Una di quelle sere di fine giugno che Milano sa regalare senza chiedere il permesso: aria ferma, calore incollato alla pelle e il Kozel Carroponte che si trasforma lentamente in una distesa di corpi pronti a sudare sotto palco per i Social Distortion. Nonostante le temperature a dir poco proibitive di martedì 23 giugno, presto una buona fetta di pubblico è presente per l’apertura affidata ai Giuda, segno di una serata -targata Hub Music Factory – che parte subito con il piede giusto.


Prima della tempesta, a rompere il brusio dell’attesa, arriva “Rebel Rebel” di David Bowie. Un manifesto non casuale, quasi un passaggio di testimone simbolico fra epoche, attitudini e ribellioni.
Poi le luci cambiano e non c’è più spazio per altro.


I Social Distortion entrano senza fronzoli, aprendo con “Born to Kill”: pochi secondi e la direzione è già chiarissima; sul palco c’è un Mike Ness che porta con sé anche qualcosa in più rispetto al solito: il ritorno dopo aver affrontato e superato un tumore alle tonsille. Un dettaglio che non viene sbandierato, ma che aggiunge peso specifico a ogni parola, a ogni pausa, a ogni canzone.


Nessuna nostalgia patinata, nessuna operazione revival ma solo Rock’n’Roll vissuto, ruvido, diretto.
La scaletta scorre compatta, alternando nuovi brani, tratti da “Born to Kill”, ultima uscita discografica datata maggio 2026, e classici con naturalezza, come se il tempo fosse qualcosa da gestire più che da subire. Con “Mommy’s Little Monster” arriva uno dei primi veri punti di contatto con la storia della band.


Subito dopo, una breve pausa: respiro, acqua, sguardi scambiati tra palco e pubblico. È qui che Mike Ness spezza per un attimo il flusso con un discorso riguardo alla creatività chiuso con un secco e tagliente: “Fuck AI”. Poche parole, ma perfettamente nel personaggio, dirette e senza filtro.


Il concerto riprende e continua a mentre “Through These Eyes” segna un altro piccolo punto di stacco, una pausa che sembra preparare il terreno per il finale. Da qui in avanti, il live cambia pelle.


Il passaggio verso “Story of My Life” ha il sapore di un encore, anche se non segue le regole classiche: niente vera uscita, nessun buio prolungato. Più che un ritorno, è una naturale evoluzione, come se la band stesse semplicemente aprendo l’ultimo capitolo senza interrompere a lungo e inutilmente la narrazione.
E il pubblico lo percepisce.


Con “Dear Lover” succede qualcosa di ancora più evidente: la gente si stringe, avanza, accorcia le distanze. È uno di quei brani che funzionano come un richiamo emotivo, un punto di convergenza in cui tutti si ritrovano senza bisogno di essere guidati.


Il finale è quello che ti aspetti, ma anche quello che desideri. Prima dell’ultima corsa, Mike Ness si concede un momento più narrativo, raccontando un episodio che dice molto più di qualsiasi analisi: la storia di un ragazzo che chiede ai genitori di ascoltare “Don’t Drag Me Down”, percependone il peso e l’importanza. La risposta, però, è disarmante: “This song is from the past, don’t care about it.”
Un aneddoto semplice, quasi buttato lì, ma perfetto per inquadrare quello che i Social Distortion rappresentano ancora oggi. E infatti, quando parte “Don’t Drag Me Down”, tutto torna al suo posto: potente, corale, inevitabile.


Perché se c’è una cosa che la serata ha dimostrato è che il loro passato non è mai rimasto fermo davvero. Vive nei live, nei cori, nelle generazioni, più di un paio di generazioni, che si sovrappongono sotto palco senza bisogno di mettersi d’accordo. Al Kozel Carroponte non c’è stata solo una band storica in tour. C’è stato, ancora una volta, un pezzo di storia che si rifiuta di diventare solo memoria. E che, sotto quel caldo soffocante di fine giugno, ha continuato a bruciare come sempre.
Articolo di Virginia Jessica Caputo, foto di Alberto Bocca
Set list Social Distortion Milano 23/06/2026
- Born to Kill
- Untitled
- Tonight
- Sometimes I Do
- No Way Out
- The Creeps
- Mommy’s Little Monster
- Far Side of Nowhere
- The Way Things Were
- Partners in Crime
- Ball and Chain
- Through These Eyes
- Story of My Life
- Don’t Keep Me Hanging On
- Reach for the SkyDear Lover
- Don’t Drag Me Down
