Il 25 febbraio Rudi Protrudi e i suoi The Fuzztones hanno invaso il palco torinese del Blah Blah per una serata all’insegna della nostalgia psichedelica, accompagnati dai The Devils in qualità di opener d’eccezione.
Il salotto Blah Blah
Via Po è la spina dorsale che collega l’anima politica di Torino, rappresentata da Piazza Castello, a quella più mondana di Piazza Vittorio Veneto: i suoi portici, concepiti affinché i Savoia potessero raggiungere la Chiesa della Gran Madre all’asciutto anche durante le giornate più piovose, sono oggi un crocevia culturale sospeso nel tempo, dove le signore dell’alta aristocrazia borghese si confondono tra le bancarelle di libri usati, mentre gli studenti di Palazzo Nuovo trovano rifugio da Fiorio allo scopo di esorcizzare l’ansia per il prossimo esame davanti a un bicerin bollente, ricalcando così le orme di Cavour e Rattazzi, habitué di quelle stesse mura quando, ai tempi del Risorgimento, l’Italia moderna stava prendendo vita. Percorrendo la via fino al civico 21, le porte di quel che un tempo era il Cinema Po, ora ingresso del Blah Blah, sono intasate dalla coda creatasi davanti al locale in occasione del live di questa sera, a quanto pare molto atteso soprattutto da un pubblico di arzilli ragazzi tra i sessanta e i settanta anni, con pochissimi Gen X e Y e praticamente nessuno al di sotto dei trent’anni. La piccola sala concerti, stipata fino all’inverosimile, si trova alla destra dell’entrata, con la zona bar a rimanere dalla parte opposta, costantemente presa d’assalto dagli astanti meno intimoriti dal dover riconquistare, a ogni ordinazione, quei 20 centimetri quadrati di spazio vitale in zona palco precedentemente aggiudicatisi con le unghie e con i denti.
The Devils: opener di massima caratura
È compito del duo partenopeo, fresco di pubblicazione del nuovo album “Devil’s Got It” (la nostra recensione), fare gli onori di casa: fondati dalla batterista Erika Switchblade e dal chitarrista Gianni Blacula nel 2015, The Devils portano in dote un Rock’n’Roll primordiale, in cui gli stilemi classici del Blues vengono shakerati con l’immediatezza del Garage Rock e una sempre sana attitudine no future; una specie di Boogie sotto steroidi che trasuda pericolosità e coolness almeno quanto l’aura che circonda i due musicisti, che tra occhiali scuri, basettoni rockabilly e completi di pelle potrebbero benissimo essere arrivati al Blah Blah accompagnati dalla Chevrolet di Vincent Vega.


Il loro mood può venire efficacemente riassunto da quel tonight I wanna fuck you all che Gianni Blacula rivolge ai presenti prima di inondare la sala di feedback, mentre il groove martellante di “Time is Gonna Kill Me” fa tremare i denti con violenza, come un ceffone di Bud Spencer.


Il sound è compatto ed eccitante, con il riffing di brani come “Mr Hot Stuff” e “Teddy Girl Boogie” a creare un tornado elettrico che dovrebbe travolgere la platea: dico “dovrebbe” non a caso, perché quella stessa platea si rivela, purtroppo, essere poco ricettiva – e il mio è un gentile eufemismo – nei confronti della musica di Erika e Gianni, il quale introduce l’ultima “Shaking Satan’s Balls” con un alquanto stizzito ma comprensibile ancora questa e poi ce ne andiamo affanculo, mentre, dal pubblico, una voce commenta sprezzante sì, bravo, vacci, assicurandosi così una sicura nomination all’edizione 2026 del premio “Il più furbo della cucciolata”.


Colgo l’occasione per ricordare al gentile signore che tra la Champions e Sanremo avrebbe sicuramente avuto valide alternative per passare questo mercoledì sera, forse più adatte al suo straordinario acume intellettuale, mentre sarebbe bene riflettere tutti insieme sul fatto che, anche se il biglietto lo si è comprato per l’headliner, un minimo di partecipazione e soprattutto di rispetto sono dovuti a tutti gli artisti, ancora di più quando sono musicisti preparati e performer di assoluto livello come The Devils.
The Fuzztones
Sono passate da un pezzo le 22:00 quando il vessillo pirata con le due Vox Phantom incrociate, logo dei Fuzztones, viene proiettato alle spalle della batteria, scatenando un certo fermento negli astanti; il primo a salire sul palco è il chitarrista Marcello Salis – il cui cipiglio tetro lo fa assomigliare a una versione rock’n’roll di Anton Chigurh – seguito dal bassista Pablo Rodas, dal batterista Marco Rivagli e dal tastierista Nico Secondini, che non perde un secondo e cattura subito l’attenzione dei presenti con il solo di organo che introduce lo strumentale “Blues Theme”.

Ma è sulla successiva “1-2-5” che fa il suo ingresso in scena il protagonista assoluto dello show, Rudi “Action” Protrudi, il quale entra a gamba tesa sul groove introduttivo del pezzo con un solo di armonica a bocca, strappando fischi e applausi a una platea finalmente entusiasta dopo l’iniziale torpore.


Cantante, chitarrista, nonché unico punto fermo dei Fuzztones fin dalla formazione nel 1980, Protrudi è riconosciuto oggi come uno dei più importanti esponenti del Garage Rock revival, un archeologo sonoro che, mentre il resto del mondo era alle prese con lacca per capelli, giacche con le spalline e suoni sintetizzati, scavava senza sosta tra i ricordi della sua gioventù musicale per riportare alla luce la cruda immediatezza di band come Gonn, Paul Revere & The Raiders o Sonics, reinterpretandone l’energia attraverso il filtro nichilista e antisistema del Punk.


Nonostante gli infiniti cambi di line up e l’inevitabile scorrere del tempo, lo spirito selvaggio di Protrudi sembra essere ancora il motore che muove l’intera macchina Fuzztones: è lui il fulcro dello spettacolo live, showman e contemporaneamente direttore d’orchestra, riferimento sia per i musicisti sul palco che per chi è al di sotto di esso, con cui si ritrova a chiacchierare spesso e volentieri (We love you Italy, ‘cause you guys know how to rock and roll, dichiara prima di scatenare la band sulle note del classico “Highway 69”).


Il mix allucinato di sonorità psichedeliche e minimalismo elettrico dei Fuzztones trascina il pubblico in un viaggio a rotta di collo attraverso le rovine della società Occidentale, deridendone gli aspetti più grotteschi e caricaturali con lo stesso sarcasmo disincantato di un Hunter Thompson, mentre il riffing stralunato di brani come “Just Once” o “Brand New Man” esplode dall’impianto audio come farebbe la marmellata sul pavimento nel caso il vasetto sfuggisse disgraziatamente di mano. La batteria porta spesso il tempo a scappare in avanti, come in “Journey to Tyme”, mentre la sezione centrale di “Black Lightning”, che chiude la prima parte del set, è, al contrario, un abisso lisergico in cui quello stesso tempo rallenta, si deforma, finché il ritmo non riprende gradualmente energia per traghettare chi ascolta al chorus che conclude il brano.


Dovete muovervi, fare casino, non siamo mica a teatro! Ditelo insieme a me, RU-DI, RU-DI! è l’invito graffiante di Marco Rivagli alla platea del Blah Blah, un richiamo necessario per riportare sul palco The Fuzztones. La band e il loro leader non si fanno attendere: in quattro colpi di bacchette sono di nuovo ingobbiti sui rispettivi strumenti, pronti a tessere l’armonia preistorica di“Cinderella”, seguita subito dopo dall’oscura litania di “She’s Wicked”.


Se “Living Sickness” è un rito sciamanico collettivo, il cui incedere suadente ricorda un crotalo nel deserto, capace di agitare il sonaglio con la stessa rabbia con cui i piatti della batteria tintinnano impazziti sui ritornelli, è l’organo ipnotico della conclusiva “Strychnine” a sigillare il concerto, facendo oscillare da una parte all’altra la sala come una medusa a filo d’acqua. The Fuzztones salutano il locale sabaudo incrociando le due Vox Phantom di Protrudi e dell’altro axeman Marcello Salis, in una posa iconica atta a richiamare la celebre immagine che fa da logo alla band.
The end, beautiful friends
La serata è finita. Usciti in strada, tra la folla di arzilli ragazzi entusiasti come bambini davanti ai propri supereroi preferiti, lo sguardo cade su una coppia: ballano ancora abbracciati, sorridendo come se danzassero sopra alle macerie dell’umanità senza curarsene affatto. RudiProtrudi una volta ha detto: non stiamo cercando di riportare in vita gli anni Sessanta, stiamo cercando di mostrare alla gente cosa si è persa. A giudicare da questi due, il messaggio stasera è arrivato forte e chiaro.

Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio
The Devils set list Torino 25 febbraio 2026
- Killer’s Kiss
- Roar
- I Appeared to the Madonna
- Time Is Gonna Kill Me
- Mr Hot Stuff
- Roar II
- Magic Sam
- Teddy Girl Boogie
- Coitus Interruptus
- Shaking Satan’s Balls
The Fuzztones set list Torino 25 febbraio 2026
- Blues Theme
- 1-2-5
- Bad News Travels Fast
- Ward 81
- Highway 69
- Just Once
- Radar Eyes
- Green Slime
- As Time’s Gone
- Brand New Man
- Gotta Get Some
- Journey to Tyme
- Epitaph for A Head
- Black Lightning
- Cinderella
- She’s Wicked
- Living Sickness
- Strychnine
