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Mila Trani live Torino

Profumi di World Music che vanno ad arricchire complicate armonie jazz, eseguite in modo impeccabile da un quartetto di musicisti dalla classe cristallina

I ritmi incalzanti della musica del Centro America. La passionalità del Flamenco. La frenesia della Taranta salentina e del Sirtaki greco. Profumi di World Music che vanno ad arricchire complicate armonie jazz, eseguite in modo impeccabile da un quartetto di musicisti dalla classe cristallina: protagonista la cantautrice Mila Trani venerdì 19 settembre al Circolo Mossetto.

Milanese adottata da Barcellona, laureata in canto Jazz alla scuola civica di Milano ma specializzatasi successivamente in varie forme di canto popolare e folk, senza dimenticare gli studi legati al mondo delle percussioni afrocubane e afrobrasiliane sotto la guida di Gilson Silveira, Mila Trani è un’artista musicalmente poliedrica che fa della contaminazione il suo punto di forza: nelle nove canzoni che compongono il suo recente album “Menta selvatica”, dimostra infatti di saper coniugare con naturalezza una notevole padronanza del linguaggio jazz con le influenze più disparate, passando in maniera fluida dalle atmosfere speziate tipiche dell’India a melodie mediterranee che lasciano la salsedine sulla pelle, senza mai perdere di vista la propria personalità che, pur essendo all’esordio discografico, è quella di una musicista con un’esperienza di rilievo alle spalle. (la nostra intervista).

Il primo incontro con il Circolo ricreativo non è stato per chi scrive dei più felici: dopo le dovute presentazioni in cassa e relativa richiesta dei pass, gentilmente concessi dall’ufficio stampa di Mila Trani, veniamo infatti intimati da un membro dello staff – e in maniera affatto educata – di pagare la quota di iscrizione all’Associazione culturale a cui è affiliato il locale per avere il diritto di assistere allo spettacolo e fare il nostro lavoro. Pagare per lavorare e siamo qui per una testata registrata, dubito ne abbiamo viste molte prima. Anche se a malincuore mandiamo giù il rospo, soprattutto per i modi sgarbati, paghiamo la tessera, e iniziamo a metterci a dare un’occhiata a ciò che ci circonda.

L’atmosfera è confortevole e accogliente come quella della bocciofila di paese in cui a tutti noi è capitato di accompagnare i nonni durante gli anni dell’infanzia: avventori di ogni età popolano il dehor, qualcuno in piedi impegnato in accese discussioni filosofiche al sapore di birra bionda, altri seduti attorno a caratteristici tavoli ricavati da vecchie macchine da cucire, mentre piante rampicanti di un bel verde acceso si insinuano con grazia sui tralicci di cui è disseminato l’esterno del locale. Su tutto dominano i tre campi da gioco, dai quali gli schiocchi metallici delle bocce colpite risuonano nell’aria del Mossetto come il rintocco delle campane a mezzogiorno nella provincia piemontese.

L’area in cui si svolgerà il concerto è una sala adiacente il bar, con diverse file di sedie disposte davanti al palco sul quale gli strumenti attendono pazienti; Mila e i suoi musicisti arrivano nel locale proprio mentre stiamo curiosando in giro per la stanza, e colpisce quanto siano alla mano, senza negare a nessuno quattro chiacchiere prima dello show, il cui mood si rivelerà essere quello familiare e informale di un ritrovo tra amici.

Mila Trani sale finalmente sul palco e si presenta, quasi timidamente, al pubblico torinese: la sala a inizio concerto non è ancora del tutto piena, ma i presenti sono impazienti di ascoltare la musica proposta dal quartetto e pendono letteralmente dalle labbra dell’artista, dalle quali inizia infatti a fluire il riff vocale che introduce l’opener “Avorio”, con le voci dei tre strumentisti che si aggiungono per armonizzare a cappella il tema principale; il brano si rivela essere, con l’entrata in scena della sezione ritmica, una originale rivisitazione del genere Bossa Nova, in cui cambi di tempo e d’atmosfera improvvisi portano a un finale dove l’improvvisazione in scat di Mila dialoga con i fraseggi della chitarra classica di Bartolomeo Barenghi.

Dopo una personale interpretazione di “Sentimento” degli Avion Travel bagnata di acqua di mare, la vocalist milanese si dimostra attenta alle problematiche che stanno sconvolgendo il globo azzurro su cui viviamo e pronuncia un discorso toccante in merito alla tragedia della Palestina; lascia poi spazio al tema del violoncello, reminiscente della popolare ”Habanera” di Bizet, il quale insieme agli interventi rumoristici di chitarra e batteria introduce “Tupanara”, brano in cui a ritmo di marcia ci viene presentata la figura arcigna della protagonista, ispirata alla matrigna della nonna di Mila.

Di colpo non sembra più di essere in una bocciofila di Torino, bensì in un Caffè del quartiere parigino di Montmartre durante la Belle Époque, per gentile concessione delle atmosfere senza tempo create dalla musica del quartetto; a questo proposito, la melodia vocale di “Senza sfiorire” fa pensare a “Mon manège à moi” di Edith Piaf, addolcita dal violoncello suonato con l’archetto da Sandrine Robilliard a cui si aggiungono le invenzioni ritmiche del percussionista catalano Marti Hosta.

La successiva “Menta selvatica” è uno degli assoluti picchi dello show: l’introduzione del brano è caratterizzata da una serie di virtuosismi ispirati alla musica tradizionale hindu, con Mila Trani che sul bordone suonato dal violoncello mescola agilmente falsetto e voce di testa e trasporta così il pubblico sulle rive del Gange, tra yogi in meditazione circondati da folle di discepoli e templi dedicati a Shiva. L’atmosfera cambia improvvisamente con un crescendo dinamico guidato dalla chitarra, che ci fa ritrovare in Spagna ad ammirare le danze dei ballerini di Flamenco, finché un solo vocale, accompagnato dalla ficcante figura ritmica delle percussioni, non fa tornare infine gli spettatori alle terre familiari del chorus.

C’è tra i quattro musicisti una innegabile confidenza che si sublima nel notevole interplay sul palco, ed è palpabile quanto l’affetto tra loro vada ben oltre il rapporto lavorativo: questo risulta ancora più evidente quando Mila esegue una manciata di brani accompagnata dal solo Barenghi, che insieme alla cantante ha costruito fin dall’inizio questo progetto musicale, formando un sodalizio artistico che ricorda da vicino dei Tuck & Patti in salsa mediterranea; i saliscendi dinamici sono infatti quasi telepatici sia in “Vacanze romane” dei Matia Bazar, impreziosita da un solo vocale in body percussion, che nei ritmi malinconici della cover di “Bem do mar” del cantautore brasiliano Dorival Caymmi.

Anche il pubblico assume una parte attiva nello spettacolo dell’artista milanese, che coinvolge la sala dimostrando la sua conclamata esperienza come insegnante e direttrice di coro in una personale versione del brano folk salentino “La zitella”, dove i presenti vengono invitati a mantenere un bordone in do con le proprie voci, sul quale Mila Trani inizia a intrecciare con pazienza l’intricata melodia; nella conclusiva, toccante “Lontano”, invece, costruita su un delicato arpeggio della chitarra, la cantante guida gli spettatori  intonando una semplice melodia da ripetere in coro sulla quale la sua voce volteggia come una pattinatrice sul ghiaccio.

Se durante i primi pezzi sembrava esserci un numero relativo di avventori interessati alla proposta musicale dei quattro, a fine show la sala concerti è gremita di persone che si spellano le mani entusiaste chiedendo il bis, il quale viene concesso nella forma della “Ninna nanna del cavallino” di Renato Rascel per voce e violoncello, brano che la mamma di Mila, donna di arte e musica a sua volta, cantava alla futura cantautrice in tenera età per farla addormentare.

Jazz? Folk? World Music? È difficile incasellare le composizioni di Mila Trani in un genere musicale preciso, ma ogni definizione risulta superflua quando la qualità della proposta musicale è alta come quella che il pubblico torinese ha avuto il piacere di ascoltare in questa serata di fine settembre. Non a caso, il prossimo appuntamento sarà il 21 settembre nel tempio italiano della musica Jazz, il milanese Blue Note, e chi scrive è sicuro che quello a cui abbiamo assistito stasera è stato solo il preambolo di una carriera destinata a esplodere come un fuoco d’artificio.

Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio

Set list Mila Trani Torino 19 settembre 2025

  1. Avorio
  2. Sentimento (Avion Travel cover)
  3. Tupanara
  4. Sorella malinconia
  5. Senza sfiorire
  6. Menta selvatica
  7. Vacanze romane (Matia Bazar cover)
  8. Bem do mar (Dorival Caymmi cover)
  9. La zitella (trad.)
  10. Essenza
  11. Cerco
  12. Lontano
  13. Ninna nanna del cavallino (Renato Rascel cover)

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