La parola ultimo ha sempre un significato intriso di mestizia, e questa tappa romana – 7 dicembre, sul palco del Defrag – dell’ultimo tour degli storici Necrodeath avrà sicuramente scosso l’oscuro animo dei tanti fan accorsi nella venue capitolina come un’orda infernale. Una serata che si preannuncia dannatamente esplosiva già dagli opener: IV Luna e Helligators. È come trovarsi davanti a una tavola imbandita in piena fame tossica. Prima ancora di tirare fuori la macchina fotografica e incatenarmi sotto il palco, mi piazzo lì a godermi i racconti di Flegias e della sua banda: storie sputate fuori senza filtro, come se stessero aprendo un vecchio diario dalla copertina in pelle nera, logora, dove tra le pagine trovi la storia del Metal italiano raccontata da chi l’ha vissuta sulla propria pelle. Un momento pre-concerto bellissimo, un regalo che la band ha deciso di fare ai suoi fan.


Ora però è tempo di entrare in trincea, macchina al collo e rigorosamente vestito di nero. È l’ora dei riff sparati a volumi tritatimpani. Si inizia con i IV Luna, formazione romana attiva dal 1994, che dopo poche note avvolge il Defrag con il suo Metal dal sapore oscuro e dalle forti tinte prog, attraversando nella scaletta vari brani della loro carriera.



Ti avvolgono, ti catturano, ti tirano dentro: non poteva aprirsi meglio questa serata musicale. Ci salutano con il loro ultimo singolo “Clandestino” e lasciano spazio al cambio palco per un’altra band romana attiva dal 2010: gli Helligators.


Un cambio palco parziale, però, perché dietro le pelli rimane Alex Giuliani, mentre Michele Chessa (cantante e chitarrista) resta collegato al suo ampli e si sposta di microfono per le seconde voci. Dopo poco gli Helligators sono schierati al completo.



Si parte senza troppi fronzoli con la potente “Doomstroyer”. Il loro è un Metal dalle tinte southern che brucia come un bicchiere di moonshine buttato giù senza pensarci troppo e la loro scaletta tira dritta come una vecchia hot rod lanciata a tutta birra, fino a chiudere con “Snake Oil Jesus”.


La combo capitolina IV Luna / Helligators ci ha scaldati a dovere e ora siamo pronti per il round finale. C’è fermento sul palco, si prepara il terreno per i Necrodeath. Le luci si spengono. Parte un conto alla rovescia, un doomsday clock che tiene con il fiato sospeso. L’orologio si ferma ed ecco apparire dalle tenebre i quattro cavalieri dell’Apocalisse: Peso, Flegias, Pier e G.L.


“Hate and Scorn” è l’apertura perfetta per spalancare il portale infernale del Defrag. Non credo serva spiegare il suono dei Necrodeath: sono stati fonte d’ispirazione per mezzo mondo. Basta citare Phil Anselmo: Fottuto black metal estremo! (…) uno dei migliori gruppi estremi di sempre! Amen.


Si prosegue a mani basse, pescando nei 40 anni di carriera. Vederli dal vivo è uno spettacolo. Flegias, con il suo timbro maligno, è il frontman ideale, per movenze e carisma; Pier è una macchina da guerra che macina riff senza pietà e nel suo assolo fa vibrare anche la mia corteccia uditiva; G.L. con quel basso dal suono marcio sostiene tutto il fluido maligno della band e poi c’è lui, il padre fondatore dei Necrodeath: Peso. Un batterista tecnico, incredibile e, per far capire chi è Peso, stasera suona con oltre 38 di febbre. Non vacilla, non molla, non si risparmia. Distrugge pelli e piatti come se niente fosse. Nulla lo ferma.


Sul palco sale anche, per un brano, il vecchio bassista John KillerBob, che sta girando il tour con la band nel suo camper. La scaletta è un compendio del miglior Metal estremo, da “Forever Slaves” a “The Whore of Salem”, fino all’ultimo album con la title track “Arimortis”. Nel frattempo il pubblico poga, e alle mie spalle si apre più di una volta un moshpit che rischia di inghiottirmi. Il pubblico c’è, eccome. La band pure, tant’è che a un certo punto Flegias si lancia nello Stige umano sotto di lui con un epico stage diving. Signori: questo è un fottutissimo concerto Metal da manuale.


Si arriva all’ultimo brano. La band si riunisce al centro per salutare: Peso è debilitato, ma decide comunque di continuare a suonare e chiudere con due cover. Fanculo la febbre, si va avanti con “In League with Satan” dei Venom e “Black Magic” degli Slayer. Stavolta finisce davvero. Il gruppo si gode per qualche minuto il calore del loro pubblico. Io rimetto nello zaino la reflex e penso di aver visto il loro ultimo concerto.


Dicevo all’inizio che la parola ultimo porta con sé un riflesso triste, eppure stasera non sono triste. Non è stato il tour d’addio di quattro musicisti stremati: potrebbero suonare altri quarant’anni. Hanno solo scelto il momento esatto in cui fermare la loro storia. Da quel primo “The Shining Pentagram” all’ultimo capitolo “Arimortis”, i Necrodeath hanno scritto pagine leggendarie del Metal italiano. Sono come un grande classico, e i grandi classici – lo sanno tutti – non muoiono: semplicemente, diventano eterni.
Articolo e foto di Daniele Bianchini
Set list Necrodeath live Roma 7 dicembre 2025
- Hate and Scorn
- Forever Slaves
- Necrosadist
- Inferno
- Master of Morphine
- The Whore of Salem
- Fragments of Insanity
- Guitar Solo
- Choose Your Death
- The Creature
- Arimortis
- At the Roots of Evil
- Storytellers of Lies
- Mater Tenebrarum
- In League With Satan (Venom cover)
- Black Magic (Slayer cover)
