Lo Spring Attitude torna alle origini. Dopo diverse edizioni svoltesi a settembre, nel 2026 il festival si riappropria della sua stagione per tornare a essere, a tutti gli effetti, la celebrazione della primavera. Il 29 maggio si sono aperte le porte della Nuvola di Fuksas, location che ospita l’evento per il secondo anno consecutivo: giusto in tempo prima dell’arrivo del caldo torrido, che avrebbe reso forse difficile la fruizione di uno spazio chiuso. Come ogni anno, questo appuntamento si conferma un evento che va oltre la musica. Arrivare col sole, godersi il tramonto, vagare per la venue, bere qualche birra e incontrare persone, è sempre un’esperienza personale arricchente. L’impatto iniziale è stato un piacevole déjà-vu dello Spring dello scorso settembre: a livello organizzativo tutto è rimasto per lo più invariato. Giustamente, perché cambiare qualcosa che funziona? Ovviamente resta sempre centrale la line up che, come da tradizione, è stata curata con dedizione, bilanciando artisti emergenti e grandi nomi in un mix perfetto di live e dj set, capace di accogliere qualsiasi tipo di pubblico.
Nel Ploom Stage i concerti iniziano alle 18 e la Nuvola si presenta già discretamente piena fin dai primi set. Dopo l’esordio di Birthh – giovane ed energica artista fiorentina che si sta facendo largo nel panorama pop indipendente con sempre più successo – il palco si riempie di fumo per ospitare l’artista successivo.
Lamante



In un bellissimo abito bianco e imbracciando spesso la chitarra acustica, la cantante ha preso possesso del palco con un setup interessante, arricchito da un violoncellista-violinista che ha donato un tocco orchestrale al suo Alt-Pop-Rock. Un live atmosferico ed efficace, che solo nel finale sfocia in un momento noise-rock per chiudere in bellezza un set breve ma intenso.
TonyPitony


Su TonyPitony avrei molto da dire, ma sarò breve per evitare di cedere alle banalità di cui si discute fin troppo da quando questo caso è in circolazione: è un fenomeno che semplicemente non comprendo. Ero pronta a lasciarmi stupire e a cambiare idea, magari ammettendo quello che tutti affermano per giustificare la sua fama, ovvero che sia un “animale da palcoscenico”, ma la realtà parla di una performance non particolarmente forte: è un bravo cantante accompagnato da bravi musicisti, niente di nuovo né di particolarmente originale.


Sta di fatto che sotto al palco si è accalcata una marea di gente e che sono finita in mezzo a migliaia di uomini che cantavano a squarciagola le peggiori volgarità. Insomma, un’esperienza strana che non so se ripeterei. In ogni caso, il fatto che lui sia un performer decente è purtroppo un punto che, per me, viene completamente oscurato da tutto ciò che la sua musica rappresenta.
Yin Yin


Incredibilmente, per i danesi Yin Yin la sala si è svuotata un po’; parliamo comunque di grandi numeri, ma è evidente che molta gente fosse lì per TonyPitony e gli artisti successivi. Un peccato, perché la band è stata musicalmente impeccabile, regalandoci uno Psych-Funk persistente che fonde sonorità orientali alla Dance europea. Un set elegantemente solido, che nel suo setup unicamente strumentale ha dato prova della maestria che si portano dietro i quattro musicisti, confermando le aspettative altissime nei loro confronti.


Sono rimasta particolarmente ipnotizzata dal batterista Kees Berkers, impeccabile, preciso, con un suono strepitoso. Un live di alto livello dal groove costante, che ha mantenuto alta l’asticella per tutto il tempo; un dance-party psichedelico impossibile da non apprezzare.
Nu Genea


Intorno alle undici è arrivato il turno degli headliner: i Nu Genea. Il duo napoletano è arrivato accompagnato da una band allargata per riprodurre fedelmente ogni singola sfumatura di quella Nu-Disco mediterranea che è il loro marchio di fabbrica. Purtroppo Massimo Di Lena, metà del nucleo fondatore, non è salito sul palco per questioni di salute. Nonostante il dispiacere per l’assenza, il live è proseguito senza mezza sbavatura.

La scaletta ha attraversato tutta la loro discografia, da Nuova Napoli a Bar Mediterraneo, fino al nuovissimo singolo People Of The Moon. La sezione strumentale si è rivelata come sempre solidissima e impeccabile, mentre le tre cantanti Cindy Pooch, Giulia Olivieri e Kamira si incastravano perfettamente, con tre voci completamente diverse ma incredibilmente compatibili.


Quello che amo dei concerti dei Nu Genea – oltre a un forte senso di appartenenza che, da napoletana, non può che riempirmi il cuore – è l’allegria e la spensieratezza collettiva che irradia dal palco e per un’ora e mezza fa dimenticare tutto a chi li ascolta. La noia, l’ansia, le differenze, i problemi: nulla di tutto questo esiste più. In un boost naturale di serotonina, tutti i pensieri vengono sostituiti da uno stato di pace, a tratti di euforia, e da un sincero sentimento di amore verso gli sconosciuti che ballano accanto a te. Ed è proprio questo che fa il Sud: con il sole sempre in alto sulle nostre teste, non potremmo concepire musica diversa da questa.
Okgiorgio



Reduce da un tour pienissimo, okgiorgio ha conquistato lo Spring regalando un djset dinamico poliedrico e dinamico, con due batterie sul palco e il mixer al centro del palco. Il dj e producer bergamasco ha dato prova di quante cose sa fare: ha imbracciato la chitarra e ha persino creato un inedito partendo da una frase pronunciata da un ragazzo del pubblico – cosa che ormai fa parte delle sue performance da tempo. In un set piuttosto lungo, okgiorgio porta verso la fine del primo giorno di festival, creando la giusta atmosfera per i giorni a venire.

Lo Spring Attitude come rito collettivo
La serata si è poi conclusa con i dj set dei Parisi: un progetto valido e rappresentativo dell’elettronica italiana contemporanea. Una degna conclusione di questo attesissimo appuntamento annuale, che come ogni volta lascia con una piacevole sensazione di pace. Come tutti gli anni, lo Spring Attitude si conferma un incontro di gioia e condivisione, un rito collettivo e un evento ormai iconico a cui è diventato impossibile mancare. È ormai appurato che per Roma questo festival rappresenti qualcosa di grande: non c’è modo migliore di inaugurare così la stagione dei concerti.
Articolo di Marta Mazzeo, foto di Beatrice Fraioli
