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Skunk Anansie live Bologna

I loro brani sono intrisi di critica sociale e politica. e lo stesso vale per i concerti, in cui non mancano mai gli intermezzi di denuncia

Il 9 luglio il palco del Sequoie Music Park si è trasformato nell’altare di Anansi, il dio ragno della tradizione Akan. Basta solo una puzzola, una Skunk, per ottenere una delle band britanniche più influenti degli ultimi 30 anni. Il simbolo del ragno di Skunk Anansie è proiettato su schermi e sul palco, mentre prendono forma colonne nere irte di spuntoni sullo sfondo. I membri salgono sul palco, Cass Lewis al basso, Ace alla chitarra e Mark Richardson alla batteria; compare anche Skin, vestita baggy di nero e giallo fluo, con i calzettoni al ginocchio: una tenuta quasi sportiva, che calza a pennello il tipo di concerto che gli Skunk Anansie portano. Il concerto si apre con il classicone “Charlie Big Potato” e la sessione di Zumba tenuta da Skin non tarda a iniziare: aizza il pubblico a saltare e fare skip, in un level-up di partecipazione del pubblico che applauso a tempo spostati.

Il tour coincide con la pubblicazione del nuovo album “The Painful Truth”, il sesto nella carriera degli Skunk Anansie. Il titolo è spiegato da Skin in una sua dichiarazione, in cui afferma che la dolorosa verità è il riconoscere di aver prodotto begli album, ma non grandiosi. È chiaro che il paragone con un disco – “Post Orgasmic Chill” – che ha fatto il botto in un modo così dirompente e di cui ci si ricorda della maggior parte dei brani è ineluttabile; l’ombra immensa di un capolavoro di questo genere rischia inevitabilmente di togliere luce al lavoro seguente. Gli Skunk Anansie con questa consapevolezza hanno realizzato a detta loro il loro disco migliore. In questa produzione trovano casa tutti gli elementi che hanno caratterizzato il loro percorso: un coacervo ben bilanciato di generi e influenze, che trovano uno spazio ordinato nei brani. Personalmente avrei preferito più presenza vocale di Skin, che ritrovo prominente in solo “Animal” e che pare calmierata in favore di un equilibrio maggiore tra gli elementi. Unica pecca dell’album, e che un po’ mi ha delusa: il brano di punta “An Artist Is An Artist”, che trovo stilisticamente troppo distaccato e vicino a band punk rock contemporanee: sorge il dubbio che si volesse cavalcare un’onda che però non appartiene loro appieno.

Chiunque abbia ascoltato un poco di Skunk Anansie ha ben chiaro quanto i loro brani siano intrisi di critica sociale e politica; lo stesso vale per i concerti, in cui non mancano mai gli intermezzi di denuncia. “Love Someone Else” termina e Skin prende un sorso da una fiaschetta, il pubblico esulta ma lei mette subito un fermino: è solo acqua. Attacca così un discorso sulla religione introducendo “God Loves Only You”, su quanto sia sconnessa dal suo reale scopo, terrorizzando persone queer e trans, appoggiando il genocidio. È meglio seguire la religione di Skunk Anansie, per cui siamo tutti uguali e la cui ragione ultima è stare bene con se stessi e con gli altri. Il tema della famiglia è molto pregnante nella comunità lgbtqia+; c’è chi è fortunato e ha una famiglia supportiva e chi invece è cacciato dalla sua stessa casa, e chi infine la trova in persone simili a sé durante il proprio percorso. Alla fine, gira che ti rigira, tutti ricerchiamo una “famiglia”: è così che Skin introduce il nuovo brano “Shame”, che tratta il tema del ripudio famigliare in toni estremamente personali, offrendo un brano in cui tanti in difficoltà possono rivedersi.

Il pubblico è estremamente ricettivo. Skin potrebbe ordinarci di fare letteralmente qualsiasi cosa e noi la faremmo come incantati dall’ascendente che questa figura ha e il suo grandissimo carisma. È un animale performativo e si mangia il palco con una naturalezza soprannaturale. Ricordo quando affermava di avere l’X-Factor, ossia il trasformarsi sul palco e farlo suo, e di ricercare questo nei candidati dell’omonimo programma. Non è il primo live per me, ma è la prima volta che vedo una reale sinergia nella band: Skin è regina indiscussa, ma riesce a coinvolgere gli altri elementi e a lasciare un po’ (non troppo) di spazio anche agli altri, che in passato ho avuto l’impressione fossero scollati e in secondo piano.

Dopo una performance in acustico di “You’ll Follow Me Down” con acuti di Skin che avrebbero spaccato il cristallo, scende nel pit e si alza sulle transenne in mezzo alla platea urlando un Get down motherfuckers! per poi tornare alle sue stanze trasportata dalle mani dei fan in un lungo crowd surfing. Il concerto va verso la sua chiusura con “Secretly”: Skin ha questo adorabile vizio di puntare il microfono al pubblico e chiedere di cantare proprio sempre sui falsetti e sugli acuti, risultando in un coro stonato di migliaia di voci. Con un Bologna è meglio! Roma non sarà contenta di sentirlo, mi dispiace Roma! ci saluta riempendoci il cuore, speriamo non sia una cosa che dice a tutte.

Articolo di Linda Lolli, graphic di Mirko Di Francescantonio

Set list Skunk Anansie Bologna 9 luglio 2025

  1. Charlie Big Potato
  2. Because of You
  3. An Artist Is an Artist
  4. I Believed in You
  5. Love Someone Else
  6. God Loves Only You
  7. Hedonism (Just Because You Feel Good)
  8. Shame
  9. You’ll Follow Me Down
  10. Weak
  11. I Can Dream
  12. Twisted (Everyday Hurts)
  13. Animal
  14. Yes It’s Fucking Political
  15. Tear the Place Up
  16. Secretly
  17. Cheers
  18. Highway to Hell
  19. (AC/DC cover)
  20. Little Baby Swastikkka
  21. Lost and Found
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