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Steven Brown live Firenze

Lo storico leader dei Tuxedomoon ha presentato live il suo nuovo album “In This Very World” insieme a riletture dal suo vasto repertorio

15 maggio, nella Sala Vanni a Firenze, Musicus Concentus chiude la stagione del cartellone “Glorytellers” con un live davvero intenso, per un pubblico musicalmente colto: sul palco Steven Brown, storico leader dei Tuxedomoon, tra gli artisti che hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra canzone, elettronica, post-punk, teatro sonoro e avanguardia.

Chi è Steven Brown e cosa ha portato a Firenze

Steven Brown è lo storico leader dei Tuxedomoon, una delle formazioni più influenti dell’Art Rock di fine anni Settanta, facendo storia con un nuovo linguaggio, sospeso tra sperimentazione, elettronica e narrazione. Per questo evento sala piena di un pubblico adulto ma stavolta non nostalgico: molti musicisti, molti giovani, lì per la musica e non per un amarcord. Sì, perché Brown ha continuato a comporre, registrare, esibirsi, senza sosta, sempre con lo stesso faro con cui ha iniziato: sperimentando, rifuggendo gli stereotipi, la mediocrità che porta al mainstream.

Il percorso di Steven Brown tra cinema, danza e Messico

Brown, da molti anni residente in Messico, ha costruito un percorso artistico tra i più ricchi e trasversali della scena internazionale. Co‑fondatore dei Tuxedomoon, con cui ha pubblicato quindici album fondamentali per l’avanguardia new wave, l’artista ha affiancato alla storica band un’intensa attività solista, firmando oltre venti lavori a proprio nome o insieme a formazioni come Ensamble Kafka, Nine Rain e Cinema Domingo Orchestra.

Alla produzione discografica intreccia una lunga esperienza come compositore per danza, teatro e cinema, ambito in cui Brown ha sviluppato un immaginario sonoro capace di dialogare con figure come Sergej Ėjzenštejn, Fritz Lang, Wim Wenders e David Lynch. Il suo lavoro ha inoltre incrociato la scena coreografica internazionale, includendo collaborazioni di rilievo come quella con Maurice Béjart.

Cosa racconta l’album “In This Very World”

Un artista nomade e poliedrico, capace di attraversare linguaggi e geografie senza mai perdere la propria inconfondibile identità, che in questo tour ha presentato “In This Very World”, il suo ultimo album uscito il 27 marzo. Un lavoro intenso e visionario, che intreccia memoria personale, suggestioni letterarie, cinematografiche e politiche (come è sempre stato), alternando brani cantati a composizioni strumentali costruite attorno a pianoforte, clarinetto, sax. Accanto ai nuovi materiali, il concerto ha incluso ri-arrangiamenti del repertorio storico dei Tuxedomoon, in un percorso coerente e in dialogo tra passato e presente.

Com’è costruito il live: trio, interplay e setlist

Per il tour, Brown – alla voce, al pianoforte, al sassofono tenore e al clarinetto – si presenta in trio con Luc Van Lieshout – già nei Tuxedomoon – alla tromba, al filicorno e all’armonica, e Lucien Fraipont – chitarrista collaboratore della formazione sperimentale belga Aksak Maboul – a chitarra, basso e programmazioni.

Concerto notevole, per molte ragioni. Musicalmente, tutti in grande forma: Brown perfetto a tutti gli strumenti, con ancora una voce piena e corposa, senza abbassamenti; Luc Van Lieshout che, senza volersi far notare, quale fosse una comparsa laterale e quasi nascosto, ha mostrato ancora una volta la raffinatezza del suo stile e l’affiatamento con il compagno; il giovane Lucien Fraipont, incaricato anche dell’avvio delle basi, alla chitarra ha offerto ottime texture di complemento ma anche assoli brevi e affatto banali, mentre al basso ha cercato di rifarsi, molto filologicamente, alle partiture di Peter Principle, peraltro con esiti eccellenti. Tra i tre c’è una sintonia disarmante, non hanno bisogno di sguardi, basta un cenno e i brani partono perfettamente all’unisono, eppure le partiture sono decisamente complesse.

C’è certa continuità tra la produzione del Brown solista e quella nei Tuxedomoon, a dimostrazione di come lui fosse una delle anime imprescindibili e caratterizzanti di quel sound con una poetica di fondo chiara, peculiare e mai rinnegata nel tempo, magari per abbracciare scelte di comodo.

I momenti più intensi del set, oltre un’ora di musica con poche parole qua e là, peraltro in un italiano piuttosto fluido, quelli dove l’interplay tra i musicisti ha raggiunto gli esiti migliori, sono le (mai troppo) lunghe transizioni strumentali dove le ance di Brown interloquivano con l’armonica, la tromba e il filicorno di Van Lieshout, creando quelle caratteristiche atmosfere jazz-noir che, da sempre, costituiscono il marchio di fabbrica della “casa madre” e tengono l’ascoltatore con il fiato sospeso.

Altro pregio del concerto, la scelta della set list: il repertorio dei Tuxedomoon è stato ripreso ma non saccheggiato, a dimostrazione di come l’artista creda ancora molto nelle sue attuali capacità creative e non viva di sola gloria passata. Menzione speciale per il meraviglioso bis “Nella Tierra”, dal nuovo album, ma dispiacere per non averlo sentito eseguire “Lowlands Tone Poem” (Tuxedomoon) presente in scaletta come ultimo encore. Scroscio di lunghi applausi dopo ogni brano, standing ovation alla fine. Non poteva che essere così.

Articolo e foto di Francesca Cecconi

Set list Steven Brown 15 maggio 2026 Firenze

  1. Cheran
  2. Panic in Detroit (cover David Bowie)
  3. Luce
  4. Muchos Colores (Tuxedomoon)
  5. Some Guys (Tuxedomoon)
  6. A Home Away (Tuxedomoon)
  7. Waltz No. 2 (cover Dmitrij Šostakovič)
  8. In a Manner of Speaking (Tuxedomoon)
  9. Nakba
  10. The Book
  11. El Hombre Invisible
  12. 59 to 1 (Tuxedomoon)
  13. Work
  14. Wordsworth
  15. Nella Tierra
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