Marco Castello è ormai una certezza assoluta quando si parla di live: se suona lui, la venue sarà piena. L’entusiasmo del pubblico, del resto, non è venuto meno neanche dopo l’uscita del suo ultimo album, “Quaglia sovversiva”, che il cantante e polistrumentista siracusano ha pubblicato alla fine dell’anno scorso. L’accoglienza della fanbase si è divisa un po’ a metà: qualcuno lo ha amato, apprezzandone la semplicità produttiva e i testi affilati, qualcuno ha invece rimpianto “Pezzi della sera”, capolavoro del 2023.

Io mi trovo un po’ in mezzo a queste due fazioni, ricordando con nostalgia la perfezione del primo, ma senza mai disdegnare la delicatezza del secondo. Di certo c’è che, dopo aver ascoltato il cantautore più volte durante lo scorso tour, ero decisamente curiosa di scoprire come avrebbe tradotto questa nuova veste sul palco.

La Cavea dell’Auditorium Parco della Musica a Roma il 23 giugno si conferma una cornice splendida per i concerti estivi, anche se il caldo torrido non concede tregua. Il setup sul palco è affollato ma arioso: tre fiati, batteria, chitarra elettrica, basso, percussioni e due tastiere. Al centro c’è “Maccucciu” con la sua inseparabile chitarra acustica, a cui si aggiunge la tromba, new entry di questo tour ma da sempre fedele compagna del cantante.

Se la sezione fiati si conferma fondamentale, la vera sorpresa è l’aggiunta delle percussioni, capaci di donare una spinta e un colore extra a una formazione già rodata e impeccabile. Un ensemble ricco, che permette di valorizzare al massimo le sfumature e gli arrangiamenti live dei brani, aggiungendo un tassello prezioso rispetto ai tour passati ed evidenziando l’eclettismo di un musicista vero, originale e fresco.

Tutto lo spettacolo ruota attorno alla narrazione e al concept dell’ultimo disco: una storia della liberazione di un’isola colonizzata, un racconto di amore e rivoluzione che si rivela, traccia dopo traccia, il ritratto di un mondo distopico che in realtà tanto distopico non è e che sembra invece essere molto vicino alle cronache dei nostri giorni. Dall’esplosione di “Pompe” al furto d’armi di “Vessenali”, passando per l’amore nato in infermeria di “Mutu E Scippi Coppa” fino alla stesura dell’ “Editto dal Sottoscoglio”, ogni momento viene descritto come una moderna epopea ribelle.

La scaletta, poi, include ovviamente anche i due album precedenti. Pur sacrificando un po’ l’esordio “Contenta Tu” (2021), concede ampio spazio ai brani di Pezzi della sera. Brani storici come “Beddu” “Copricolori” e “Dracme”, così come le immancabili “Torpi” e “Cicciona”, scatenano folli momenti di pogo, salti e delirio collettivo nel parterre della Cavea. C’è spazio anche per i consueti omaggi alla musica brasiliana, da sempre nel DNA di Castello: l’immancabile Gilberto Gil con Funk-se quem puder, e Ma Ma Ma Ma Mãe di Jorge Ben Jor, due momenti di gioia pura.

Quello di Marco Castello è un concerto prodotto bene, suonato bene e “preso bene”; una reazione piccata, divertente e ironica alle ingiustizie sociali. Se il mondo va alla deriva, la risposta di Castello è una rabbia che non distrugge, ma che imbraccia la chitarra acustica e risponde con la forza della bellezza.

L’idea, in fondo, è proprio questa: prendere il bello del mondo e trasformarlo in un’arma. È questa l’essenza di un live caloroso, trascinante e divertente, che sa essere a tratti malinconico e un attimo dopo una festa totale. Insomma, Marco Castello si conferma una garanzia assoluta: impossibile restare delusi.
Articolo di Marta Mazzeo, foto di Beatrice Fraioli

Set list Marco Castello 23 giugno 2026 Roma
- Pompe
- Vessenali
- Nascondigli
- Mutu e Scippi Coppa
- Editto dal Sottoscoglio
- Cicciona
- Fare Ninna
- Narrazione
- Chiuvìti/Nun Chiuvìti
- Eureka
- Polifemo
- Empireo Dei Risolti
- Dracme
- Funk-se quem puder (Gilberto Gil cover)
- Torpi
- Pipì
- Beddu
- Ma Ma Ma Ma Mãe (Jorge Ben Jor cover)
- All’Acqua Ghiacciata
- Scoglio Volante
- Melo
- Copricolori
