13 febbraio, Alchemica Club di Bologna, ci aspetta una serata heavy, e in questa venue, tempio italiano del Metal, sarà un viaggio nel Folk Metal, con un bill ricco e di tutto rispetto: sul palco Eonia Rise, Tol Morwen, Vallorch
Eonia Rise


Parte un po’ di fumo di scena e un intro dal sapore epico e capisco che il momento è arrivato. Sale sul palco il quartetto bolognese composto da Isabel Tinti alla voce, Alessandro Cupici alla batteria, Andrea Giunchi alla chitarra e Patrik Betti al basso.


Dopo i primi dieci secondi in cui è partita la chitarra con giusto i classici accenti degli altri strumenti, si capisce subito che stiamo parlando di una band power metal. Il sound è davvero solido: non rivoluzionario nel genere ma davvero godibile, il tutto impreziosito dalle parti orchestrali campionate e dalla voce di Isabel, sempre armoniosa, ben composta e mai fuori dal suo range vocale, cosa apprezzatissima visto che non amo quando provano a salire su di tonalità arrivando allo stridulo inutilmente.

I brani scorrono bene ed è un susseguirsi di tracce epiche prese principalmente dall’ultimo loro disco “Eden is alive”, uscito il 16 maggio 2025 per Metal Zone Italia. Gli Eonia Rise concludono il loro show e si apprestano a scendere dal palco con la consapevolezza di aver scaldato per bene la serata per chi verrà dopo.
Tol Morwen

Durante il cambio palco vengono posizionati due banner laterali con rune, logo della band e un lupo – presumo Fenrir visto il contesto di estrazione norrena, e parte subito il lunghissimo intro della band modenese.Ora abbiamo abbandonato l’immaginario fantasy classico che ricorda un bosco colorato pieno di elfi e fate del gruppo precedente: ci stiamo preparando alla guerra con tamburi, litanie e cornamuse. Andiamo verso le terre fredde e dure della Scandinavia, anche a dispetto del nome del nome della band che richiama l’immaginario tolkeniano (Tol Morwen è una delle tre isole occidentali citata ne “Il Silmarillion” ndr.).


Parte l’arpeggio di basso di “Fate of Gods”, estratto dal loro primo vero disco completo “At the Gates of Valhalla” uscito il 15 ottobre 2025, e per un attimo quando la nuova cantante della band, Mira, inizia quasi a parlare sporcando di tanto in tanto la voce, anche la parte strumentale attacca ma con ritmo cadenzato; penso di essermi sbagliato su di loro trovandomi di fronte a una band molto più melodica e meno dura, ma niente di più errato. Il pezzo esplode sia per intensità della parte musicale e sia nel growl primordiale di Mira. Il brano continua con quest’altalena di dinamiche. Un bel mix tra Melodic Death di stampo nordico e un gran bel biglietto da visita.


Si continua con vari brani presi sia dai due ep precedenti “Rise of the Fury” e “Ancient North” che dall’ultimo lavoro, ma la sostanza non cambia molto: è come prendere un bel martello Mjollnir in faccia e ogni tanto essere accarezzati, giusto per farci riprendere prima del prossimo assalto. Il lavoro fatto dalla band è notevole: Phil, Erik, Thorval e Bjorn ci trasportano nel lato duro delle storie e miti nordici. Mi vorrei trovare con un’ascia bipenne in una mano e una birra nell’altra urlando SKAL!
Vallorch

Altro cambio palco, altro cambio di scenario: ci troviamo nella terra dei Cimbri, i popoli di estrazione germanica che hanno vissuto nel nord est d’Italia. Il quintetto veneto dopo l’intro inizia subito con “To the Silver Summit”, uno dei brani del loro nuovo disco “The Circle” uscito il 14 marzo 2025, che ci catapulta sulle Dolomiti. Sara Tacchetto, cantante della band, ci ammalia con la sua voce soave e ci racconta della leggenda del principe delle Dolomiti e la principessa della Luna, con il loro amore a far da cornice a il concetto del desiderio del cambiamento che non è un viaggio semplice ma irto di ostacoli.

Si continua con “Hellpath”, un’altra trasposizione di un racconto della cultura Cimbra. Qui è il rimpianto e l’incertezza la fa da padrone. La fiaba racconta di un patto col diavolo dal leggero ricordo faustiano e la difficoltà del trovare la via giusta per sfuggire al giogo mefistofelico.

Arriva uno dei due momenti più scanzonati della loro scaletta. “Drink some more!” è un leggero inno alla convivialità, con l’incantevole Sara che inizia il brano con il flauto irlandese. Andiamo avanti con “Sylvian Oath” dell’album precedente “Nevederfade” e qui si sente un po’ il cambio di registro tra i due dischi: mentre nell’ultimo la parte sinfonica è molto più preponderante, qui le parti più crude del Death Metal la fanno da padrone, ma è anche qui che riusciamo ad assaporare meglio il growl del bassista Leonardo Dalla Via.

Siamo a “The Wild One” e vediamo Sara prendere in mano la cornamusa e dialogare musicalmente con le orchestrazioni evocative di Marco Povolo alle tastiere. Il brano davvero molto sinfonico, inframezzato da qualche intervento pesante di Leonardo alla voce, parla di questo “Dio con le corna” che insegue l’io narrante come un’ombra, ma in realtà è la sua stessa ombra. Brano psicologico. Dopo un paio di parole di Leonardo parte “Rote Loon”.

É la “Frana Rossa”, il racconto in lingua cimbra dello spaccamento nel settecento della montagna carica di ferro, da qui prende la colorazione quasi sanguigna che la contraddistingue come una ferita aperta. Una marcia scandita dalla batteria di Massimo Benetazzo, l’assolo di chitarra di Mattia Buggin e l’immancabile cornamusa di Sara.

Parte “Antermoia”, l’unico brano cantato in italiano della serata. È la leggenda della creazione del lago di Antermoia e la storia d’amore impossibile che vi è dietro. Le melodie accarezzano l’aria e il bouzuki di Massimo alimenta l’atmosfera. “Fialar” è un altro brano preso dall’album precedente. La natura folk e sinfoniche con Sara alla voce si alterna alle discese death metal di Leonardo.

Ecco l’altro momento goliardico della scaletta: “Salbanéo”. Uno dei classici racconti dei folletti dispettosi che ricorrono in varie leggende, ma qui siamo in Veneto sia per il racconto che per la lingua: infatti è tutto cantato con voce sporchissima nel dialetto natio di e da Leo. Momento da birra e bisboccia alla veneta.

Torniamo un po’ più seri e parte “Circle of the moon”, uno dei singoli dell’ultimo lavoro dei Vallorch. Pezzo semplice ma molto efficace che fa capire benissimo gli intenti della band già dal primo ascolto. I racconti dei Cimbri si intersecano con l’immaginario delle giovani che danzano in cerchio come se stessero danzando intorno alla luna. La scaletta si chiude con un brano che risale al primo ep e poi riproposto nel disco “Neverfade”, “Voices of the North”. Una bella calvacata folk con le urla di Leo per tutto il brano tranne per qualche inserimento sporadico di Sara nelle strofe e nel ritornello, un po’ tutta da cantare insieme nei vocalizzi corali finali.

Questa serata bolognese è stata una bella scorpacciata di Folk Metal in varie sfaccettature, buona musica in compagnia di ottimi musicisti.
Articolo e foto di Nicola Gigliotti
Set list Vallorch Bologna 13 febbraio 2026
- Intro
- To the Silver Summit
- Hellpath
- Drink some more!
- Sylvan Oath
- Rote Loon
- Antermoia
- Fialar
- Salbanèo
- Circle of the Moon
- Voices of North
- Outro
Set list Tol Morwen Bologna 13 febbraio 2026
- Fate of Gods
- Berserkgang
- Sea Serpent
- Rise of the Ancient Gods
- Forbidden Treasure
- Unchained
Set list Eonia Rise Bologna 13 febbraio 2026
- Intro
- Breaking Free
- Guardians of Eden
- Foresigh
- Eonia Rise
- A Milion Miles Away
- Valiant Gods
- The Power of Light
- Rotary Sword
