A Roma ci sono ancora luminarie natalizie che si rifiutano di morire, come relitti luminosi, e basta incrociarle per essere riportati – per puro riflesso pavloviano – nei soliti, melensi tormentoni di Natale. Roba da far venire l’orticaria. Per fortuna esistono i concerti. Come quello del 16 gennaio al Defrag: un posto dove posso finalmente risaturare i timpani con le distorsioni e rimettere le cose in ordine. Sul palco, headliner della serata, i rocker occulti The Ossuary, con in apertura due gruppi capitolini: Phantom Menace ed Easy Demon.
Phantom Menace

Il concerto inizia con un gruppo romano molto giovane, i Phantom Menace. Eccoli salire sul palco con tutta l’esuberanza caratteristica dei loro anni – ah, beata gioventù – ma attenzione: questi ragazzi fanno sul serio. Sanno suonare e non perdono tempo a dimostrarlo; dopo qualche riff e qualche assolo mi hanno già conquistato.


La loro musica? Brani inediti segnati da un Heavy Metal dalle tinte abbastanza classiche. Sotto il palco c’è movimento: loro coetanei che pogano senza sosta. Segno che qualcosa sta funzionando. Sì, c’è ancora speranza per il metallo che verrà.


La loro esibizione scorre liscia, senza intoppi: suono ben amalgamato e sezione ritmica compatta. Sono giovani, certo, ma la stoffa c’è tutta e si sente l’eco di tante ore passate in sala prove. Tempus fugit e siamo già alla fine del loro set, ma non senza salutarci con “Rebel Yell” di Billy Idol.
Easy Demon

Cambio palco, cambio pelle. Arrivano gli Easy Demon e con loro un Rock ’n’ Roll croccante, sporco al punto giusto, dal fascino vintage e dai colori caldi delle valvole degli amplificatori. Sul palco sono scanzonati, divertìti, insomma dei simpatici guasconi. Ma, quando attaccano a suonare, ti investono come una muscle car anni Settanta con il motore truccato e il guidatore che se ne fotte dei limiti di velocità e…della tua incolumità.


Gli Easy Demon sono ottimi musicisti: ognuno fa il suo, nessuno ruba spazio, tutto funziona. Il Defrag si scalda, il pubblico pure, e l’atmosfera è quella giusta per accogliere gli headliner della serata: i The Ossuary.

The Ossuary

Se pensate alla Puglia solo come a una terra di sole e caldo, beh ricredetevi e preparatevi a entrare nelle fredde e oscure trame tessute da questi quattro alfieri della musica rock dalle tinte occulte. Le luci si abbassano, diventano più fredde, e un intro strumentale prepara la loro salita sul palco. Pochi secondi ed eccoci entrare nel mondo dei The Ossuary.


Il loro sound si richiama alla tradizione dell’Hard Rock degli anni Settanta, con un incedere doom e un retrogusto stoner. Un suono che diventa quasi ipnotico in molti brani – uno su tutti “Ratking”, eseguito questa sera – e che, miei cari lettori assetati di fuzz, dimostra tutta la bravura e l’esperienza di questi musicisti.


Il concerto è un viaggio attraverso tutta la loro discografia – quattro album all’attivo – con ampio spazio all’ultimo lavoro, “Requiem for the Sun”. Sul palco sono una macchina rodata: tecnicamente solidi, scenicamente sobri, ma con una presenza che pesa. Nessun bisogno di effetti speciali quando hai la musica che arriva al pubblico.


Si giunge così alla fine di questa serata che ha appagato in pieno la mia voglia di distorsione, di cui tanto avevo bisogno, come detto all’inizio. Mi avvio verso l’auto e, come sempre, penso una cosa che avrò detto e scritto tante volte, ma che mi piace spesso ripetere: in questo mondo di produzioni finte e di plastica la speranza è sempre lì, nella scena underground, quella fatta di passione e sudore, ancora non inquinata dalle fottute dinamiche commerciali. Il concerto di questa sera ne è l’esempio lampante.
Articolo e foto di Daniele Bianchini
