Il Festival Tener-A-Mente al Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (BS) il 26 giugno debutta confermando tutte le attese. Oltre alla location, che fa di questo Festival un unicum in tutto il Belpaese, l’organizzazione conferma quanto fin qui fatto, e cioè una proposta musicale e culturale di alto livello, con scelte mai banali. La “Prima” è affidata agli Of Monsters and Men, e che questa scelta sia stata azzeccata è chiaro dal sold out della serata e dalla presenza di un pubblico eterogeneo – dai più piccoli ai genitori, figli degli anni ’90 – che ha animato il Duse. Una serata che ha ben amalgamato divertimento e ascolto, in una sorta di tempo sospeso che fa ben sperare per la musica dal vivo.

L’eccesso di zelo che ormai domina ogni concerto al Vittoriale, almeno per questa prima data, è stato messo da parte. Il risultato ha portato alla possibilità di ascoltare il gruppo nelle condizioni ideali. Nel finale, come è naturale che sia, tutti in piedi, soprattutto per la hit “Little Talks”, che ha scatenato entusiasmi sempre però composti e adatti al luogo.
Al termine del concerto, salvato da una brezza lacustre che ha permesso di sopportare la canicola che, nel pomeriggio, aveva investito uno dei parchi più belli d’Italia, la domanda vien da sé: ma perché in Italia non riusciamo più ad avere un gruppo indie-pop capace di essere normale, con una proposta musicale pulita e una presenza scenica ordinaria, come la band islandese? Mi rifiuto di credere che ci sia della novità significativa nella proposta musicale degli Of Monsters and Men, band che è islandese, ma che potrebbe tranquillamente essere di qualsiasi altro Paese europeo, o di una città periferica italiana, senza che ci sia alcuna differenza. Se messi a confronto con i Sigur Rós non c’è competizione. In quel caso l’essere islandese conta, per via della proposta musicale, della lingua utilizzata e della presenza scenica. Nel caso degli Of Monsters and Men è dunque naturale chiedersi come mai pezzi come “King & Lionheart” e “Human”, per dirne due della produzione meno recente, siano capaci di suscitare un entusiasmo generale vivace e genuino. Due pezzi che, a conti fatti, profumano del miglior pop-indie, senza grandi invenzioni. Senza contare che i brani del recente “All Is Love And Pain In The Mouse Parade”, album dello scorso anno che, ovviamente, domina la scaletta, sono pezzi nei quali la componente indie dei primi lavori viene sempre più smussata.

La scelta della scaletta, però, consente di spezzare questa sensazione e così il Pop non troppo mainstream del lavoro del 2025 si mescola bene con i pezzi del 2015 (“Beneath The Skin”) e del 2012 (l’album d’esordio, l’ottimo “My Head Is an Animal”). “Dirty Paws” è un ottimo brano che contiene il meglio di “Little Talks”, con una parte ritmica molto interessante dal vivo, così come la già citata “King & Lionheart”, leggermente più pulita e meno sporca della versione di 14 anni fa.
La scelta di alternare, mi si passi il termine, l’ultima produzione con brani del passato è fatta con sapienza e una cosa emerge chiara: la band è decisamente meglio dal vivo di quanto lo sia nei dischi in studio. Ed ecco che la scelta di portarla al Vittoriale prende corpo: siamo stati testimoni di una band che, oltre a produrre del buon pop-indie con tinte rock (qua e là, senza eccedere), sa come stare sul palco, sa come muoversi e conquistare il pubblico e, allo stesso tempo, sa donare nuova linfa alla sua musica.

Allora si può abbandonare il racconto della musica e andare sui singoli, che hanno saputo fare la differenza. Nanna Bryndís Hilmarsdóttir è bravissima, con anche la capacità – non da tutti – di gettare il proprio corpo in pasto al pubblico. Scende, si muove fra le sedie della platea, si avvicina, coinvolge e vive i suoi brani. Nel mezzo suona, canta senza mai calare di tono – e il caldo poteva influire sulla performance – e si diverte, soprattutto nella fase dei bis. Ragnar “Raggi” Þórhallsson non le ruba mai la scena, ma sa quando farla rifiatare. Detta il ritmo, in tutti i sensi, dominando una scena che li vede, insieme alla compagna di voce, centrali sul palco. La batteria di Arnar Rósenkranz Hilmarsson è laterale, e l’assetto è anomalo, lo sappiamo. Di fatto gli occhi sono tutti sui due centrali, che hanno il compito di essere sotto i riflettori (e gli obiettivi dei telefonini) per tutto il concerto. Nelle poche pause chiacchierano, quel tanto che serve per riprendere la corsa, senza mai eccedere negli spiegoni. D’altronde, non è questa la musica dei grandi messaggi, ma non è neppure una proposta così lontana dalla realtà. Brynjar Leifsson, alla chitarra, è defilato, ma sa tenere la scena inserendosi nel duo, soprattutto quando Nanna Bryndís Hilmarsdóttir si getta fra il pubblico.

Una serata pulita, di buona musica, che segna un debutto del festival che conferma il mood di questa manifestazione: stile, eleganza senza lustrini e ottima direzione artistica. Senza scordare un pubblico composto, ben disposto e predisposto all’ascolto. Tutto questo, davvero, è merce rara di questi tempi. Come, allo stesso tempo, la possibilità di ascoltare un gruppo che, pur non innovando, fa della performance live il momento più importante della sua produzione.
Articolo di Luca Cremonesi
Foto cortesia del Festival Tener-A-Mente
Set List Of Monsters and Men 26 giugno 2026 Gardone Riviera
- Television Love
- Dream Team
- King & Lionheart
- Tuna in a Can
- Towering Skyscraper
- Human
- Styrofoam Cathedral
- Alligator
- The Actor
- The Block
- Mouse Parade
- Dirty Paws
- Crystals
- Ordinary Creature
- Little Talks
- Visitor
- Love Love Love
- Fruit Bat
