Ci sono concerti che si ascoltano e concerti che attraversano. Quello dei My Bloody Valentine all’Estrella Damm Stage del Primavera Sound appartiene decisamente alla seconda categoria. Il 6 giugno a Barcellona, per molte persone presenti, non si trattava semplicemente di vedere una band. Sembrava piuttosto l’occasione di entrare, almeno per un’ora, dentro un universo che continua a esercitare un’influenza quasi mitologica sulla musica contemporanea. Tra il pubblico qualcuno indossa magliette provenienti da tour lontanissimi, altri discutono di concerti visti decenni prima, altri ancora raccontano di aver attraversato mezza Europa per assistere a questa data. L’attesa stessa sembra far parte dell’esperienza.

La band è tornata sui palchi il 22 novembre 2025 dopo sette anni di assenza – l’ultimo concerto risaliva all’ottobre 2018. Il Primavera Sound è una delle tappe di un tour mondiale che li ha visti riproporre i loro brani storici a volumi che raggiungono picchi di 116 decibel. Un dato che non è solo una curiosità tecnica: è parte integrante di come i My Bloody Valentine intendono la performance dal vivo. Quando Kevin Shields, Bilinda Butcher, Debbie Googe e Colm Ó Cíosóig salgono sul palco, non c’è alcun tentativo di costruire una narrazione o di cercare una connessione diretta con il pubblico. Restano verso il fondo del palco, quasi voltati al proprio suono più che al pubblico stesso. I My Bloody Valentine non funzionano così. La comunicazione passa altrove — attraverso il suono, attraverso le immagini, attraverso una quantità di dettagli che lentamente trasformano la percezione dello spazio.

Alle spalle della band scorrono visual che richiamano i colori e l’immaginario delle copertine che hanno segnato la loro storia. Rosso, bianco, rosa, blu, lampi di luce e forme astratte si susseguono senza cercare una vera funzione narrativa. Più che accompagnare i brani, sembrano amplificarne l’effetto.

Le canzoni non vengono eseguite come oggetti chiusi e definiti. Si espandono, si dilatano, diventano ambienti vibranti temporanei dentro cui il pubblico entra progressivamente. A oltre trent’anni da “Loveless”, disco che continua a essere considerato una delle opere più influenti della musica alternativa contemporanea, i My Bloody Valentine mantengono una qualità rarissima: non sembrano appartenere a un’epoca precisa. La loro musica continua a esistere in una zona sospesa tra passato, presente e futuro. Ed è forse per questo che il concerto suscita una risposta emotiva così intensa. Per chi li ama da anni, assistere a un loro live significa confrontarsi con qualcosa che ha accompagnato intere fasi della propria vita. Ma la sensazione predominante è lo stupore. Quello che colpisce è che questa musica continui ancora oggi a sembrare aliena, come se arrivasse da altrove, come se appartenesse a uno spazio leggermente diverso da quello quotidiano.

Per tutta la durata del concerto il pubblico rimane sospeso tra ascolto e abbandono. Alcuni chiudono gli occhi. Altri restano immobili. Altri ancora sembrano completamente assorbiti dall’esperienza. Quando il set termina, resta la sensazione di essere stati completamente attraversati dalle vibrazioni e dai rumori e di essere stati in un luogo senza tempo costruito attraverso il suono.
Articolo di Benedetta De Rosa
[foto di Sergio Albert da cartella stampa Primavera Sound]
Set list My Bloody Valentine Barcellona 6 giugno 2026
- I Only Said
- When You Sleep
- New You
- You Never Should
- Thorn
- Cigarette in Your Bed
- Only Tomorrow
- Only Shallow
- To Here Knows When
- Slow
- Soon
- Wonder
- Feed Me With Your Kiss
- You Made Me Realise
