Mercoledì 2 settembre Mister Wolf Events ha portato a Mantova, all’Esedra di Palazzo Te, lo spettacolo di Luca Carboni. Un concerto che resterà nel cuore delle tante persone presenti all’Esedra per un’esibizione dove il lato umano è stato il collante di un repertorio artistico di grande spessore. Inutile nascondere quello che tutti sappiamo, e cioè le difficoltà vissute da Luca Carboni che, con tanta forza e grande coraggio, ha messo su un palco il suo corpo con tutta la sua fragilità, la sua umanità e la sua grande forza di volontà. Un artista vero, anche in questa capacità di affrontare un tour e, di sera in sera, platee pronte ad abbracciarlo. Ma sia chiaro, un abbraccio che resta comunque figlio di un legame vero con la sua proposta artistica, e cioè canzoni che, anche nel suo caso, hanno accompagnato quattro decenni di vita del Bel Paese. Nessuno era all’Esedra, e credo di poter dire la stessa cosa per le altre date, per salutare Carboni, e neppure per dargli una simbolica pacca sulla spalla. Niente di tutto questo.

Carboni, da parte sua, non è venuto a Mantova per cercare consolazione, e ha dunque messo in scena un vero spettacolo, un concerto di 21 canzoni, i suoi grandi classici, colonna sonora di una generazione che si collocava a metà fra impegno soft e disimpegno – mi si passi il termine – cazzaro. I testi di Carboni, e soprattutto quelli dei primi tre album, spina dorsale di questo tour, sono l’eredità di una scuola, quella bolognese, che ha dato tanto alla musica d’autore italiana. “…intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film” del 1984, “Forever” del 1985 e, soprattutto, “Luca Carboni” del 1985, che insieme sono presenti in scaletta con 8 brani su 21, sono album magnifici, dove il Nostro si inseriva in una tradizione che pescava dalla scrittura di Dalla e dai temi intimi di Guccini. Poi sappiamo tutti come è andata, ma dobbiamo anche considerare che erano gli anni ’80, e non più i magici ’70. Dunque, la concessione al nascente showbiz era quasi d’obbligo.
Il risultato è un concerto a due marce, con un Carboni molto ispirato sui brani storici, quelli attenti alla parola e al significato, e più affaticato sui brani pop, quelli che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico. Canzoni che, ce lo ricordiamo, parlavano di un divertimento ancora sano, fatto di moto, mare, amore, belle donne, solitudini, delusioni. Una narrazione disimpegnata, dove il suono meno cantautoriale, e più pop, esigeva un fisico bestiale. Oggi quel Carboni, vuoi per le contingenze, vuoi per una maturità artistica che fa il paio con gli inciampi della vita, non c’è più.
Il suo pubblico invece c’è ancora, e in parte esige anche quel Carboni, ma lui, con grazia e delicatezza, fa capire che si trova più a suo agio in canzoni come “Caro Gesù”, un testo vicino alla poetica di Dalla, che va riscoperto, “Farfallina”, la “Buona notte Fiorellino” che, però, ce l’ha fatta, e ha decisamente superato l’originale, e il grande classico “Silvia lo sai”. Anche “Fragole buone buone” e “Ci stiamo sbagliando”, materiale per fan d’annata, sono canzoni che vengono rinfrescate da un Carboni a suo agio proprio su questa parte del suo repertorio. Lo ripeto, perché sia chiaro: l’essere a suo agio non è dovuto solo alla contingenza, ma anche ad una maturità artistica che ha portato Carboni ad essere un cantautore capace di un sano percorso di involuzione. Da sex symbol soft, bravo ragazzo che tutte le mamme avrebbero voluto in casa al fianco delle giovani fanciulle in fiore, a coscienza di una generazione e che, a conti fatti, non ha tratto vantaggio da nessuna di quelle due condizioni. L’essere bravi ragazzi e brave ragazze non ha portato da nessuna parte, come d’altronde l’essere il principe azzurro desiderato o la fatina rosa attesa all’altare.

Così, al netto di evidenti difficoltà dettate dalla contingenza, ma sorrette da una band superlativa, dove spiccano anche alcuni musicisti di Vasco Rossi (senza, però, il fedele Pastano), Carboni fa capire che il pubblico va comunque ringraziato per anni di successi. L’album generazionale “Carboni” è dunque rappresentato da cinque hit che oggi fanno davvero invidia a qualsiasi cantantuccio di consumo. Avere nello stesso disco, e poi in scaletta, “L’amore che cos’è”, “Mare mare”, “La mia città”, “Le storie d’amore” e “Ci vuole un fisico bestiale”, con la quale ha chiuso lo show, fa capire che un tempo la musica disimpegnata era comunque capace di diventare popolare e raccontare un sentire comune e popolare, anche se settoriale. Questo aspetto lo si è percepito fra il pubblico, capace di dare vita a momenti di vera gioia, che sono arrivati sul palco e hanno dato valore aggiunto ad un artista che ha messo in gioco tutto se stesso, per tutta la sera, senza nascondersi in nessun modo.
Spazio anche a “San Luca”, duetto scritto con Cremonini, brano che profuma di tradizione emiliana. Bologna, la sua Bologna, è una regola, come è noto – dal titolo di una sua famosa canzone, messa in scaletta giusto prima del grande classico “Mare mare” – e l’amore per la sua città traspare ovunque, come d’altronde quello stile di vita emiliano che, forse, oggi è comunque distante. Guccini lo aveva condensato nella sua “Bologna”, definita non a torto “Parigi minore”, mentre Carboni non perde occasione per raccontare come quella città sia parte dell’essenza della sua umanità. Anche questo aspetto è importante perché quella città, quello stile di vita, quel sentire, sono parte di un modo d’essere che ha caratterizzato prima la vita di Guccini e di Dalla, e oggi di Carboni e di Cremonini, cantautori diversi dai primi due, ma eredi di un modo di far musica genuino, vero, onesto e sincero, che passa, arriva al pubblico e fa stare bene.
Ed ecco che, se Carboni appare comunque affaticato in molti momenti dello spettacolo, la sua anima è ancora capace di suscitare vere emozioni. Questo ha reso il tutto davvero molto bello, e anche se un poco d’amaro in bocca può restare per via del destino che incombe su ognuno di noi, allo stesso tempo si esce da quel concerto con la consapevolezza che un momento di condivisione è sempre e comunque carico di bellezza, e può aiutare a vivere meglio, anche se per poco. Di questa magia Carboni è capace, arte appresa grazie ad un modo d’essere e di fare musica che oggi non esiste più.
Articolo di Luca Cremonesi
Foto courtesy Mantova Summer Festival
Set List Luca Carboni 2 settembre 2026 Mantova
- Primavera
- Sto pensando
- Ci stiamo sbagliando
- Fragole buone buone
- Sarà un uomo
- Caro Gesù
- La mia città
- Chicchi di grano
- Inno nazionale
- Mi ami davvero
- L’amore che cos’è
- Le ragazze
- Le storie d’amore
- Farfallina
- Silvia lo sai
- Luca lo stesso
- San Luca
- Bologna è una regola
- Mare mare
- Vieni a vivere con me
- Ci vuole un fisico bestiale
