Mercoledì 8 luglio la band inglese The Darkness arriva a Pistoia per esibirsi in Piazza Duomo all’interno del programma del Pistoia Blues 2026. Il Rock’n’Roll, quello più hard, più scanzonato, ironico e intenso che ultimamente sia passato da queste parti è qui per un’altra serata calda in città, in una piazza, stavolta senza posti a sedere oltre le consuete gradinate, che si riempie abbastanza velocemente garantendo una buona presenza di pubblico anche alle band di apertura.


Aprono le danze una delle band vincitrici del concorso Obiettivo Bluesin 2026, i Woody Bones, Rock e Southern Folk di stampo americano da Cremona. Seguono gli Spleen da Firenze, band sulla cresta dell’onda, autori di un Post Punk dalle tinte noise molto grintoso ed energico. Infine i Messa, doom metal band veneta fra le più quotate, molto bravi tecnicamente, con una particolare voce femminile e piuttosto apprezzati dal pubblico, leggermente monotoni per chi scrive, quindi il loro set avrebbe potuto essere più corto di uno o due brani.




The Darkness


Alle 22:00 circa sulle note di “Arrival” degli Abba salgono sul palco The Darkness, i fratelli Justin e Dan Hawkins alle chitarre, Frankie Poullain al basso, Rufus Tiger Taylor, trentacinquenne figlio di Roger Taylor leggendario batterista dei Queen, alla batteria, mentre alle tastiere e chitarra da una mano alla band Ian “Softland” Norfolk.


La situazione si scalda immediatamente e dopo il primo pezzo il cantante Justin Hawkins è già a torso nudo – anche se per la quantità di tatuaggi che lo ricoprono sembra ancora vestito – una scaletta al fulmicotone investe la piazza, sono il primo album “Permission To Land” e l’ultimo “Dream On Toast” a costituire, con cinque brani ciascuno, l’ossatura della set list; per il resto della serata la band pesca qua e là dagli altri album, ovviamente non tralasciando nessuno dei loro pezzi più famosi, mancano alcune delle cover recentemente eseguite altrove, e a parte un accenno di “Heartbreaker” dei Led Zeppelin, solo “The Power Of Love di Jennifer Rush viene suonata a metà del set, seguita da “The Longest Kiss”.


Rufus Taylor offre una prova muscolare e intensa, e il chitarrista ritmico Dan Hawkins è un vulcano di energia bilanciato dal bassista Frankie Poullain che dal lato opposto del palco con il suo Thunderbird riempie quasi con nonchalance ogni spazio libero del mix: il suono è potente e solido e non ci sono cedimenti.


Ovviamente è il cantante e chitarrista Justin Hawkins il mattatore della serata, il pubblico è totalmente nelle sue mani e Justin ne fa quello che vuole, dal botta e risposta con il pubblico su “Get Your Hands Off My Woman” alle istruzioni su come eseguire la coreografia necessaria al ritornello di “Walking Through Fire”, fino a interrompere “I Believe In A Thing Called Love” per impartire un sermoncino contro l’uso dei cellulari durante i concerti per poi ricominciare da capo la canzone.


Il pubblico ci sta comunque lasciandosi trasportare dal fiume di energia che proviene dal palco, la fine arriva dopo circa novanta minuti con il bis costituito da “One Way Ticket” e il Rock’n’Roll scatenato di “I Hate Myself”, dopodiché sulle note immortali di “(I’ve Had) The Time Of My lLife” che esce dall’impianto si comincia a svuotare la piazza, e io penso grazie The Darkness, grazie Pistoia Blues.
Articolo di Andrea Bartolini, foto di Francesca Cecconi


Set list The Darkness Pistoia
- Rock And Roll Party Cowboy
- Growing On Me
- Get Your Hands Off My Woman
- Mortal Dread
- Motorheart
- Barbarian
- Walking Through Fire
- Love Is Only A Feeling
- The Power Of Love (Jennifer Rush cover)
- The Longest Kiss
- Heart Explodes
- Japanese Prisoner Of Love
- Friday Night
- I Believe In A Thing Called Love
- One Way Ticket
- I Hate Myself
