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Michael Angelo Batio live Roma

Sul palco la pura quintessenza dello shredding

Dobbiamo essere sinceri: i guitar hero, gli shredder, oggi possono sembrare roba un po’ da boomer. Ma se suoni la chitarra – o più in generale se nel tuo cuore arde il fuoco sacro del Metal  – non puoi non andare a vederli dal vivo. Prendi la sera del 7 novembre a Roma: sul palco del Crossroads c’è uno che incarna la quintessenza dello shredding puro, il dio dei manici incrociati, Michael Angelo Batio. Se non lo conoscete, lasciate che vi racconti qualcosa, e poi andate subito a vedervi qualche video. In ginocchio sui ceci, in penitenza, davanti a questo mostro della sei corde.

Sono armato di macchina fotografica e orecchie pronte al massacro sonoro. Quando eccolo entrare. Sul palco con lui due macchine da guerra: Roberto Pirami alla batteria e Francesco Caporaletti al basso. Insomma, un muro di suono, compatto e indistruttibile. Li ho già visti in azione: due fuoriclasse precisi, potenti, una coppia di T-1000 in versione musicista, capaci di sostenere qualsiasi virtuoso strumentista.

Dopo una simpatica introduzione si parte, subito alla grande: la venue romana si abbandona in un’orgia di note e licks senza tregua. Gli anni passano, ma il nostro Batio suona come un metallaro adolescente in fiamme – e non perde occasione per ricordarci quanto il Metal sia la linfa vitale della sua esistenza. A volte si fatica persino a seguire la sua mano sinistra!

Poi arriva il momento del tributo. Un omaggio a un grande chitarrista, il compianto Dimebag Darrell, con un medley da brividi. Appena partono le prime note di “Cemetery Gates”, il gelo mi attraversa la spina dorsale. Tutto legato con gusto, potenza e – ovviamente – una valanga di tecnica. Gli omaggi continueranno per tutta la serata, con tributi a Eddie Van Halen e Randy Rhoads (e quindi anche a Ozzy), intervallati dai racconti ironici e spontanei del nostro Michael Angelo.

Non mancano i pezzi originali, come “No Boundaries”, dove il guitar hero mostra anche la sua vena compositiva: passaggi barocchi, lampi neoclassici, profumi di Prog. E tra uno sweep picking e un vibrato assassino, eccoci al momento più atteso della serata: la Double Guitar.

Avete capito bene. Batio ha perfezionato una tecnica che gli consente di suonare due chitarre contemporaneamente. Nessun trucco, nessun effetto speciale: pura follia ambidestra. Un assolo di quasi otto minuti, in cui ogni nota si incastra perfettamente nella ritmica assassina della premiata ditta Pirami–Caporaletti.

Ed eccolo lì, a pochi passi da me, con la sua Sawtooth doppio manico signature. Ruota la chitarra, incrocia le braccia, sembra un giocoliere infernale. E mentre ti chiedi come diavolo faccia, lui ti guarda, pettoruto e sorridente, quasi a dire provaci tu. E tu, che a malapena riesci a tirare fuori un Do decente da un ukulele, puoi solo inchinarti.

Finisce il funambolico assolo. Sembra finire tutto. Ma no, il pubblico urla, reclama, e lui – senza troppe scenette – imbraccia di nuovo la chitarra e spara un medley dei Metallica. Perché, diciamolo, come fai a non suonarli in una serata in cui il Metal è il sangue che scorre sul palco? E dopo un’ora e mezza divorata tra assoli, sudore e lampi di genio, il sipario cala davvero.

Non è la prima volta che vedo musicisti che hanno attraversato le generazioni, ma ogni volta mi sorprende la trasversalità del pubblico, la passione che si respira sotto il palco. E posso dirlo: a volte vedo più fuoco nei veterani che nei ragazzini con la chitarra nuova di zecca. Forse dovremmo rifletterci. Prendete il concerto di stasera, prendete Michael Angelo Batio: nel suo sangue scorre del fottuto metallo, e anche se il tempo passa, non accenna a ossidarsi perché il vero metallo non arrugginisce mai!

Articolo e foto di Daniele Bianchini

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