Sulla carta l’abbinata non sembrava proprio delle migliori. E invece… L’8 settembre la scelta del promoter Bagana di ospitare al Circolo Magnolia Estate di Milano l’ultima data del mini tour italiano di The White Buffalo con in apertura Giorgio Canali, con una performance ridotta all’osso, solo chitarra e qualche effetto, è risultata vincente.


Canali in acustico è una novità, non un evento unico per carità, che segue la proposta in vinile, messa in vendita solo su Bandcamp, di “Azul como el fuego”, un lavoro dove il chitarrista, cantante e tecnico del suono emiliano rilegge alcuni suoi classici. Alcuni di questi sono stati proposti in apertura di The White Buffalo, con l’aggiunta della rilettura di alcuni brani dell’ultimo “Pericolo Giallo” (la nostra recensione) e, sorpresa delle sorprese, la riproposizione di “Nostra signora delle dinamite”.


Forse è stata una piacevole decisione estemporanea nata dalla nostra conversazione pre-concerto. Fermo Canali sotto il palco, gli propongo alcuni album da autografare, fra i quali “Nostra signora della dinamite”. Dovrei ristamparlo – mi dice – ci sono canzoni che non si trovano da nessun’altra parte. Un bel disco e, dopo la foto di rito, mi saluta con un bel sorriso, e se ne va.


Poco dopo, sul palco arriva l’omonima canzone che, leggo dalle cronache, non era stata proposta le altre sere. Chissà, resta il fatto che Canali è di casa qui al Magnolia e il pubblico è catturato da questa performance anomala per uno dei pochi autori punk anarchici davvero rimasti sulle nostre scene. Il suo set non le manda a dire alla Digos, presente con tre uomini qui fra voi, io da qui li vedo bene, allo Stato, sempre Stato di Polizia, e alla guerra in atto in Palestina, mai avrei pensato a 67 anni di vedere ancora un genocidio. Prima di scendere dal palco lancia i The White Buffalo, che ringrazia per questo mini tour insieme, e che ricorda essere musicisti grandi per davvero.


Le luci si abbassano e sul palco arriva Jake Smith; con lui ci sono Matt Lynott alla batteria e Christopher Alan Hoffee alla seconda chitarra e tastiere, poco o nulla al basso. Stessa formazione del concerto di Livorno del 2023 (il nostro report) e di Firenze del 2024 (il nostro report).


La scaletta è la stessa che The White Buffalo ha proposto nelle quattro date italiane, le variazioni sono minime, di fatto solo nella disposizione dei brani, con la riproposizione anche qui a Milano della tradizionale “The House of the Rising Sun” a metà concerto. La vera e unica differenza sta nell’apertura con “Problem Solution”, brano del 2020 dall’album “On the Widow’s Walk”. Un pezzo energico che fa letteralmente saltare tutta la platea che era uscita silenziosa e pensierosa dal set di Canali. Il pubblico salta e celebra subito la vita che le canzoni di The White Buffalo, nella scaletta portata in tour in questa serie di concerti, hanno deciso di cantare.


Due aspetti colpiscono subito. La batteria, posta in prima fila e alla destra di Smith. Picchia duro, i colpi rimbalzano sui corpi, ma allo stesso tempo sono di un’alta qualità sonora. Non ci sarà mai un fischio nel corso della serata, segno che i tecnici del suono hanno fatto davvero un ottimo lavoro. Alla sinistra del cantante e chitarrista c’è la seconda chitarra, che si alterna alle tastiere, con un’intesa degna dei migliori, e che ricorda la perfetta sintonia che anima il duo Dave Matthews e Tim Reynolds. Suoni e intesa portano alla seconda riflessione, e cioè che i musicisti statunitensi hanno sempre una marcia in più. Non so perché, ma i loro spettacoli sono sempre gioiosi, dove l’aspetto tecnico passa in secondo piano perché riescono a comunicare, con il corpo e con la tenuta di palco, un modo d’essere dell’artista che i pari europei e italiani non hanno.


The White Buffalo, insomma, macina ritmo, anche quando a farla da padrone sono i pezzi più ballad, più country e più folk. Sono e restano musicisti capaci di far apprezzare a pieno quello che, a tutti gli effetti, è un lavoro che va fatto bene, per onorare il pubblico. La differenza si vede e si sente, con un’onestà che è cristallina. Non solo nei testi, capaci di raccontare, nella tradizione dei menestrelli made in Usa, la vita fuori dalle grandi metropoli impomatate, ma anche grazie alla proposizione di una musica davvero popolare, e cioè alla portata del popolo che ascolta, capisce e si immerge in quei suoni.


Ed è proprio il pubblico che fa la differenza in uno stanco e caldo umido, e funestato da zanzare, lunedì sera di periferia milanese. Fuori i ragazzini giocano a rugby, mentre dentro al Magnolia, nel parco all’aperto, uomini e donne, vestiti da cowboy metropolitani, con cappelli made in Usa e stivali di pelle a punta, con portafogli che penzolano con catene, e barbe che sanno di tabacco, bevono birra, cantano, ballano, o semplicemente, stando abbracciati, ascoltano con gli occhi felici. Raramente ho trovato un pubblico più composto e allo stesso tempo partecipe e immerso nella musica di quello nel quale ero immerso ad ascoltare queste canzoni. Anche Canali è rimasto fra la gente, almeno per la prima parte del concerto, per muoversi fra palco e realtà.


Una vera festa, che per poco meno di due ore ha trasformato la città della velocità, dell’apparenza, della frenesia, in un angolo remoto degli Stati Uniti. Sonorità country, come la splendida esecuzione di “Kingdom For A Fool”, o country-folk come “Set My Body Free”, hanno decisamente catturato il pubblico che si è lasciato trasportare come una grande marea. Questo trittico centrale del concerto si chiude con “The House of the Rising Sun”, brano folk tradizionale, che vede la batteria dominare sull’esecuzione delle chitarre. Ecco, se c’è un momento davvero epico di questo show è questo, con un trittico che dimostra come questa musica è davvero l’anima di un paese che è tanto bello quanto ricco di contraddizioni.

The White Buffalo non le nega, e tanto meno le nasconde, ma è chiaro che le ha lasciate emergere, un mondo statunitense che non è oggi dominante, ma minoritario. E proprio per questo motivo ricco, potente, penetrante e capace, per poco meno di due ore, di farci dimenticare l’altra faccia, quella che ormai conosciamo per la massiccia presenza nei media di massa. Uno spettacolo inatteso, che è rimasto attaccato addosso, e che difficilmente verrà dimenticato.

La chiusa non può che essere la spiegazione dell’affermazione iniziale. Cosa lega Canali e i The White Buffalo? L’onestà, il parlar chiaro e il dire le cose come stanno. Dei testi, in primis, ma anche della loro proposta musicale. Scarna e asciutta, ma con tocchi di qualità in pezzi come “Wounded Knee” e, nel finale, di “Precipito”, per Canali; ricca di percussioni nelle esecuzioni di “Stunt Driver” e “I Got You” per i The White Buffalo. Sul fronte testi “Pulizie etiche” e “Morti per niente” di Canali sono fra i pochi brani che descrivono le contraddizioni del nostro Paese; mentre “The Matador”, “The Whistler” e “Last Call to Heaven” raccontano con potenza un’America che solo chi ci vive davvero può distillare con quel realismo. L’abbinata è stata proprio azzeccata.
Articolo di Luca Cremonesi, foto di Simona Isonni
Set list Giorgio Canali Milano 8 settembre 2005
- M.me et Mr. Curie
- Un filo di fumo
- Morire perché
- Wounded Knee
- Pulizie etiche
- Morti per niente
- Nostra signora della dinamite
- Meteo in quattroquarti
- Rotolacampo
- Precipito
Set list The White Buffalo Milano 8 settembre 2025
- Problem Solution
- Love Song #1
- Today’s Tomorrow
- Kingdom For A Fool
- Set My Body Free
- This Year
- Into the Sun
- The House of the Rising Sun
- Sycamore
- C’mon Come Up Come Out
- Joe And Jolene
- The Matador
- The Whistler
- Last Call to Heaven
- Stunt Driver
- I Got You
- Come Join the Murder
- The Pilot
- Oh Darlin, What Have I Dones
