Sarà una serata ad alto tasso di adrenalina ed emozioni quella che ci aspetta il 18 settembre al Legend Club di Milano; non solo casa Hellfire Booking sta per calare sul palco l’ennesimo tris vincente, ma mi attende, prima del concerto, un’intervista intensa e anche divertente con due membri degli headliner. Scopro così che vedere sul palco gli artisti che ami dopo che, poche ore prima, ci hai chiacchierato e riso insieme, è un’esperienza che prima temevo e che invece è un’emozione che non si può raccontare. Ancora ubriaca di tutte queste sensazioni, mi metto in coda con persone conosciute e non, e il tempo passa veloce mentre la coda alle mie spalle cresce costantemente di numero e rumorosità. Era da tempo che non incontravo la mia transenna al Legend, siamo ancora io e te, penso mentre, all’apertura delle porte, si scatena la tradizionale corsa al posto migliore. Stasera la inonderemo di sorrisi e lacrime, piuttosto che di denti spalmati dal pogo alle terga e di speriamo di uscire vivi di qui. Spicca allo sguardo, sul palco, la batteria degli headliner, futuristica e quanto mai ricca di cavi, cavetti ed effetti assortiti.


Aprono la serata due band italiane, orgoglio tricolore. Salgono per primi sul palci i My Evil Twin, giovane formazione metalcore nota per la loro musica che combina elementi elettronici, ritmi potenti, melodie inquietanti, per esplorare temi di conflitto interiore, identità e autodistruzione. La loro esibizione, nel tempo a loro disposizione, è una vera esplosione emotiva che connette profondamente il popolo del Legend; la loro identità sonora va oltre i generi tradizionali e presto ci ritroviamo tutti trasportati sulle note dei loro brani, dei quali uno viene suonato in esclusiva, “Crazy”, che uscirà proprio a mezzanotte.


Nell’eterna lotta tra chi sei e chi potresti essere davvero, questi ragazzi trasformano la sofferenza in energia viva e ne fanno la colonna sonora di chi combatte guerre interiori, invisibili, ma presenti. In costante movimento sul palco, come inquieti animali metropolitani, i My Evil Twin ci pettinano con i loro breakdown fragorosi, crudi come i testi, nel buio illustrato dalle loro parole urlate con angoscia, complessi, sinceri, semplicemente umani. Ci raccontano che il confine tra bene e male è sottilissimo, e posti davanti al loro specchio musicale non si può che riconoscere che siamo tutti vulnerabili, ma tutti in grado di reagire e lottare contro i nostri demoni personali. Bravi, senza troppi fronzoli, apocalittici quanto basta per introdurci al meglio a questa serata.


Seguono i milanesi Make It Simple, band metalcore molto impattante ed energica, e anche loro ci presentano testi ricchi di sentimenti quale dolore, rabbia, depressione profonda dalla quale è possibile uscire con estrema forza di volontà e il supporto dei propri cari, rappresentata alla grande dal singolo “Get Back” così come “Anxiety”: un capitolo nero e cupo come i suoni e le atmosfere, in cui sembra di annegare, ma anche un capitolo che si chiude per aprirne uno nuovo fatto di luce e speranza.



Anche questi giovani artisti sono in costante movimento, facendoci sgranchire le vertebre cervicali per seguirli nei loro nervoso andirivieni sul palco; l’aria inizia a farsi decisamente calda, gocce di sudore iniziano a scendere dal volto, le sensazioni vengono messe a nudo e ribaltate come un calzino. Grande supporto sottopalco di nuovi e vecchi fan e amici per una band che ha detto la sua in questa notte dell’Apocalisse.

Al momento della preparazione dello stage per gli headliner, la sala è ormai talmente gremita da riuscire a malapena a muovere le braccia per fotografare, i piedi hanno lasciato l’impronta sulle mattonelle del pavimento, non si riuscirebbe a uscire nemmeno piangendo. Viene meticolosamente steso un panno scuro sul pavimento, affinché gli artisti non scivolino durante il loro vorticare, e allo stesso scopo viene posto un nastro adesivo fluorescente a delimitare il bordo palco.

La batteria super tecnologica non ha grande bisogno di prove, mentre le chitarre vengono accordate con cura: è giunto il momento, tutta la penisola si trova qua per l’unica data italiana degli Smash Into Pieces, non una band qualsiasi, ma un progetto artistico in continua evoluzione che ha saputo fondere sonorità diverse e un forte concept visivo per creare un’esperienza unica nel panorama del Rock contemporaneo.

Nati in Svezia nel 2008, il loro percorso li ha portati a diventare una delle realtà più interessanti e innovative, capaci di conquistare un pubblico vastissimo in tutto il mondo: non mancano anche stasera fan piccolissimi, portati in braccio dai propri genitori. Il loro stile affonda le sue radici nel Rock Alternativo e nel Metalcore, ma questi artisti poliedrici non hanno mai esitato a sperimentare, incorporando elementi di musica elettronica, Pop e persino un’estetica ispirata ai videogiochi e alla fantascienza. Questo “Rock cinematico”, come loro stessi lo definiscono, si distingue per riff imponenti, ritmiche massicce e melodie accattivanti che si fissano nella mente, e nel cuore, al primo ascolto.

Si possono percepire echi di Linkin’ Park per l’alternanza tra melodie e aggressività, ma anche la profondità e l’epicità degli Alter Bridge. A rendere il tutto ancora più peculiare è la figura del misterioso batterista, Apoc, del quale resta assolutamente sconosciuta l’identità: con la sua maschera a led aggiunge un elemento visivo e narrativo che va oltre la semplice performance musicale. La discografia degli Smash Into Pieces è ricca di album, nove per l’esattezza: partendo dal debutto “Unbreakable”, uscito il 10 aprile 2013, raggiungono tuttavia la piena maturità artistica con “Arcadia” nel 2020 e “A New Horizon” nel 2021, in cui hanno creato un universo narrativo distopico e futuristico.

Questo storytelling, supportato da video musicali in CGI di alta qualità, ha permesso alla band di elevare la propria musica a un livello superiore, creando un legame ancora più profondo con i fan. Ogni brano è un capitolo di una storia più grande, dove temi come ribellione e lotta contro l’oppressione si intrecciano con un sound potente: album come “Throne” e il più recente “Ghost Code” uscito il 12 aprile 2024 hanno continuato questa evoluzione, dimostrando la loro capacità di rimanere rilevanti e di esplorare nuove direzioni sonore senza mai tradire la propria identità.

Gli Smash Into Pieces hanno avuto un impatto significativo anche in patria, partecipando per due anni consecutivi al Melodifestivalen, concorso musicale che seleziona il rappresentante svedese all’Eurovision Song Contest, raggiungendo la Top 3 in entrambe le occasioni e aumentando in tal modo la loro visibilità a livello internazionale, portandoli a esibirsi in festival di prestigio come il Rock Am Ring, e a consolidare la loro reputazione come una delle band svedesi di maggior successo. Facile capire quindi a che livello questi artisti abbiano scaldato il cuore del Legend Club, con un’esibizione sbalorditiva che ha fatto scatenare il pubblico dall’inizio alla fine. La loro energia ai massimi livelli, intrisa del loro caratteristico mix di Heavy Metal ed Elettronica, ha messo in mostra la loro maestria nel genere.

Chi prima di tutti poteva fare il suo ingresso se non Apoc, figura imponente e digitale, in prima linea sul palco, che ci saluta lanciandoci rossi raggi laser dalle sue mani, per la gioia dei suoi fan. Al limite di un’esperienza da arena, sia in termini di luci, suono e presentazione, lo spettacolo ha inizio: un’esperienza coinvolgente, accattivante, ipnotizzante, che mette in mostra una band che meriterebbe davvero di essere più grande di quanto non sia attualmente.

I chitarristi Per Bergquist e Emanuel Magnil sono stati gli showmen assoluti di tutta la serata: dalle loro energiche evoluzioni vorticose alla gioia contagiosa che hanno portato sul palco, era evidente che questo binomio sa alla perfezione come si conquista il pubblico. Innegabile la loro alchimia, coinvolgendo i fan in estasi in un modo che rendeva personale ogni riff: non capita tutti i giorni di vedere una band in grado di bilanciare una musicalità così complessa con una performance altamente carismatica. Loro, però, ci riescono senza nessuno sforzo.

Per quanto riguarda il frontman, Chris Adam Hedman Sorbye, tende a essere un po’ più enigmatico e riservato rispetto agli altri, ma pur non essendo il classico frontman ad alta energia che salta dappertutto, la sua presenza scenica è sempre molto forte, e dà al pubblico esattamente ciò che vuole, con la sua voce potente e melodica insieme, creando coi fan un legame autentico e sincero. La sua voce è oro liquido: se potesse essere essere imbottigliata, verrebbe rubata da Dior e pubblicizzata da Johnny Depp.

Una menzione speciale va, ovviamente, al batterista Apoc: le sue sono performance impressionanti e tecnicamente perfette, il suo ritmo e la sua precisione chirurgica fanno impazzire i presenti, esaltando ulteriormente l’incredibile esibizione della band. Martella la sua batteria senza pietà, come se il suo annientamento totale fosse l’unica opzione possibile. In scaletta i brani coprono l’intera carriera della band fino a oggi, con nuovi brani come “Heroes Are Calling” e “Venom” che si inseriscono perfettamente accanto a classici come “Let Me Be Your Superhero” e l’intramontabile “All Eyes On You”.

Ci deve essere qualcosa di particolare nell’aria svedese, visto che questo Paese continua a sfornare con facilità band di successo a livello mondiale! Gli Smash Into Pieces hanno dimostrato ancora una volta di essere una forza da non sottovalutare nel panorama Rock elettronico. Con la loro impressionante musicalità, la performance carismatica e l’incredibile approccio sul palco, nonché l’umiltà che li distingue, hanno conquistato il popolo del Legend con una serata che rimarrà impressa nella memoria per lungo tempo. Rappresentano l’esempio perfetto di come una band possa evolvere, sperimentare e utilizzare diverse forme d’arte per creare un progetto di successo. Con un’identità forte e un sound inconfondibile, il loro percorso è ancora in piena ascesa, e il futuro promette ancora grandi cose.
Anything standing between us and our dreams, we smash into pieces!
Articolo e foto di Simona Isonni

Set list Smash Into Pieces 18 settembre 2025 Milano
- Intro
- Flow
- Venom
- Wake Up
- Big Bang
- Let Me Be Your Superhero
- Glow In The Dark
- APOC drum solo
- Heroes Are Calling
- Trigger
- Boomerang
- Arcadia
- All Eyes On You
- Deadman
- Broken Parts
- Running Away From Home
- Forever Alone
- Hurricane
- Six Feet Under
