- Mango Prejudice
- Juice of Mango
- Road Rage
- Tragedy
- Tè Freddo
- Dysthymia
- Wasol
- Yodel
Set list Stress Positions
- Sadistic
- Nakba
- Blood $
- SOS
- Salbahe
- Sycophant
- Harsh
- Hand 2 Mouth
- No Simpathy
- Ganda
- Ode
- White Leech
- Human Zoo
