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Sonata Arctica live Roma

Abbiamo avuto la prova che il Power Metal è vivo più che mai, e non ha nessuna intenzione di mollare

Siete pronti a levare le corna al cielo in onore del Power Metal? Sì, perché stasera – 23 aprile – sul palco romano dell’Orion, Grazie a Erocks Production,, si presentano dei veterani come i Sonata Arctica, con gli Alterium ad aprire le danze. Un programmino niente male, vero? Dai, venite con me: vi porto dritti dentro questo concerto. Entro nell’Orion. Il pubblico è già bello compatto; d’altronde questa data fa parte del tour per il loro trentesimo anniversario, roba seria, storia vera. Scopro anche che non ci sarà il pit: perfetto, quindi foto da guerriero in mezzo alla folla, fra pogo e gente, a nutrirmi di energia come un vampiro.

Alterium

Ci siamo. Sul palco salgono gli Alterium. Un album, un EP, ma alle spalle una gavetta live che si sente tutta e, soprattutto, si vede. Riempiono il palco senza problemi, anche grazie alla presenza magnetica di Nicoletta Rosellini, che attira con il suo canto quasi fosse una sirena. Band italianissima, ma con un tiro internazionale.

Il gruppo trascina il pubblico con brani come “Drag Me To Hell” e “Crossroads Inn”. Si muovono, si divertono, e sotto il palco la gente risponde. È un’energia circolare, che si attacca alla pelle e non ti molla più…sì, è lei: l’energia del Power Metal. Scaldare il pubblico di solito è un modo di dire, ma stasera no: gli Alterium accendono davvero la miccia. Escono di scena tra applausi più che meritati.

Sonata Arctica

Cambio palco. Si prepara il terreno per gli headliner. Luci basse, rintocchi di campane, l’intro monta…e poi boom! Si parte con “Paid in Full” e l’Orion sembra saltare in aria. Tony Kakko è in forma smagliante: voce, presenza, carisma, insomma tutto al posto giusto. E la band? Dai, parliamoci chiaro: tre decenni sulle spalle non li fai per caso. Sono una macchina da guerra tritaconcerti. Zero sbavature.

Si viaggia dentro la storia del gruppo. Ogni canzone è una pagina, ogni riff un capitolo. Undici album in studio non sono uno scherzo, e si sente. Tra un pezzo e l’altro, Tony parla, scherza, costruisce un filo diretto con il pubblico. A un certo punto si siede, come se fossimo tutti in salotto, e introduce “Tallulah”. Piano nell’aria, gente che canta, e lui che a un certo punto si tocca le braccia per dirti che ha la pelle d’oca. Come dargli torto? E quando parte l’assolo di Elias Viljanen… se non vi è venuta la pelle d’oca anche a voi lì, siete ufficialmente a sangue freddo.

Poi si rialza il tiro. “8th Commandment” arriva come un tir senza freni in discesa, e dopo quasi trent’anni spinge ancora come un dannato. Pogo, corna alte, cori urlati. Siamo dentro un girone infernale del Power Metal, e nessuno vuole uscirne.

Si arriva a “FullMoon” e sembra finita. Loro lasciano il palco… ma chi ci crede? Infatti, tornano. “Victoria’s Secret” riaccende tutto, e Tony si concede ancora al pubblico, parlando e costruendo un ponte perfetto verso “Don’t Say a Word”. Stavolta sì, è davvero finita.

Outro

Mi carico lo zaino fotografico ed esco dal locale. Fuori, la brezza primaverile romana si porta via le ultime note, mentre la gente commenta, sorride, si accende nei commenti positivi. Il Power Metal qualcuno lo dava per morto, roba da museo. Ma stasera, con Alterium e Sonata Arctica, abbiamo avuto la prova: è vivo più che mai, e non ha nessuna intenzione di mollare.

Articolo e foto di Daniele Bianchini

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