Skin, Ace, Mark e Cass di nuovo live in Italia, cosa bella quando una band ormai considerata storica torna da noi a ogni nuovo tour europeo. E lo fa senza toccare solo le mega venue e i mega festival del Nord, ma scende fino alla Puglia, e nel caso di questo racconto, anche nella storica Piazza dei Cavalieri a Pisa, per una delle date del cartellone del Pisa Summer Knights, il 26 luglio. Non nuovi alle piazze storiche, o meglio in questo caso antiche; in Toscana si erano già esibiti nella medievale Piazza Duomo di Pistoia, nel 2011 e 2016, headliner al Pistoia Blues Festival.


Il caldo africano non ferma i loro fan da assieparsi sin dal primo pomeriggio ai cancelli, armati di ventaglio (vorrei dire anche di borracce, ma per qualche mistero in Italia è vietato portarle agli eventi, mentre all’estero è raccomandato, e ci sono fontanelli dove riempirle) per arrivare poi alla transenna a godersi appieno quello che è uno show di energia e generosità. Non ci sono maxi-schermi in questo festival, la piazza ha una forma che permette la piena visibilità da ogni posizione, e anche la piena godibilità del suono – se ben fatto (e stasera lo sarà), ma stare alla transenna, e comunque vicino al palco nella parte centrale davanti al palco ha la sua ragione di essere. Vedremo poi perché.


In apertura gli Spleen, reduci dall’apertura fiorentina ai Litfiba solo pochi giorni prima, ma il cambio di setting è veloce, nonostante i tecnici debbano allestire uno scenario cupo e apocalittico: davanti e intorno alla pedana della batteria viene portato, già gonfiato, un muro di punte/spine nere. Insieme alla proiezione dell’immagine stilizzata di Anansie, che viene indirizzata non solo sullo sfondo del palco ma anche fatta girare sulle facciate dei palazzi della piazza, soprattutto su quello della Scuola Normale, ci saranno dei giochi di luce dinamici, strobo e fari a forte contrasto che illuminano dal basso e dal retro la struttura a punta, e creando in controluce silhouette drammatiche della band.



21:30, in perfetto orario, salgono uno a uno: Mark, Ace, Cass e infine Skin, accolta dal boato della piazza. È la frontman l’essenza del gruppo, per molti; e invece io penso che senza questi tre musicisti gli Skunk non sarebbero gli Skunk. La sezione ritmica è portentosa, valorizzata da sistemi di amplificazione imponenti e sofisticati, adatti alle sonorità rock e funk-metal. Sono due giganti questi musicisti, e voglio azzardarmi a dire che questo è un concerto molto “bassoso” (molti utilizzano l’aggettivo chitarroso, perché non declinarlo al basso?), strumento che sorregge tutto il groove della serata, suonato via via con più tecniche, anche slappato, e sì, nessuno si scandalizzi perché è rimasto un concerto assolutamente rock, è anche piuttosto pesante.



Il concerto si apre quasi al buio, pian piano diventerà un po’ più luminoso ma sempre decisamente cupo. Davanti al muro di spine il palco è tutto sgombro, è necessario spazio per Skin che volteggia da una parte all’altra, incita il pubblico da ogni angolo e posizione, viene spesso al bordo, sale sulla pedana che ha accanto all’asta – che lancerà via al quarto pezzo -, ma soprattutto scenderà nel pit, sale sulla transenna, lasciandosi toccare, poi scende ancora per quello che ormai è diventato un rito nei concerti degli Skunk Anansie: andare nel pubblico, camminare fino al centro e restare lì a cantare.



Chiede di mettere giù i cellulari, dice I’m here with you, you can see me, you don’t need to see me through your phones, ma niente, i cellulari sono tutti alzati a immortalarla. Il rientro sul palco è in crowdsurfing, lei non solo non rifugge il contatto dei fan, lo cerca, e si fida. Molto bello, non tanto lo spettacolo, quanto la generosità e appunto la fiducia verso le persone. La scaletta ovviamente abbraccia tutti i loro brani più amati, ma non troviamo solo quelli storici: infatti Skin presenta con molto orgoglio alcuni dall’ultimo album, “The Painful Truth” del 2025, dal quale ne eseguiranno in totale quattro.



Il live sembra volge al termine troppo presto, dopo un’ora e venti; ma il rientro per il consueto encore vede ancora un’altra mezzora di show, con l’ultimo brano introdotto da Ace con il ripetuto riff di chitarra di “Highway to Hell” degli AC/DC, durante il quale Skin presenta la band, e ringrazia tutto lo staff che ha reso possibile la serata, non solo tecnici ma anche organizzatori e band di apertura, e infine ci chiede se vogliamo che ci canti gli AC/DC – cosa che però non farà -, per attaccare invece con “The Skank Heads (Get Off Me)”.


Ci lasciano, mentre si accendono le luci – triste consueto segnale che è davvero tutto finito – sulle note di sottofondo di “Bella Ciao” nella versione Marlene Kuntz + Skin. E da questo voglio ripartire ripercorrendo la scaletta e rileggendone i punti salienti attraverso alcuni discorsi di Skin, che non ha parlato molto, ma sufficientemente per esprimere la sua opinione su musica e politica: la musica è politica? Sì, assolutamente.


Questo è stato un concerto antifascista, senza bisogno di bandiere, senza bisogno di puntare il dito contro qualcuno in particolare. Skin ha ben sottolineato quanto il fascismo stia pervadendo di nuovo la nostra visione del mondo, la nostra cultura, di quanto questo sia molto radicato in Gran Bretagna, e ci ha chiesto quanto lo sia già anche da noi. “Bella Ciao”, ecco, ricordacelo, ricordiamocelo.
Articolo e foto di Francesca Cecconi
Set list Skunk Anansie Pisa 26 luglio 2026
- This Means War
- Charlie Big Potato
- Because of You
- Love Someone Else
- An Artist Is an Artist
- God Loves Only You
- Hedonism (Just Because You Feel Good)
- Weak As I Am
- Twisted (Everyday Hurts)
- My Ugly Boy
- I Can Dream
- Animal
- Yes It’s Fucking Political
- Tear the Place Up
- Little Baby Swastikkka
- Cheers
- Secretly
- Lost and Found
- Highway to Hell / The Skank Heads (Get Off Me)
(Bella Ciao)
[foto post-prodotte con Adobe LR/PS che integrano modelli AI]
