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Metallica live Bologna

Quasi 48mila membri della Metallica Family si sono ritrovati allo Stadio Dall’Ara per celebrare ancora la band metal più seguita di sempre

Mercoledì 3 giugno, Bologna, Stadio Renato Dall’Ara, questa la location scelta per la seconda tappa italiana del “M72 World Tour” dei Metallica, che ricordiamo aveva già toccato il nostro paese con la data di Milano del 29 maggio 2024. Un tour mondiale a supporto del loro undicesimo album in studio “72 Seasons” iniziato nel 2023 in Europa ad Amsterdam, e destinato sulla carta a concludersi sempre in Europa, e precisamente a Londra il 5 luglio di quest’anno. Si respira ovviamente l’atmosfera del grande evento e già dalla tarda mattinata l’area intorno allo stadio comincia a riempirsi dei membri della “Metallica Family” come il buon James Hetfield ama definire i propri fan; saranno alla fine circa 48.000 i presenti che pazientemente sotto un caldo sole di inizio giugno riempiranno gradualmente la struttura che accoglie l’oramai famoso parco circolare, co-protagonista – nel bene e nel male – dell’esibizione.

Knocked Loose

Sono comunque sicuramente sono molti meno quelli che alle 18:00 vedono salire sul palco la prima band di apertura, i Knocked Loose, quintetto metalcore americano proveniente dal Kentucky, tre album all’attivo e una carica che neanche il pessimo suono di chitarre, il rullante simil tamburello e le dimensioni del palco che ti invogliano a vagabondare da una parte all’altra, lasciando così solo il batterista come punto di riferimento per lo spettatore, riescono a scalfire.

Anche un non estimatore del genere non può che concordare sul fatto che, con una resa sonora anche solo decente, la band avrebbe scartavetrato lo stadio con facilità; brani brevi, semplici e carichi di un approccio hardcore che non lascia indifferenti, mentre li ascolto ho fissa in testa quella legge non scritta, vecchia ma forse ancora in uso, secondo la quale le band di apertura vengono “d’ufficio” penalizzate nella resa sonora rispetto alla band principale, una affezione che di solito si fa meno pesante di band in band man mano che ci si avvicina verso il set conclusivo.

Gojira

Undici brani, per lo più tratti dal loro ultimo album “You Won’t Go Before You’re Supposed To” del 2024 in quaranta minuti scarsi di concerto e la band saluta il pubblico del Dall’Ara, lasciando il posto ai ben più quotati francesi Gojira che salgono sul palco alle 18:55 e iniziano le danze con “Born For One Thing” brano di apertura del loro ultimo album in studio “Fortitude” oramai risalente al 2021. Il suono è nettamente migliore rispetto a quello della band di apertura, il basso è ancora inudibile ma le chitarre cominciano a essere distinguibili e miglioreranno sensibilmente nel corso del set.

I Gojira sono una band navigata che sa stare sul palco e che si affida sicura al proprio Metal di stampo death-progressive con i fratelli Duplantier come asse portante; il pubblico nel frattempo si è fatto più nutrito e si fa prendere volentieri in braccio dai francesi che lo accarezzano e lo percuotono al tempo stesso con pezzi granitici scolpiti dalla gargantuesca prestazione di Mario Duplantier, batterista dalle enormi capacità e dalla presenza scenica del fratello, cantante e chitarrista, Joseph.

Il set si svolge con l’utilizzo di due batterie ognuna rivolta verso un lato dello stadio, da una delle quali durante un breve solo in concomitanza con il brano “Silverado” il batterista incita la folla a fare più casino possibile aiutandosi con grandi cartelli scritti in italiano creando un divertente e simpatico intermezzo.

Che piacciano o meno, i Gojira in qualche modo espugnano il Dall’Ara per quanto in loro potere; due interventi della cantante franco-italiana Marina Viotti nella cover del classico “Mea Culpa” e  in “The Chant” aiutano sicuramente a conquistare il pubblico, e infine grazie al batterista, sempre lui, che a fine set saluta tutti indossando una maglia dell’Italia. Undici brani, poco più di un’ora di concerto, e anche i Gojira salutano e ci avviciniamo così sempre di più all’arrivo dei quattro cavalieri dell’apocalisse.

The Four Horsemen

Nota a margine, la playlist suonata prima e durante le pause fra le varie esibizione è particolarmente godibile, molto probabilmente compilata da qualcuno nato entro la prima metà degli anni ’60 e quindi una sfilza di piccole gemme di Hard Rock e Rock anni ’70 rendono meno pesanti i momenti di attesa. Ma è quando arriva il classico degli AC/DC “It’s A Long Way To The Top” sparata a un volume decisamente importante che capisci che ci siamo, mentre attendiamo che dall’impianto escano le note eterne del classico di Morricone “The Ecstasy Of Gold” e i nostri appaiano sul ring.

Ore 20:40: The Four Horsemen fanno il loro ingresso e la doppietta di “Creeping Death” e “For Whom The Bell Tolls” ci investe con una potenza che rimane tuttora inalterata a quarantadue anni dalla loto pubblicazione: saranno i due soli brani tratti da “Ride The Lightning” e per tutti i fan della prima ora sparsi tra i presenti sono carburante che servirà per sostenere qualsiasi cosa arrivi dopo.

C’erano dubbi sulla tenuta della band? Beh, il set è appena iniziato ma questi quattro ultrasessantenni sembrano assolutamente in forma e pronti a regalare il concerto che tutti si aspettano, rispetto alla scaletta della data precedente a Berlino, si registra subito una variazione, “Cyanide” e una maestosa “King Nothing” prendono il posto di “Of Wolf And Man” e “The Memory Remains” e precedono la title track “72 Seasons” unico brano tratto dall’album omonimo.

La scaletta, purtroppo o per fortuna a seconda dei punti di vista, non offre particolari sorprese: arriva il classico “The Unforgiven” prima di una tellurica versione di “Fuel” eseguita letteralmente nel mezzo di una tempesta di fuoco. James Hetfield, 63 primavere, giganteggia come sempre, e Lars Ulrich a dispetto dei suoi molto detrattori dimostra che un batterista con personalità ha sempre modo di dire la sua a prescindere dal tasso tecnico.

Onestamente passerei oltre il consueto intermezzo goliardico messo su da Hammett e Trujillo… Il “Kirk and Rob Doodle” consiste stavolta in una versione della sigla del cartone giapponese “Ken il Guerriero”, cantata comunque a gran voce da gran parte dell’audience e quindi apprezzata. Personalmente a meno che la band in toto non si impegni per rendere un tributo vero proprio suonando un brano in qualche modo rappresentativo del paese che li ospita, abolirei questa usanza e magari inserirei un brano dalla loro discografia in più in scaletta.

Ci sono diverse pause che in un certo qual modo spezzano il ritmo dell’esibizione. La batteria ogni quattro brani circa scompare e riappare in un punto diverso dello stage, e questo comporta dei piccoli tempi morti, che a ogni buon conto sono ben sopportati dal pubblico che si fa trasportare da una esibizione che scorre via solida e coinvolgente. Non mancano i brani più epici come “The Day That Never Comes” che precede una tripletta micidiale estratta da “Metallica”: “Wherever I May Roam”, “Nothing Else Matters” e una pesantissima “Sad But True”, tutti brani che al tempo hanno fatto così tanto storcere il naso ai puristi ma che ci ricordano perché questi ragazzi sono diventati i numeri uno del Metal.

Il finale è tanto prevedibile quanto magnifico: “One”, “Seek And Destroy” (quanto ci è mancato almeno un altro brano da “Kill’Em All”), “Master Of Puppets” e l’apoteosi finale di “Enter Sandman”, per un concerto forse non perfetto ma devastante.

Io e la fotografa, fan della primissima ora, continuiamo a pensare che questo tipo di spettacolo con questo tipo di palco, e con le dinamiche che conseguentemente si creano (o non si creano) fra band e pubblico, non sia congeniale al genere. Ma il successo di questo tour e i numeri che ha fino a ora prodotto sono qui a smentirmi, per cui accantonando questa idea romantica di quello che per me dovrebbe essere un concerto metal, fatto di sudore, pogo, vicinanza, e non di birrette bevute a sedere e selfie, non resta che dire lunga vita ai Metallica.

Articolo di Andrea Bartolini, foto di Francesca Cecconi

Metallica set list Bologna 3 giugno 2026

  1. Creaping Death
  2. For Whom The Bell Tolls
  3. Cyanide
  4. King Nothing
  5. 72 Seasons
  6. The Unforgiven
  7. Fuel
  8. Kirk and Rob Doodle “Ken Il Guerriero”
  9. The Day That Never Comes
  10. Wherever I May Roam
  11. Nothing Else Matters
  12. Sad But True
  13. One
  14. Seek & Destroy
  15. Master Of Puppets
  16. Enter Sandman

Gojira set list Bologna 3 giugno 2026

  1. Born For One Thing
  2. Backbone
  3. Stranded
  4. The Cell
  5. Flying Whales
  6. Love
  7. Mea Culpa (Ah! Ca ira!) (with Marina Viotti)
  8. Silvera
  9. Grind
  10. The Chant (with Marina Viotti)
  11. Amazonia

Knocked Loose set list Bologna 3 giugno 2026

  1. Blinding Faith
  2. Don’t Reach For Me
  3. Mistakes Like Fractures
  4. Piece By Piece
  5. Moss Covers All
  6. Take Me Home
  7. Hive Mind
  8. Suffocate
  9. Counting Worms
  10. Deep In The Willow
  11. Everything Is Quiet Now

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