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The Rasmus live Zurigo

Concerto con mix di successi senza tempo che li hanno contraddistinti per oltre due decenni

Un tornado di musica e calore nel gelo di novembre: 20 novembre, mi dirigo in Svizzera e più precisamente a Zurigo, dove al Komplex 457 si esibirà un headliner che in mezzo ai ghiacci nordici ci è nato, e che aspetto di rivedere live da qualche anno ormai (il nostro report). Ho attraversato passi montani innevati e nebbie di latte per raggiungerli, ma mentre parcheggio, finalmente arrivata, so già che sarà una serata memorabile, mentre altri fan mi raggiungono: Germania, Polonia, Francia, e chissà da dove altro ancora. Dopo l’ispezione di rito mi porto in transenna, in attesa di entrare nel pit: sul palco, tre batterie, che mi suggeriscono la presenza di due opener oltre al pezzo grosso della serata. Delle pedane sul bordo invece mi dicono che qualcuno degli artisti sarà molto mobile e attivo durante l’esibizione, cosa che in realtà saranno tutte e tre le band. Il locale è pieno, ma non ancora a pieno regime, i fan prendono ordinatamente posto, c’è ancora abbastanza agio per curiosare l’area merch.

Block Of Flats

In un orario pressoché impossibile in Italia, il primo gruppo fa il suo ingresso in un buio quasi totale: dalla vibrante e prolifica scena musicale finlandese arrivano i Block Of Flats, giovane formazione alt rock originaria di Porvoo nata nel 2013; la band ha forgiato un suono distintivo e carismatico che fonde la potenza e l’attitudine del Rock e anche del Metal con arrangiamenti fantasiosi, melodie pop accattivanti ed elementi elettronici moderni.

Block Of Flats

Questa miscela audace li sta posizionando come uno dei gruppi più eccitanti e promettenti del panorama musicale nordico. La loro visione musicale è chiara: rompere gli schemi e creare qualcosa di unico. Non si accontentano di rimanere ancorati a un solo genere, ma traggono ispirazione da diverse fonti per generare quello che loro stessi definiscono il “BoF Blend”.

Block Of Flats

Stasera sul palco elvetico hanno dimostrato perché sono considerati una forza emergente da non prendere sottogamba: la loro esibizione è una scarica di energia pura, in grado di amalgamare con maestria la potenza del Metal contemporaneo con un sound melodico immediatamente accessibile.
Fin dall’inizio, la band ha preso possesso del palco con una presenza scenica intensa, in particolar modo il biondo frontman Jonne Nikkila: catalizzatore vivente di energia, si muove con una sicurezza tipica di artisti più navigati, e sa bilanciare perfettamente la furia delle strofe più heavy con l’apertura emotiva dei ritornelli pop.

Block Of Flats

Costante l’interazione con il pubblico, che ancora una volta dimostra però di mal digerire la lingua inglese: this is our first time in your beautiful country; how many of you knew us before tonight?  Jonne riceve in risposta sguardi ammirati, ma silenziosi, mani alzate e gridolini volti più a celebrare la sua delicata bellezza, che a rispondere alla sua domanda. Impeccabile la sezione ritmica, mentre le chitarre hanno tessuto trame che uniscono la ruvidità tipica metalcore alle sfumature alt rock: i loro brani raggiungono il massimo impatto dal vivo, dove il contrasto tra il growl emotivo di Nikkila e le sue linee vocali clean è risultato efficacemente dinamico.

Block Of Flats

I momenti migliori del loro live sono quelli in cui la band permette alla melodia, letteralmente, di esplodere, trasformando il locale in un coro unico: anche se in sostanza nessuno conosce i loro testi, tutti provano almeno a unirsi ai ritornelli più orecchiabili. Questo dualismo stilistico non solo mantiene alta l’attenzione e la carica, ma sottolinea la versatilità e la maturità compositiva della band, che ha affinato il proprio mestiere attraverso anni di gavetta e punta evidentemente in alto.

Block Of Flats

Non un semplice concerto quindi, ma una dichiarazione d’intenti: i Block Of Flats si posizionano come una delle band più interessanti da vedere in questo momento, uno show che colpisce testa e cuore, potenza, passione e ritornelli che frullano nella testa per ore. Neanche il tempo di salutare a fine spettacolo che ritroviamo il frontman dietro la bancarella del merch, con solo una giacchetta a coprire il corpo ancora sudato e vibrante di adrenalina.

The Funeral Portrait

Nel mentre, lo stage viene preparato per il gruppo successivo, si spostano le pedane, la prima batteria, col risultato di avere tantissimo spazio per muoversi. Le luci si abbassano e partono le note ammalianti di “Bang Bang” di Nancy Sinatra: è il momento del teatro emo rock dei The Funeral Portrait, sicuramente una band diversa da tutte le altre. Originari di Atlanta, nata nel 2014 questa band sta rapidamente scalando le vette del panorama rock con la loro unica miscela di intensità post – hardcore e alternative, il tutto condito generosamente con l’emotività tipica dell’Emo Pop e avvolto in un’estetica visiva e teatrale unica.

The Funeral Portrait

Questi ragazzi hanno visto una crescita esponenziale della loro notorietà nell’ultimo anno, e a ragione, tanto da attirare una fan base affettuosamente nota come The Coffin Crew, persone che si rispecchiano nel sound e ancor di più nei testi incentrati sulla salute mentale, sui traumi religiosi e sull’universalità del dolore. Guardandoli dal vivo, sono rimasta colpita dal fatto che siano una delle poche band che mi sento di dire portino avanti la fiaccola dei My Chemical Romance, pur essendo un’entità completamente indipendente. La magniloquenza era palpabile, la teatralità che si fondeva in un’esperienza comunitaria più profonda.

The Funeral Portrait

Totale è la loro dedizione alla performance dal vivo, una vera e propria esperienza teatrale dall’energia vibrante. Come ci aspetterebbe dal nome, la morte è arrivata insieme a loro mentre prendono i loro posti, per poi svelarla e “conoscerla” assieme alla band , mentre nessuno era preparato alla forza d’impatto di Lee Jennings, il carismatico frontman: descritto da alcuni critici come il Beetlejuice dell’Alternative Rock per la sua presenza scenica accattivante, Jennings ha saputo catturare l’attenzione fin dal primissimo istante, difficilmente rimanendo fermo nello stesso posto per più di un istante, costringendo i fotografi a un costante inseguimento.

The Funeral Portrait

Con un mix inebriante di dramma ed emotività, la band spazia tra i brani tratti dal loro secondo acclamato album “Greetings From Suffocate City”, uscito nel 2024, includendo anche potenti inni di tutta la loro discografia. La realtà è che se anche i The Funeral Portrait fungevano da opener, avrebbero potuto facilmente essere gli headliner: hanno tutta l’energia e la verve di una band pronta a prendere il comando nel loro genere. Se li avete visti, lo sapete già: impossibile dimenticarli, grande la tentazione di diventare parte della loro Coffin Crew per sempre. Si distinguono per la loro capacità di stabilire una connessione autentica e viscerale coi fan, attraverso parole, sguardi, gesti: con i loro testi profondi che parlano di salute mentale e il sentirsi outsider, i The Funeral Portrait creano uno spazio sicuro e inclusivo. Jennings non ha mancato di esprimere la sua sincera gratitudine a tutti coloro che si sono presentati alla loro “cerimonia”: ha capito da tempo che, per quanto grande e famosa possa diventare la tua band, tutto ruota attorno ai fan.

The Funeral Portrait

Non manca niente a questi ragazzi: grande presenza scenica, ottima musica e una mentalità aperta e concreta, sicuramente ci sono grandi cose in arrivo per questa band. La fine del loro concerto vede un fiume di persone dirigersi in area merch per incontrarli, rendendo quanto mai ostico muoversi in sala, che nel frattempo si è riempita a pieno regime: non nascondiamolo, siamo tutti qui per gli headliner, spuntano chiome colorate, borchie, vestiti dark, emo, un caleidoscopio di persone di ogni età e provenienza.

The Rasmus

In un clima quasi religioso, il palco viene allestito di tutto punto, gli strumenti provati, accordati, lustrati e coccolati che più non si può. Come dicevo prima, il pubblico era splendidamente eterogeneo: fan di lunga data nostalgici delle canzoni della loro giovinezza si univano a una nuova ondata di giovani ascoltatori, che solo di recente hanno scoperto la musica della band. Uniti dallo stesso entusiasmo, riempivano in trepidante attesa il locale per il tanto atteso ritorno di The Rasmus, la band che ha la forza di non nascondere le proprie ombre, ma di farle brillare.

The Rasmus

Con il loro Rock alternativo, i The Rasmus nascono nel 1994 in Finlandia, cantando e scrivendo principalmente in inglese, ma producendo talvolta alcuni componimenti in madre lingua; nella loro carriera hanno venduto più di 5,5 milioni di copie, ottenuto 5 dischi di platino e 10 dischi d’oro.
Undici gli album in studio pubblicati, l’ultimo dei quali, “Weirdo”, dal quale prende il nome il loro tour, è uscito il 12 settembre 2025 via Better Noise Music e Playground Music Scandinavia (la nostra recensione). L’aria, adesso, è davvero carica di attesa tagliabile col coltello, interrotta solo da gridolini e richiami; si sente l’eccitazione per i vecchi inni e la curiosità di ascoltare live le sfumature nuove promesse dagli ultimi lavori.

The Rasmus

Quando le luci si abbassano e parte l’intro, una scarica elettrica percorre i fan, che si sfogano in un urlo liberatorio, culminando con l’ingresso dell’iconico frontman Lauri Ylonen, che indossa un berretto di lana nera, anziché presentare il suo tipico look con piume nere tra i capelli. Piume che non sono mai state un talismano contro l’oscurità, ma piuttosto un promemoria che l’oscurità, se accettata e tradotta in musica, può trasformarsi in luce che guida. Con o senza piume, e leggermente sottotono rispetto all’ultima volta in cui l’ho visto live, Lauri rimarrà leader indiscusso di tutta la serata.

The Rasmus

Zurigo accoglie i The Rasmus con un calore travolgente, e loro rispondono con il loro mix inconfondibile di energia fresca, malinconia atmosferica sottolineata dai video alle loro spalle, e successi senza tempo che li hanno contraddistinti per oltre due decenni. C’è un senso di timore reverenziale, una magia antica, nello stare nel pit vicino a questi artisti, talmente vicino da respirare la stessa aria, da poterli afferrare per una caviglia se solo lo volessi, ma Lauri è un leader carismatico e di enorme esperienza: sorride alle lenti con quel suo sguardo rassicurante e divertito che fa impazzire vecchie e nuove generazioni.

The Rasmus

La sua voce si diffonde potente e sicura nel locale, con sorprendente chiarezza ed emozione; la produzione visiva ha aggiunto una splendida profondità al concerto: luci calde, fiamme, contrasti d’ombra, aurore boreali, ghiacci e proiezioni atmosferiche accompagnate da abbondante fumo hanno creato un’estetica scandinava elegante e suggestiva, che si adattava perfettamente alla loro musica.
La scaletta si apre con “Rest In Pieces”, uno dei singoli più importanti del loro album “Weirdo”: oscura, potente e carica di emozioni, la canzone ha dato subito tono alla serata, una miscela di materiale fresco e del Rock malinconico tipico della band. Senza sosta, si sono tuffati in “Guilty” e “No Fear”, entrambe dei primi anni 2000.

The Rasmus

La folla esplode in un boato: erano le canzoni con cui molti sono cresciuti, quelle che avevano vissuto sui lettori mp3, sui primi iPod e sui cd masterizzati. Ogni accordo sblocca un ricordo condiviso, gli sguardi al frontman sono umidi di lacrime e nostalgia. Con “Time To Burn” e “Justify” la band si addentra a fondo nel suo repertorio più atmosferico, fondendo le radici alternative rock con le qualità cinematografiche ed emozionali che li hanno resi noti a livello mondiale: tutto l’universo sembra riflettersi negli occhi di questi artisti.

The Rasmus

Le chitarre sono guidate con colore e precisione da Emilia “Emppu” Suhonen, entrata a far parte della squadra nel 2022: alta, bionda e bella, potrebbe essere la figlia di una fata e di Peter Pan col suo aspetto eternamente adolescenziale, mentre la sezione ritmica di Eero e Aki mantengono il battito cardiaco del gruppo con forza e precisione chirurgica. “Bullet” e “Still Standing” hanno riportato in auge quella familiare angoscia dei primi anni 2000, il tipo di canzoni che ti facevano venire voglia di urlare ogni testo e ricordarti di essere sopravvissuto all’adolescenza.

The Rasmus

Eero Heinonen è colui che più di tutti, oltre Lauri, interagisce coi fan, raccontando anche un aneddoto riguardo un orologio a cucù che da bambino vedeva in casa della nonna, fabbricato in Svizzera, che resta quindi legata a dolci ricordi d’infanzia del bassista. Nonostante il lieve sottotono, la voce di Lauri è incredibile, acuta e melodica come agli inizi della carriera, riuscendo a raggiungere tutti gli acuti senza sforzo, capace di passare dalle note più dolci e introspettive alle urla più graffianti, un vero gioiello di tecnica: dopo una lunga carriera, questo richiede dedizione e grande disciplina per un vocalist. Lauri è sempre deciso, ma dolce con i suoi fan, e ho ragione di pensare che le lacrime tra il pubblico vengano condivise anche sul palco: I really want to come back here someday, maybe as a tourist, sorride ubriacandosi dell’immensa energia sprigionata dalla folla in delirio davanti a sé. Questo brillante leader è indubbiamente il fulcro emotivo della performance e il rapporto con i fan è caloroso; i brevi intermezzi in cui parla, spesso con qualche parola in lingua locale, rafforzano il senso di comunità che la band ha coltivato nel corso degli anni.

The Rasmus

Il culmine dell’entusiasmo si raggiunge, come sempre, con l’esecuzione di brani immortali, come annuncia lo stesso Lauri: it’s time for that one song, are you ready? Il momento topico, l’attesissima “In The Shadows”, canzone che ha scritto la storia dei The Rasmus, pubblicata il 10 gennaio 2003 come primo estratto del quinto album in studio “Dead Letters”, è pura catarsi: la folla salta e canta ogni singola parola, i telefoni schizzano per aria, dimostrando che, a distanza di anni, il brano mantiene intatta la sua forza e la carica emotiva, un  brano che ha definito un’intera generazione, e ascoltarlo di nuovo dal vivo è stato come tornare a casa.

The Rasmus

Il materiale del nuovo album, “Weirdo”, si integra sorprendentemente bene, mostrando una band che non teme l’evoluzione. Il sound più moderno, a tratti vicino al Metalcore o al Pop Rock più spinto, si fonde con le atmosfere gotiche originali. La performance è assolutamente professionale e serrata, muri sonori riempiono lo spazio e ci fanno galleggiare come in una bolla di sapone.

The Rasmus

Dopo la classica finta uscita, che lascia i presenti molto indispettiti, l’encore ha mandato avanti l’altalena di emozioni : “Sail Away”, eseguita in acustico, ha portato una calma ai limiti dell’onirico, la sua dolce malinconia aleggiava sul locale come un sospiro collettivo. Infine, e sottolineo purtroppo, la serata si chiude con “Love Is A Bitch”, una traccia cruda, onesta e leggermente sfacciata che ha concluso lo spettacolo con umorismo, fuoco e fiamme. Tutti hanno ballato, saltato, urlato, sembravano tutti ringiovaniti di vent’anni: nessuno voleva che la magia dei The Rasmus finisse. Quando anche l’ultima nota si è spenta, il Komplex 457 si è trasformato. Non è stato solo un concerto: è stato un incontro tra passato e presente.

The Rasmus

Un promemoria di come la Musica possa crescere con te, guarirti, accompagnarti attraverso i decenni … e rimanere potente come la prima volta che l’hai ascoltata.I The Rasmus hanno offerto uno spettacolo che ha celebrato tutto ciò che sono stati e tutto ciò che stanno diventando; a proposito, il termine “Rasmus” , di origine scandinava, deriva dal norreno “Rmarr” e significa “colui che è amato”. Mai nome fu più azzeccato per questa band che è amata ed apprezzata da generazioni di fan, anno dopo anno, come il primo giorno, di un amore che scalda il cuore anche sul ritorno tra i fiocchi di neve, verso casa.

Articolo e foto di Simona Isonni

Set list The Rasmus Zurigo 20 novembre 2025

  1. Rest In Pieces
  2. No Fear
  3. Time To Burn
  4. Justify
  5. Medley: Bullet, Still Standing, Shot
  6. Break These Chains
  7. Immortal
  8. October & April
  9. First Day Of My Life
  10. Creatures Of Chaos
  11. F – F – F – Falling
  12. Bansky
  13. Livin’ In A World Without You
  14. In My Life
  15. In The Shadows
  16. Weirdo
  17. Sail Away
  18. Love Is A Bitch
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