Il 31 gennaio i VAEVA, una delle band più interessanti e fresche della nuova scena indie rock italiana, hanno fatto tremare le pareti del Bunker di Torino, a suon di riff granitici e melodie sognanti da cantare a squarciagola. Vi raccontiamo com’è andata.
Un Bunker in tempi di guerra
C’è una tensione palpabile tra le vie del capoluogo piemontese in questa fredda serata di inverno: è infatti il giorno delle proteste contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, avvenuto lo scorso 18 dicembre. Pur essendo il locale non così vicino al percorso della manifestazione, il suono delle esplosioni in lontananza è chiaramente percepibile, così come l’odore acre dei fumogeni trasportato dal vento, mentre un elicottero delle forze dell’ordine ronza minaccioso, come un gigantesco calabrone di metallo, sulle teste delle persone in coda ad aspettare pazientemente che le porte del Bunker vengano aperte. Un’atmosfera paradossale, con il quartiere Barriera in mezzo all’occhio del ciclone mentre, poco lontano, i manifestanti vengono manganellati, per aver avuto l’ardire di alzare la testa allo scopo di farsi ascoltare da uno Stato cieco e sordo, che sta ufficialmente perdendo il controllo della situazione.
Chiudiamo la parentesi e torniamo a parlare di musica: il Bunker sorge all’interno di un vecchio scalo ferroviario dismesso ed è caratterizzato da un’estetica fatta di cemento, ferro e soffitti altissimi, con ampi cortili a cielo aperto che incorniciano gli spazi dedicati alla musica. La sala dove si svolgerà il concerto è un cubo illuminato fiocamente dalle lampade a led quadrate appese al soffitto, che si stagliano nella penombra come pulsanti frattali multicolore; la zona regia è a lato del minuscolo palco, dove gli strumenti sono accatastati in attesa paziente dei musicisti, mentre il pubblico, la cui età media è ben al di sotto dei trent’anni, inizia a riempire il piccolo parterre.
Teenage Wasteland
Tempo di ordinare una birretta veloce al bar che arriva il momento per i Mass Demonstration di aprire le danze: il quintetto novarese propone un Indie Punk influenzato dal cantautorato italiano più aggressivo degli anni Ottanta, come dimostrato da brani quali “Primetà”, mentre il Garage Rock di pezzi come “Nuova” o la conclusiva “Reazione” fa rimbalzare da una parte all’altra la platea sabauda. Una buona performance per la giovane band, accolta calorosamente dai presenti, che non mancano di applaudire con convinzione i cinque musicisti quando, dopo una mezz’ora di musica tiratissima, scendono dal palco per fare spazio agli headliner della serata.



I VAEVA nascono in Brianza, ufficialmente nel 2022, dalle ceneri della precedente formazione del batterista Jacopo Renzi, The Lakeshore Band: la parola vaeva ha esattamente lo stesso significato, “riva del lago”, ma in lingua cingalese, e viene scelta per battezzare la nuova incarnazione del gruppo perché ritenuta più semplice da pronunciare per il pubblico.

A Jacopo si uniscono i due chitarristi Edoardo Mereuta e Gabriele Coffanetti, il bassista Michele Basilico e, a poche settimane dal debutto ufficiale della band, la cantante Sara Nobili: iniziano così a esibirsi in feste e piccoli locali, per arrivare poi all’esperienza del busking per le vie di Milano che li rende popolari sui social, facendoli così notare dagli scout della Warner, che li mette sotto contratto producendo il primo ep “done” nel 2023. Dopo alcuni singoli di successo ed esperienze dal vivo importanti – come il primo posto al festival della canzone metropolitana SanMetro nel 2024 e l’esibizione al MI AMI Festival all’Idroscalo – portano in giro per i club italiani il loro ultimo lavoro “Preda dei venti” nell’omonimo tour, la cui data conclusiva è proprio quella oggetto di questo reportage.
Prede dei venti, predatori del palco

I VAEVA prendono possesso dello stage uno dopo l’altro, imbracciando i rispettivi strumenti mentre Jacopo flette i muscoli con un breve solo di batteria: per ultima, sulle note dell’opener “Per lasciare andare (TARARA)”, sale sul palco Sara, una maglietta di Billie Eilish che le svolazza addosso come uno stendardo, gli enormi occhi azzurri scintillanti dietro alle lenti degli occhiali.

Si capisce da subito che questi ragazzi fanno sul serio: gli strumenti a corda producono un muro di suono compatto, con parti accuratamente studiate per incastrarsi perfettamente tra loro come in un puzzle armonico, il groove della batteria a fare da motore e, come ciliegina sulla torta, la minuta frontwoman che salta come un folletto da una parte all’altra, strillando nel microfono, agitando la testa di riccioli con fare da indemoniata, minacciando il pubblico di non ricominciare a cantare finché non vedrà tutta la sala battere le mani a tempo, come sul finale di “Fingere di ridere”.

Nelle versioni live i brani sono percorsi da una scarica di pura energia rock’n’roll, come dimostrato da “Prendimi”, cantata parola per parola da tutto il pubblico, e da “ARE YOU READY?”, arricchita da citazioni della “Hysteria” dei Muse e, soprattutto, da una porzione abbondante di “Psycho Killer” dei Talking Heads in chiusura; gli arrangiamenti heavy di “Lamette” e “La collina dei ciliegi” sono un omaggio efficace alla storia della musica italiana, mentre la ballad “Sangue ribelle” si rivela essere un raffinato episodio Hard Rock dal feel anni Settanta, dove i ricami delle due chitarre si intrecciano con naturalezza alla linea vocale esplosiva della cantante.

Ci stiamo avvicinando alla fine dell’esibizione: Sara avvisa il pubblico di essere stanca, quindi la prossima la cantate voi, e gli stacchi introduttivi della hit “(non) mi piace” fanno pogare il pubblico torinese, dove invece per la conclusiva “In bianco e nero” appare un timpano davanti alla vocalist, che si ritrova così impegnata in un duello a suon di percussioni con la batteria; l’ultimo applauso va a voi, e mentre i VAEVA scendono dal palco gli strumenti appoggiati a terra riempiono la sala del suono lacerante dei feedback, delicato come la melodia di un’orchestra di seghe circolari.

Prima dei saluti c’è però ancora spazio per un paio di bis, con il chitarrista Edoardo che, nelle vesti di un giovane Mosè elettrico, invita la platea ad aprirsi in due per poi scatenarsi nel pogo, mentre la band esegue una versione super punk di “ETCIÙ” – mai avrei immaginato di vedere un circle of death in un contesto come questo – prima di chiudere definitivamente il concerto ripetendo “(non) mi piace”, suonata con ancora più grinta e passione dal quintetto brianzolo.
Coda

I VAEVA, dal vivo ancora più che in studio, danno l’impressione di non essere il solito prodotto di consumo che l’industria musicale cerca di propinarci nel 2026: non sono il progetto di qualche talent costruito per fare il botto e poi sparire nell’arco di sei mesi, piuttosto un gruppo di amici che si diverte a suonare insieme, una squadra ben assortita di giovani musicisti di talento con ancora parecchi assi nella manica da giocarsi in futuro, che non ha fretta di prendere scorciatoie preferendo “sporcarsi le mani” come rock’n’roll insegna. Se qualcuno di voi ha un sogno spero si possa realizzare, perché noi stiamo pian piano realizzando il nostro, dice Sara al termine di “Acchiappasogni”. Sono sicuro che il vostro sogno sarà presto realtà.
Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio


Set list Mass Demonstration Torino 31 gennaio 2026
- Lascerò
- Nuova
- Oggi
- Mezza vita
- Primetà
- Panico!
- Velluto
- Reazione
Set list VAEVA Torino 31 gennaio 2026
- Per lasciare andare (TARARA)
- Fingere di ridere
- Acchiappasogni
- Lamette (Donatella Rettore cover)
- Prendimi
- Sangue ribelle
- ARE YOU READY/Psycho Killer (Talking Heads cover)
- Briciole
- La collina dei ciliegi (Lucio Battisti cover)
- C’era il temporale
- (non) mi piace
- In bianco e nero
- ETCIÙ
- (non) mi piace
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