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Tony Hadley live Mantova

Concerto per i 45 anni di carriera della storica voce e frontman degli Spandau Ballet

Il Mantova Summer Festival il 3 settembre ha salutato l’Esedra di Palazzo Te con i 2.000 spettatori che hanno assistito allo spettacolo per i 45 anni di carriera di Tony Hadley, storica voce e frontman degli Spandau Ballet. Una scaletta che ha ripercorso la carriera della band e, allo stesso tempo, ha regalato alcuni pezzi da solista con qualche cover.

In apertura, “Feeling Good” ha subito strappato applausi per la voce potente e la presenza scenica di Hadley: seduto su uno sgabello, da vera star degli anni ’80, ha subito scaldato la platea. A seguire, Hadley ha subito portato il pubblico nel mondo degli Spandau Ballet con “To cut a long story short”, con il pubblico che a stento è rimasto seduto, soprattutto sui pezzi ricchi di percussioni.

La magia degli anni ’80 è proseguita con altri classici della band britannica, arrangiati in chiave pop-rock, con suoni più duri e ricchi di chitarra, con l’immancabile e potente tastiera a dominare il sound. Fra i pezzi in scaletta anche “I’ll fly for you”, “Lifeline”, “Gold” e “True”, canzoni che hanno fatto rivivere il mito della band new romantic. Hadley, accompagnato dalla perfetta Fabulous TH Band, formazione che lo segue da tempo, ha dato vita a un vero e autentico omaggio a quegli anni, riletti e rinfrescati; uno spettacolo ben lontano dall’essere un concerto nostalgico.

Fin qui la mera cronaca di un concerto davvero speciale, soprattutto se si pensa alle attuali performance dei colleghi di Hadley. Devo dire che sono entrato all’Esedra convinto di ascoltare un concerto nostalgico, con suoni anni ’80 stantii, e riproposti modello cover, uno standard che ormai imperversa ovunque. E invece…

E invece ho ascoltato un professionista che, dopo 45 anni di carriera, ha ancora voglia di divertire e divertirsi, così direbbero quelli bravi, e tutto questo lo fa vedere, lo mostra e lo mette in bella evidenza nell’ora e 45 minuti di concerto. Nessun gusto del passato, nessuna voglia di essere quello che non è più, e tanto meno alcun eccesso di divismo. Se paragoniamo Hadley a Le Bon, Kerr e Bono, solo per citare i primi tre che mi vengono in mente, direi senza dubbio che Hadley vince a mani basse.

L’ex leader degli Spandau Ballet non si arrocca nel passato (Le Bon), ha una voce da far invidia a colleghi più giovani (con buona pace del buon Kerr), e non ha alcuna pretesa di lanciare messaggi (si veda Bono, anche se diciamo che Paul David Hewson se lo può permettere, e la credibilità l’ha conquistata sul campo). Hadley si è presentato con una band splendida che gli ha permesso non solo di rileggere in chiave fresca i suoi grandi classici, ma anche di superare l’effetto nostalgia con un groove davvero attuale.

Non solo, la band rilegge, ma non cade nell’aggiornamento fine a se stesso. La matrice new romantic resta presente, ma meno artificiale, meno di plastica di quanto appariva negli anni ’80, e con una sezione ritmica solida, sorretta anche da un sax davvero intenso e sempre puntualmente preciso là dove te lo aspetti. La batteria è supportata da una parte di percussioni che non sono mai invadenti, e che non portano il sound della band verso mondi posticci sudamericani, o figli del moderno hip hop commerciale. In sostanza, il sound di Hadley è una rilettura attuale di quanto di buono hanno fatto gli anni ’80 commerciali, quando questo termine non era ancora sinonimo di omologazione.

Una volta risolta la questione sound, Hadley ha potuto mettere in evidenza quella che, oggi, è una sua peculiarità che lo rende davvero unico: la potenza della voce. La partenza dello spettacolo, con la cover “Feeling Good” ha fatto subito capire che Hadley è ben oltre il crooner di professione, e ben lontano dalla bella voce alla Michael Bublé. Appena si è presentato sul palco ha attaccato subito con voce piena e potente, e ha fatto capire al pubblico che sì, certo, si poteva ballare, ma questo spettacolo concerto è nato per salutare una carriera che è molto più di una semplice serie di canzonette.

Dopo i primi pezzi degli Spandau, dove l’ex frontman, grazie anche alla sua band, mantiene il sound glam, ma, come già detto, mette in gioco sonorità che in questi anni hanno rimodellato il suo genere musicale, Hadley regala il gioiello della serata, e cioè l’inedito “Alibi”. Se fino a qui il cantante ha tenuto a freno i cavalli – anche se ha dell’incredibile quello che già ha fatto – con “Alibi” mette in campo tutta la sua estensione vocale. Da quel momento, ed era la quinta canzone in scaletta, Hadley non scenderà più di tonalità per nove canzoni, fino al bis finale.

Neanche a dirlo, vista la sua nota amicizia con Freddie Mercury, il pezzo con cui ha salutato non solo è dei Queen, ma si è trattato di una delle canzoni più iconiche, una di quelle che non si possono sbagliare, pena lo sfottò e la dannazione in eterno, come accade a Robert Plant. “We Are the Champions” viene eseguita in modo perfetto, cento volte meglio di quella cantata da Paul Rodgers nel tour del ritorno in scena dei Queen.

Il tour e il concerto di Hadley sono da vedere. Si esce soddisfatti, e con la sensazione che qui siamo in presenza di un artista che non scimmiotta se stesso, non vive di rendita e che non vuole restare fermo nel suo passato. Questo concerto consegna, a fan maturi e attenti, un artista che ha una sua direzione, sempre nel solco della sua tradizione ovviamente, ma nel quale può ancora dire e fare la differenza. Splendido.

Articolo di Luca Cremonesi, foto di Moris Dallini

Set List Tony Hadley Mantova 3 settembre 2025

  1. Feeling Good
  2. To Cut a Long Story Short
  3. Highly Strung
  4. Only When You Leave
  5. Alibi
  6. Round and Round
  7. I’ll Fly for You
  8. Because of You
  9. Soul Boy
  10. Walk of Shame
  11. Through the Barricades
  12. Lifeline
  13. Gold
  14. We Are the Champions
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