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The Dead South Live Milano

Dire Dark Country è riduttivo per questa band che accende l’Alcatraz con whiskey e cappelli western

Quando mi è stato chiesto di recensire questo concerto, ho detto a mio figlio Sì! I Dead South! Che avevano fatto quel video virale di “In Hell I’ll be in Good Company”, li conoscono tutti! Ma lui mi ha risposto guarda che erano virali solo per noi, è un video che è girato in famiglia e in effetti i Dead South non sono mainstream, almeno in Italia, anche se il brano citato ha 117 milioni di ascolti. E così al concerto ho partecipato con lui, e quindi questo è il primo report di famiglia che leggerete, dove lui ci ha messo le orecchie e io la tastiera.

Dakota Rogers

Benjamin Dakota Rogers apre il concerto in un Alcatraz in forma ridotta ma pieno, con pubblico eterogeneo che viene da Liguria, Piemonte e anche più lontano come vedremo. 

La scena è allestita come il set western di Pioneertown, richiamando anche la copertina dell’ultimo album degli headliner, “Chains & Stakes”, e davanti a questa si presenta Benjamin Dakota Rogers, vicino di casa dell’Ontario dei canadesi.

Artista solista e polistrumentista anche se stasera cambierà solo chitarre, con occhiali stile aviator anni ‘70 gialli, tatuaggione sul petto, fibbia vistosa e camicia bianca, l’artista arpeggia veloce e batte il tempo sulla cassa della chitarra accordata aperta introducendo un repertorio dark country in tema con il gruppo che seguirà, con tonalità prevalentemente minori tranne alcune eccezioni in maggiore come appunto… “Maggie” e sfoggia una voce potente, distorta ma brillante, che accenna a passaggi jodel sulle note alte, o indugia in un talking country nel brano “Engine Fire”. 

Dead South > Dark Country

Quando arrivano The Dead South si capisce che sono le star della serata perché dal look classico con camicie bianche, bretelle e pantaloni neri per Danny Kenyon e il rimpiazzo di cui ci diranno meglio dopo Caelum Scott, e cappelli per Scott Pringle e Nate Hills con giacca nera, alla disposizione coreografica sul palco, all’affiatamento nell’esecuzione, assistiamo a una esibizione di prima categoria, che nulla ha da invidiare alle incisioni ma trasmette l’energia dal vivo degli strumenti pur esclusivamente acustici. 

Questi pionieri canadesi portano il Country e il Bluegrass sui versanti più scuri, anche come contenuti, sconfinando in un genere attuale che riecheggia di Rock e Punk fino a coverizzare i System, nella loro interpretazione crossover della musica tradizionale americana che racconta storie di crimini e temi lugubri ma prevede anche tanta ironia e divertimento.

Scaeltta e whiskey

“Snake Man” parte 1 e 2 vengono eseguite di seguito senza presentazioni e, mi viene annotata, come parte della studiata disposizione sul palco, la presenza di un genere di conforto per ognuno su un tavolino alle sue spalle e nei casi in cui non si tratta di acqua come per Kenyon o di plettri per la recluta Scott, si tratta di Whiskey Jameson.

Finita l’esecuzione della mini-suite la band saluta con un Ciao e si presenta, introducendo la forsennata “20 Mile Jump” per poi salutare ancora e rivelare che il concerto è stato possibile proprio grazie al giovane paramedico Caelum Scott, che ha sostituito Crawford affetto da problemi di salute, e chi meglio di lui, che ha imparato a suonare il banjo guardando suonare il suo idolo Crawford? Storie che capitano in questa famiglia del selvaggio West canadese, che spazia dal violoncello pizzicato come un contrabbasso a suonato con l’archetto come nel brano seguente “Son Of Ambrose”, a Scott al mandolino trasformatosi in percussionista con tamburelli ai piedi mentre Caelum pesta sulla grancassa coinvolgendo la platea in “Boots”.

In “Yours To Keep” è Kenyon a cantare, mentre fra cambi fra chitarre e mandolini annuncia che ci sarà una parte in italiano, ma non è vero. Invece ci sono “Time For Crawling” e “The Recap”, con un momento alcolico di Whiskey sul palco incoraggiato dal pubblico e seguito dalla cover, inedita dal vivo, di “People Are Strange”. 

Cambiano mandolino e chitarra ancora per “That Bastard Son”, la cui barra finale I don’t care no more viene ripetuta più volte, e si passa da “Black Lung” a “Little Devil”, per arrivare a qualcosa che non sarebbe strano per una conferenza ma lo è per un concerto, cioè il momento “domande e risposte”. Quando un nuovo live a Milano, quando verrete in Finlandia, quando il prossimo album, ecco qua c’è una notizia, è stato registrato ad Abbey Road e uscirà a febbraio. 

“Broken Cowboy” e “The Dead South” portano al momento più atteso della serata, l’esecuzione del cavallo di battaglia e eponimo della loro fan base “In Hell I’ll Be In Good Company” che inizia con l’inconfondibile fischio di Kenyon e col rito delle tre birre aperte in sequenza per scandire il ritmo.

“Honey You” nella versione cantata e coda strumentale è una finta conclusione, con ringraziamenti allo staff e auguri a Jason, ma chi è, presentazione della band che esce lasciando il palco in preda a un effetto temporale con tuoni e fulmini che consacra le tonalità dark.

Kenyon e Pringle tornano sul palco per lo strumentale “Clemency” con violoncello con archetto e chitarra che come nell’album fa da intro a “Completely, Sweetly” che vede entrare gli altri due con chitarra e banjo più cassa, suonare la quale non impensierisce Scott nel lanciarsi nell’obbligato virtuoso che il suo mentore ha inciso sull’album.

“Travellin’ Man” porta un po’ di buonumore con la sua esecuzione veloce e precede la conclusiva “Banjo Odyssey” con la sua storia d’amore fra cugini e il suo assolo di cello, lasciando il pubblico dell’Alcatraz a sfociare in via Valtellina e mio figlio, che quando guardavamo il video di “Good Company” insieme faceva le elementari, a riordinare le note che mi hanno consentito di raccontarci questa serata prima di tornare a casa con la nostra Fiesta di seconda mano. 

Articolo di Simone e Nicola Rovetta, foto di Laura Vecchio

Set list The Dead South Milano 19 marzo 2026

  1. Snake Man Pt. 1
  2. Snake Man Pt. 2
  3. 20 Mile Jump
  4. Son of Ambrose
  5. Boots
  6. Yours To Keep
  7. Time for Crawlin’
  8. The Recap
  9. People are strange
  10. That Bastard Son
  11. Black Lung
  12. A Little Devil
  13. Broken Cowboy
  14. The Dead South
  15. In Hell I’ll Be in Good Company
  16. Honey You
  17. Bis:
  18. Clemency
  19. Completely, Sweetly
  20. Travellin’ Man
  21. Banjo Odyssey
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