Il Mantova Summer Festival, un progetto nato dalla collaborazione fra il Comune di Mantova e la visione di Mister Wolf, società di consulenza artistica specializzata nell’offrire un ventaglio di servizi completi legati alla produzione e orientati alla valorizzazione delle peculiarità e delle esigenze del territorio in cui vengono ospitati, ha portato martedì 7 luglio nella città dei Gonzaga la tappa del nuovo tour dei Pet Shop Boys. Serata torrida, con atmosfera rovente e umidità alle stelle, che però non ha impedito ai tanti fan del duo synth pop britannico, formato da Neil Tennant e Chris Lowe, di ballare sui ciottoli di piazza Sordello. Un live ricco, con 25 brani in scaletta che hanno permesso di ripercorrere tutta la lunga carriera della formazione.

Una scena minimale, quasi più radio-new wave che synth pop, con, all’inizio, due lampioni sotto i quali Tennant e Lowe si ritrovano per il trittico iniziale. “Suburbia” rende ancor più calda l’atmosfera, tanto che le persone abbandonano subito le sedie e muovono il corpo seguendo il ritmo dettato dalla band. “Can You Forgive Her?” e “Opportunities (Let’s Make Lots of Money)” confermano il mood della serata, che sarà di fatto ricco di energia, senza tanti sconti. I due restano sotto i lampioni, moderni Godot – seguendo la messa in scena classica del capolavoro di Samuel Beckett – fino alla prima delle quattro cover in scaletta.
Neil Tennant, che camuffa bene il suo essere invecchiato in perfetto stile british, saluta Mantova e ricorda che il concerto sarà un lungo viaggio. Da qui l’avvio con la cover “Where the Streets Have No Name” degli U2, mescolata con una reprise di “I Can’t Take My Eyes Off You” di Frankie Valli. Il problema è che per noi italiani quel brano – splendido nella versione originale – è troppo caratterizzato e legato ai molti cinepanettoni. Il risultato sembra banalizzare un’ottima rilettura del classico degli U2, e tutto ha il sapore di un veglione natalizio, peccato. In realtà il duo ha preparato un sapiente mix che, oltre a far ballare, racconta la storia di un genere che, solitamente, era relegato a club e discoteche e solo in anni recenti ha saputo conquistare le piazze con lunghi set. Frutto di un mondo musicale orfano di grandi emozioni, che ritrova in una musica all’apparenza non nata per le occasioni di piazza un collante per stare insieme. Ad arricchire lo show c’è un apparato visual degno dei migliori Kraftwerk, che sostiene una messa in scena capace di articolarsi in tre modalità.

In apertura, come si diceva, i Pet Shop Boys si presentano per quello che sono, con sonorità tipiche della loro produzione, dall’elettro-pop degli ultimi anni al synth pop che li ha consacrati fra i gruppi più influenti del pianeta. Nella parte centrale dell’esibizione, spazio per qualche concessione a momenti melodici – senza eccedere – e più pop, con anche l’innesto sul palco di alcuni percussionisti e una diversa disposizione degli apparati strumentali.
Infine, il ritorno in scena dei due lampioni sulle note di “What Have I Done to Deserve This?” e “It’s Alright” porta direttamente verso il finale. Devo confessare che questa terza parte è stata la più interessante e coinvolgente. Certo, è quella caratterizzata dai classici, ma anche quella dove la componente visiva viene valorizzata maggiormente, con immagini meno sintetiche e più reali, fino alla celebrazione dei Village People con la cover “Go West”, brano iconico del repertorio di entrambe le band. Sullo sfondo scorrono le immagini storiche dei Pride anni ’80, ed è inevitabile pensare che, su questi temi, qualche passo avanti sia stato fatto, ma non troppo. E anche se i Pet Shop Boys non lanciano alcun messaggio, è chiara la presa di posizione, ovviamente per chi ha orecchie e occhi per intendere.

Il finale del concerto è affidato all’altro grande classico del duo, “It’s a Sin”, e a quel punto piazza Sordello è tutta in piedi, tribune comprese. Anche chi, causa il gran caldo, si è mosso con sapienza, scegliendo i brani da ballare, nel finale è in piedi e abbandona sedie e tribune. Una piazza intera che balla, e l’effetto è davvero molto bello se si considera che siamo in uno spazio rinascimentale. I bis confermano che il duo inglese ha saputo far breccia in una piazza abituata, in questi anni, a proposte che spaziano dal rock classico al pop raffinato, passando per generi diversi. La scelta di portare a Mantova i Pet Shop Boys è stata vincente, e la piazza che balla durante i bis, con tante persone appena fuori dai due varchi, è la conferma che la città dei Gonzaga è ormai pronta ad ospitare qualsiasi proposta musicale.
Articolo di Luca Cremonesi
Foto ufficiali Mantova Summer Festival
Set list Pet Shop Boys 7 Luglio 2026 Mantova
- Suburbia
- Can You Forgive Her?
- Opportunities (Let’s Make Lots of Money)
- Where the Streets Have No Name (I Can’t Take My Eyes Off You)
- Rent
- I Don’t Know What You Want but I Can’t Give It Any More
- So Hard
- Left to My Own Devices
- Single-Bilingual
- Se a vida é (That’s the Way Life Is)
- Domino Dancing
- Dancing Star
- New York City Boy
- The Pop Kids
- A New Bohemia
- Jealousy
- Love Comes Quickly
- Paninaro
- You Were Always on My Mind
- Dreamland
- Heart
- What Have I Done to Deserve This?
- It’s Alright
- Vocal
- Go West
- It’s a Sin
- West End Girls
- Being Boring
