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The Black Veils live Bologna

Canzoni apocalittiche per ballare. Sardoniche, disperate, consapevoli, ma non del tutto ciniche

15 novembre, ci troviamo al Covo Club di Bologna per il battesimo live di “Gaslight”, il nuovo disco dei The Black Veils uscito appena il giorno prima, il 14 novembre, per l’etichetta francese Icy Cold Records. Nell’attesa giriamo all’interno del locale nello spazio merchandising: magliette, spille, stampe e soprattutto i dischi della band e del gruppo spalla, gli Anton. Ne approfitto per fare un salto in bagno e noto che sulle mattonelle di fronte a me c’è una locandina: “Se vuoi partecipare al film su Il Covo inquadra il QR”. Alcuni di voi forse ricorderanno l’articolo che abbiamo pubblicato qualche mese fa su questa doverosa produzione: il Covo compie 45 anni ed è uno dei club più conosciuti in Europa. A ricordarci la ricorrenza ci saranno vari adesivi sparsi per le ciabatte elettriche e in giro per il locale anche stasera.

La scena waver bolognese degli anni Venti

Vi fa strano che chiami questi anni “gli anni Venti” eh? Ebbene, sono i nostri anni Venti. E che succede in questo decennio da queste parti nei club? Guardiamoci attorno. La gente inizia ad arrivare e direi che è anche numerosa. Intravedo alcuni componenti di band bolognesi come i Degherl, i Caron Dimonio e i Two Moons. Li nomino perché se non ne avete ancora sentito parlare potrebbero arrivare a breve o in qualche modo alle vostre orecchie: c’è e c’è stato molto fermento e attenzione attorno a loro, alcuni esistono da un po’, altri da un po’ meno, nel territorio – ma non solo. Sono alcuni dei nomi che girano in questi anni sul genere. Compiti a casa: approfondite. Compiti fuori casa: andate a vederli per farvi un’idea di che colore è la notte di Bologna in questi anni.

Fermiamo La Nuit Blanche, dj e organizzatrice delle serate “Transmission”. Chi frequenta la vita notturna di Bologna, tornando al discorso panoramico di prima, ne avrà sentito parlare: una serie di eventi dalle sonorità new wave e goth sia per quanto riguarda le band proposte che per le set list messe su dai DJ. Ve lo dico, sono setl ist da sogno – o da dorato incubo –  non sbagliano una traccia. Per tutti gli altri pongo delle domande alla nostra intervistata per chiarire meglio lo scenario nel quale sta accadendo il tutto.

“Trasmission”: dicci cos’è. “Transmission” esiste da pochissimo. Nasce dalla mia voglia di fare “altri eventi”; io vengo da un altro settore che è quello del Burlesque che in realtà non è così distante da ciò che propongo in questo contenitore: hai a che fare in entrambi i casi con le realtà dei locali. Su che genere verte “Transmission”? Sulla musica che personalmente mi fa vibrare: la Dark Wave, il New Goth. Vengo dalla vecchia guardia Goth emiliana, frequentavo il Condor da ragazzina. Ho iniziato mettendo i dischi con Gianfranco del Grottesque. Ho voluto proporre qualcosa di mio, nel rispetto delle altre realtà con cui ho buoni rapporti. Questa sera vedremo i The Black Veils e in apertura un gruppo francese, gli Anton. Queste band condividono la stessa label, la Icy Cold records di Parigi. In apertura ho voluto una band della stessa label, esordiente, che sono andata ad ascoltare tra le proposte dell’etichetta, cercando qualcuno che non fosse mai stato in Italia e che avesse un’estetica conforme alla mia visione di serata.  Benissimo. E a seguire immagino che ci sarà un dj set… Sì, ci saremo io e Giorgio Falcone aka Curehead-K, spazieremo su cose contemporanee. Non sono una di quei sostenitori che pensano che la Dark Wave sia morta negli anni ‘80, anzi, andremo su band contemporanee. Derivative sì, ma in fondo mi chiedo cosa ci sia di male. Mi sono un po’ distaccata dalla old school, tuttavia, sono più sulla New Goth.

Il disco: “Gaslight” nelle parole di una band pre-concerto

Vedo girare i componenti della band di stasera, i The Black Veils. Ci sediamo a un tavolino e lascio raccontare da loro stessi qualcosa dell’album.

Il vostro nuovo disco, “Gaslight” ha esordito ieri. Siete contenti di questo figlioletto appena uscito? Sì, molto contenti e tesi per portarlo sul palco per la prima volta stasera ma siamo carichi Siamo freschi di ascolto anche noi. Quanto tempo ci avete lavorato su questo album? Un paio di anni direi. C’è stata qualche influenza elettronica; è entrato un nuovo membro o parte da una vostra ricerca? In realtà abbiamo perso il nostro batterista. Già stavamo lavorando a dei brani elettronici in precedenza. Il concept del disco è quanto la situazione mondiale attuale sia miserabile; abbiamo quindi pensato su come raccontare questa cosa anche musicalmente senza retorica. “Facciamo un funeral party” ci siamo detti. Immaginiamo il nostro funerale: suoniamo come se ci dovessimo ballare sopra e rendiamolo danzereccio, vogliamo che tutti possano ballarci. Suonerete tutto il disco stasera, anche se immagino che alcuni brani li abbiate già testati in passato dal vivo? Noi testiamo sempre i brani prima dal vivo. 4 tracce sono sopravvissute a questa esperienza. Quindi ci sono alcuni brani registrati in semi presa diretta nel disco? Magari per preservare l’energia e l’amalgama live? No, su questo disco no. Il precedente, “Carnage” invece ha proprio questa impronta: restituire questo impatto live agli ascoltatori. Era più punk, aveva quel tipo di urgenza di suono più marcio. L’attuale disco contiene delle tracce di “Carnage” ma in chiave più elettronica e danzereccia. Questa sera sarà nostra, è il quarto disco e sarà bello amalgamare e mischiare i brani delle varie uscite.

Il gruppo spalla: gli Anton

Anton

Diamo un’occhiata al palco: abbiamo una chitarra, dei synth su un tavolo e un basso. Entra la band; diamo un occhiato all’outfit: abbiamo una camicetta, un lupetto e una canotta.
Bonsoir, we are from Paris, esordiscono. Bologna ti ascolta, Parigi.

Anton

Parte un drum ben presente. La voce è scura, urlante in maniera cupa: paradossalmente ricordano molto la vecchia New Wave italiana. La batteria continua in maniera abbastanza quadrata anche negli altri brani. Credo che il tavolo davanti al cantante faccia un po’ da involontaria barriera; è un problema di chi canta e suona o i synth o il piano, che molte volte vengono messi lateralmente a posta: via le barriere visive – e quindi involontariamente psicologiche – tra palco e pubblico. La chitarra picchia sul del flanger dai tempi molto lunghi e sul del chorus con un pizzico di fuzz. Il basso è fluido. Fa caldo nel locale, e il cantante al quarto brano si toglie il lupetto scoprendo una maglietta bianca. Mi è piaciuto molto il quarto brano, capisco che se lo sono tenuto in caldo piuttosto che spararlo subito fuori. Nella loro totale esecuzione sono abbastanza lineari, nella performance leggermente timidi (ma no, sono io che ce l’ho con i tavoli sui palchi) ma senz’altro concentrati nell’esecuzione: abbiamo assistito a dell’Elettro New Wave per scaldare i motori.

The Black Veils: il “GasLive”

Poi arrivano loro: i The Black Veils. I ragazzi salgono sul palco, controllano gli strumenti, si danno due pacche sulle spalle e si abbracciano. L’emozione c’è, e tanta. Ora si parte veramente. Scendono per avviare lo spettacolo vero e proprio. Una base di arpeggiatori accoglie l’entrata di chitarrista e bassista: si tratta della traccia “The Spectral link”. I due vengono raggiunti dal cantante poco dopo. Come outfit sono molto stilosi, curati ma soprattutto lo sono i loro suoni. Dietro di loro appare il nome della band proiettato sul telone. “Nyctalopia” è il primo brano live in corsa. Greg, il cantante, dà due colpi alla drum davanti a lui, gioca con l’asta del microfono e si scalda. Ci dimostrerà durante tutta l’esibizione di essere un gran frontman che sa bene come calamitare l’attenzione del pubblico su di sé e sul palco.

The Black Veils

Tira fuori un cartello nero con la scritta in bianco “It’s genocide”: i The Black Veils dicono la loro senza troppi giri di parole retoriche. Ne vedremo altri di cartelli durante l’esecuzione della set list come un “Fuck Resilience” durante il brano dedicato al più grande attore del pianeta: “Buster Keaton”, verso la fine.

The Black Veils
The Black Veils

Rimettendo le lancette indietro dopo questo spoiler, segue “Comedy of menace”, dello stesso tiro della precedente “Nyctalopia”, mentre sul retro appaiono delle proiezioni di illustrazioni animate che rimandano alla copertina del disco o per lo meno che hanno la stessa mano. La drum è martellante, la chitarra di Mario D’Anelli raffinata e il basso di Filippo Scalzi molto organico e presente, direi catalizzante a livello sonoro. Il cantante, Gregor Samsa, fa ora uso di due microfoni, uno più distorto, radiofonico. La band dimostra da questi primi brani di essere molto preparata.

The Black Veils

Non è facile gestire un live intero senza un batterista o percussionista che “sposta l’aria”, potrebbe a lungo andare stancare o peggio creare un leggero “effetto karaoke” tra basi a volte troppo da studio e il live stesso; ricordo un concerto che vidi dei Lebanon Hanover e dopo qualche brano avvertivo freddezza e esaurimento di sorprese a livello sonoro (quando una sezione acustica centrale spartiacque tra primo e secondo tempo ti salva l’equilibrio di un live altrimenti troppo lineare); loro invece riescono ad amalgamare il tutto molto bene.

The Black Veils

Siamo qui per presentare il nostro disco. Mi sentite bene? Vi sentite bene? dice Gregor. Questo è un vecchio pezzo. Un flanger molto freddo e tagliente ci porta a “Rabbits” dal disco “Carnage” del 2021. La band è conosciuta dal suo pubblico che accoglie con eccitazione questa hit live. A dire il vero, tutto il live ha dei brani che hanno la forza di essere delle hit: sono immediate, orecchiabili, ballabili. Delle tastiere ci portano a un’altra canzone del passato, “Dealing with demons” (dall’omonimo album del 2017); i brani live rispetto ai loro corrispettivi in studio acquistano una dimensione più scenica che dà agli stessi spinta e se vogliamo tangibilità.

The Black Veils

Ora un altro nuovo brano. Ispirato al film “Quello che prende gli schiaffi”, “Tightrope walker” fa il suo ingresso riportandoci all’ultimo Gaslight. Gregor cerca spesso il pubblico, si sporge spesso dal palco, salta, si muove, continua a catalizzare l’attenzione. Tira fuori un altro cartello, “Sad Clowns Unite”, riportandoci al film del 1924 prima citato. Ancora un estratto dal precedente “Carnage”, “Lamourlamort”, anche qui un ottimo esempio di ottima amalgama tra parte organica ed elettronica, seguita dalla scurissima “Seed of revolt” e dalla scenica “Piggies” con tanto di maschera da maiale che se ci richiama le esibizioni di Waters non può che rimandarci a “La fattoria degli animali” di Orwell, opera sempre purtroppo attuale.

The Black Veils

I Balck Veils tirano questi sassi durante il live senza nascondere la mano, dicono la loro ma senza fermare lo spettacolo. Si concedono solo una brevissima pausa con un Noi tre siamo dei maschi, dei maschi di merda accusando l’imparità di diritti tra uomo e donne e introducendo “Black Kittens Against Privilege”: sanno servire bene le atmosfere di partenza dei brani, come vedremo, anche strumentalmente, nella successiva “Phantom limb syndrom”; i ragazzi a volte mi ricordano per qualche motivo gli Editors e li vedrei bene in un palazzetto.

The Black Veils

“Have you seen bunny lake?” viene accolta da un urlato bellissima! da qualcuno del pubblico che già conosce bene il disco appena uscito. Molto belle anche “The ghost inside” e la title track “Gaslight”: arrivano subito dentro. Gregor a questo punto accenna – solo voce – uno snipped di “2 Late” una B-Side del periodo “Disintegration” dei The Cure.

The Black Veils

Abbiamo scritto la colonna sonora per questo mondo di merda in questo periodo. Non c’è speranza, ma teniamoci stretti, chiude il cantante prima di sparire insieme agli altri. Verranno richiamati per un bis che si allaccia perfettamente a questa dichiarazione: in “Cities on fire” Gregor si lancia sul pubblico e salta con esso, sotto il palco. Il live è risultato molto coinvolgente, di quelli che quando capita rivedresti. I brani nuovi sono stati sapientemente miscelati con i precedenti e più spesso anche “Carnage” è stato ritirato fuori, con il buon compiacimento dei fan. Consigliati, da qui è tutto.

Articolo di Mirko Di Francescantonio, foto di Giovanna Dell’Acqua

Set list The Black Veils Bologna 15 novembre 2025

  1. The spectral link
  2. Nyctalopia
  3. Comedy of menace
  4. Rabbits
  5. Dealing with demons
  6. Tightrope walker
  7. Lamourlamort
  8. Seed of revolt
  9. Piggies
  10. Black Kittens Against Privilege
  11. Phantom limb syndrome
  12. Have you seen bunny lake?
  13. The ghost inside
  14. Gaslight
  15. Buster Keaton
  16. Cities on fire

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