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Lupo live Roma

Meglio farsi male, crescere. Sbagliare, ripartire, lasciarsi andare: il coraggio del cantautore indie-pop romano

Ognuno si porta dietro le proprie ferite: per quelle un po’ più impegnative c’è, forse, da imparare a conviverci, per i tagli superficiali potrebbero bastare dei “Cerotti”. È con l’idea di fornire un palliativo che nasce, a distanza di due anni dall’ep “Scarabocchi”, il primo full-lenght di LUPO, all’anagrafe Lupo De Matteo, classe 2001.

Ogni pezzo, un cerotto – per lenire una ferita, un turbamento – una scatola piena da cui attingere, senza sensi di colpa, tra sonorità elettroniche, rock e urban. E nel concerto dello scorso 24 aprile, all’Alcazar di Roma, LUPO di questi “cerotti” ne ha distribuiti a palate. Con energia, pause introspettive, presenza.

Sul palco, frammenti di vita quotidiana. Uno stage allestito come una camera: suona la sveglia, ci si veste, si fa colazione – si gioca alla Play – tra notifiche di messaggistica istantanea, apatia, colpi di genio, crisi esistenziali. Perché LUPO parla in modo diretto alla Generazione Z, ma i riferimenti culturali, a cominciare dai poster appesi di “Ritorno al futuro”, “Star Wars” e dei Nirvana comunicano, per forza di cose, anche a quella precedente che trova delle coordinate.

“23” racconta di un limbo, un’età fatta più di piccoli passi che di grandi salti. D’altra parte, se a fine anni Novanta i Blink-182 cantavano Nobody likes you when you’re 23 / And are still more amused by TV shows / What the hell is ADD? / My friends say I should act my age / What’s my age again? / What’s my age again? un motivo ci sarà stato. Tema, questo, ripreso anche in “20”.

Non si risparmia le autocritiche. “MVR D SCHIAFFI” sta, infatti, per “Mi vorrei ricoprire di schiaffi” e, al di là della melodia orecchiabile, parla di pensieri negativi e auto-sabotaggio: Giuro che / Mi vorrei ricoprire di schiaffi / Quando so che poi starò benissimo / Ma finisco ad affondare in tutte brutte idee / Che poi mi faranno stare malissimo.

“NOIA” inizia con un beat suggerito tramite un vocale, incipit di un pezzo dall’andamento pigro tra arte di procrastinare, tecnologia distraente e volontà, ideale, di focalizzarsi. Dubbi, errori che tornano anche nelle relazioni. Come in “DILIVI(Lividi)”, un nome che trae spunto proprio da un refuso, oggi volutamente lasciato come titolo originale.

Dove andare, cosa fare quando le intenzioni tra due persone sono sincere, genuine, ma manca la capacità di comunicare? “DILIVI(Lividi)” è la descrizione di due mondi in collisione, stabilità versus caos. E LUPO la racconta così: Ti ascolterei le ore / Aspettando che ti agiti / E sembri rassegnata / Tutto tempo perso / Siamo incompatibili / Tutte le mie paure / I sogni che mi schiacciano incomprensibili / Aspetteremo il sole / Come due ubriachi / Ci cureremo i lividi.

“SaleSale” tratta con ironia di quanto tutto abbia un prezzo, di identità e mercificazione “perché qui è tutto in vendita” e anche l’autenticità, o quella che viene spacciata per tale, sembra non sfuggire alle regole del mercato. “X100” descrive, con nostalgia, il transito dall’analogico al digitale. E poi brani come “INTERLUDIO”: una ballata tenera dall’atmosfera rarefatta, una danza delicata e impacciata, tra due individui “fuori posto”, dove l’imperfezione diventa dolcezza e la disarmonia, bellezza. Quanto fascino può esserci nell’imperfezione? Celebriamo l’unicità, almeno formalmente, ma poi quando ce la ritroviamo di fronte non siamo in grado di coglierla, di afferrare il valore in quell’essere “fuori posto”: Mentre ti sussurrerò / All’orecchio / Siamo belli belli perché / Fuori posto / Tremo, ho freddo, dentro non mi riconosco / E tu bella bella finché non fa giorno / Poi sparisci. È solo un attimo, ma è più carico di intere settimane.

“IL FIORE” mette in luce la preoccupazione di diventare il riflesso di chi ci ha preceduto, ereditando conflitti e frustrazioni.  “CICATRICI” è, nel suo intento, un pezzo coraggioso e trasversale perché rifiuta l’isolamento come forma di protezione emotiva. In sintesi: meglio a pezzi, con le cicatrici addosso, che integri ma soli. Nell’amicizia, nell’amore, nel rapportarsi all’altro. Anche se non parliamo ma ci guardiamo e basta / Adoro ciò che siamo / Io non ho più paura / Di farmi del male / Quindi se vuoi feriscimi / Lasciami / Con mille cicatrici sul petto. L’ipotetica giornata si conclude così come era iniziata; si ritorna a letto (con la performance di “Buio”, brano contenuto in “Scarabocchi”, così come “Bloccami!”, altra traccia inserita nell’EP del 2024, eseguita durante la serata).

La luce, ormai, si è spenta. Si può dormire, ma anche provare a sognare. LUPO lo fa: si mette le ali addosso, cucite d’oro ma fragili, verso una dimensione onirica e interstellare che lo solleva e, lievemente, lo fa planare sul suo pubblico, intonando “SUPERSONICO”, chiusura dell’album. Cosa resta? Il cantautore indie-pop romano sembra suggerire che affrontare la giornata non sia sempre facile, ma non per questo bisogna avere paura di vivere o rinunciare ai propri sogni. Meglio farsi male, crescere. Sbagliare, ripartire, lasciarsi andare. Farlo insieme anche, e soprattutto, quando non si è perfetti, perché è in quei limiti irrisolti che si costruiscono i legami più forti. Con gli altri e con noi stessi.

Articolo di Antonella Andriuolo

“CEROTTI” (Sins Records/Imusician), album d’esordio di LUPO, pubblicato il 20 febbraio, è stato scritto insieme a Mattia Micalich, Alessandro Giovannelli e Luca Scarfidi e presentato lo scorso 24 aprile all’Alcazar di Roma; le reference spaziano da Machine Gun Kelly e Avril Lavigne ai Gorillaz, da Bruno Mars ai Coldplay, passando per Calcutta, Gazzelle, Fulminacci, bnkr44, Tripolare, Andrea Laszlo De Simone e Marco Castello. Sul palco con LUPO anche Giovannelly (chitarra), Tommaso Salvucci (basso), Pablo Tardi (batteria). Il concerto è stato aperto dall’esibizione di Spine.  


Track list “Cerotti”
1. 23
2. NOIA
3. MVR D SCHIAFFI
4. SaleSale
5. INTERLUDIO
6. DILIVI
7. X100
8. 20
9. ILFIORE
10. CICATRICI
11. SUPERSONICO

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