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I Ministri live Roma

Cantutorato e coattowave in apertura fino alla furia rock degli headliner che abbattono le barriere fisiche tra palco e transenna

Roma il 16 luglio è stretta in una morsa di caldo. L’asfalto sembra liquefarsi e l’aria sembra uscire da un phon industriale. Ma nulla ci ferma, siamo sempre dove c’è buona musica. E stasera la bussola punta dritta sull’Invincible Fest all’Eur Social Park, dove ci aspettano Dario Canal, i Bobby Joe Long’s Friendship Party e i Ministri. Come si potrebbe essere altrove?

Dario Canal

Con il sole non ancora tramontato su Roma, ecco salire sul palco Dario Canal per dare il via a una serata che si preannuncia ricca di emozioni. Di solito si dice scaldare il pubblico, ma non stasera: il pubblico è gia accaldato di suo.

Ho sempre una grande ammirazione per chi affronta il palco da solo con una chitarra acustica: la versione più intima e minimale di un’esibizione. Il cantautore toscano propone un set di circa trenta minuti durante il quale presenta i brani del suo primo lavoro, Nudi sotto le bombe. Canzoni dirette, nelle quali Canal non ha paura di dire ciò che pensa e affronta temi importanti con ironia e una piacevole freschezza musicale. Coinvolge il pubblico con brani come “Rivelinho e lascia spazio alla riflessione con “Come panni a Primavera, una canzone tristemente attuale. Una piacevole scoperta per me e un ottimo modo per aprire questa serata dell’Invincible Fest.

Bobby Joe Long’s Friendship Party

Poi arriva il momento dei Bobby Joe Long’s Friendship Party – d’ora in avanti BJLFP. Più che un cambio palco sembra l’apertura di un portale dimensionale sopra il quadrante est di Roma. Una specie di Arkham costruita fra palazzoni e raccordo anulare da far invidia a Lovecraft.

La band sale sul palco mascherata, come da tradizione. Applausi. Il pubblico è numeroso ed è lì che aspetta. Si parte subito con “Sesso coi morti in una bara piena de’ topi”. Il sound è potente e compatto, mentre Henry Bowers – l’unico, come sempre, a non indossare una maschera -, cantante e mente di questo folle e lucidissimo progetto, gigioneggia con il suo fare coatto e quella parlata che trasuda periferia vera, mentre alle sue spalle scorrono spezzoni video dedicati ai serial killer. E ora ditemi voi se questa non è genialità.

Il set prosegue con brani come “Lawrence d’Arabia, la mitica “Bela Lugosi’s Tanz”, passando per “Caracalla”. Non puoi non restare colpito dai testi dei BJLFP: un alchemico equilibrio fra spaccati di periferia, serial killer, cinema e letteratura. Insomma, non lasciatevi ingannare dal lato più superficiale della coattowave, perché, come insegna Eraclito, la natura ama nascondersi.

Si va avanti e la band decide di lanciare nel pubblico le maschere che di solito tiene indosso per l’intero set. Stasera è davvero dura resistere sotto quei costumi, e inutile dire che le maschere diventano immediatamente preda del pubblico. Tempus fugit e l’ora dell’oscura combo romana corre via. È di nuovo tempo di cambio palco, ma non prima che Bowers – come in ogni live – ci ricordi in modo garibaldino che stasera o si fanno i BJLFP o si muore.

I Ministri

C’è fermento sul palco. I tecnici accordano gli strumenti, il precedente set viene smontato e poi cala quel silenzio magico che precede sempre l’ingresso di una band tanto attesa. Un silenzio che viene strappato via dagli applausi del pubblico, a loro volta risucchiati dalle note di “Mammut”. Signore e signori, i Ministri sono sul palco.

Siamo subito investiti dalla furia positiva che si sprigiona e alla quale nessuno sembra voler resistere. Divi si dimostra fin da subito un frontman perfetto – oltre che un musicista straordinario -; Federico Dragogna spara riff con il suo caratteristico modo energico di occupare il palco; Michele Esposito, dietro le pelli, non sbaglia un colpo, il tutto con il prezioso supporto di Marco Ulcigrai alla chitarra. Insomma, sono una macchina da palco perfettamente rodata, capace di mostrare tutta l’esperienza accumulata in anni di musica, palchi e watt sparati a palla.

Si va avanti fra brani come “Pista Anarchica” e “Buuum”, dove il pubblico esplode – beh, il titolo della canzone non lasciava molti dubbi – unendosi al ritornello. In fondo, con tutte le brutture del mondo, quanto è catartico lasciarsi andare a un liberatorio buuum? I Ministri coinvolgono continuamente il pubblico e le successive canzoni, come “Idioti” e “Gente che si ostina a vivere”, diventano momenti di condivisione, ma anche di riflessione.

Sembra finita. I Ministri escono dal palco, ma, come sempre, prende vita il rito dell’encore ed eccoli tornare con “Noi Fuori”. Del resto, quale brano migliore per riprendere il live? Durante questo encore Divi scende fra il pubblico per cantare in mezzo alla gente. È un bellissimo momento di unione fra band e pubblico, un momento in cui la transenna smette di esistere.

Devo dire che la band dimostra in più di un’occasione quanto intensa sia la connessione con il proprio pubblico e, preoccupati per il caldo schiacciante, i musicisti lanciano più volte bottiglie d’acqua alle persone sotto il palco. Un gesto semplice eppure, secondo me, molto carico di significato. Si prosegue fino all’arrivo del brano conclusivo, “Abituarsi alla fine”. E sì, stavolta siamo davvero alla fine.

Esco dall’Eur Social Park e mi avvio verso l’auto con addosso tutte quelle emozioni che inevitabilmente i bei live ti lasciano cucite alla pelle. Penso a quanto la musica, soprattutto quella di stasera, sia importante in un mondo sempre più divisivo, sempre più prigioniero dei personalismi. Neanche il caldo è riuscito a fermare quella magia che accade soltanto ai concerti: stare insieme, sentirsi umani e parte di qualcosa di più grande. La musica ora è finita e, come ci hanno ricordato i Ministri, ci vuole tempo per abituarsi alla fine.

Articolo e foto di Daniele Bianchini

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