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Confess – “Metalmorphosis”: il nuovo volto dello Sleaze scandinavo

Con una formazione rinnovata e un sound più cupo e aggressivo, i Confess puntano al salto di qualità tra Hard Rock anni ’80 e pulsioni metal moderne

“Metalmorphosis” degli svedesi Confess giunge sugli scaffali dopo una carriera iniziata nel 2014 e consolidata con l’ultima fatica discografica “Burn ’em All” nel 2020, che ha raggiunto probabilmente il loro apice compositivo. Con questo quarto lavoro, pubblicato da Frontiers Music il 15 maggio e ottimamente prodotto da Erik Mårtensson (Eclipse), la band sembra puntare a effettuare un salto di qualità. Un ruolo importante in questo processo lo gioca il cantante John Elliot, che già da qualche tempo ha preso posto anche dietro al microfono dei più affermati Crashdïet. Va inoltre segnalato il passaggio di Ludwig Nordlander dal basso alla chitarra, l’ingresso del nuovo chitarrista Asser Hakala (che era stato produttore dell’album precedente), e il rientro in formazione del bassista Lucky.

Il disco parte con “Colorvision”, un brano più cupo e quadrato rispetto allo Sleaze Metal tipico del combo scandinavo: un pezzo intenso, con sfumature heavy e immerso in un’atmosfera densa e ombrosa. Con “The Warriors” emergono invece richiami allo spirito più duro e melodico dell’hard rock degli anni Ottanta, e in generale l’album mostra pulsioni metal più aggressive, culminanti nella veloce “Running To My Death”. Nonostante le buone premesse, però, “Metalmorphosis” fatica un pochino a decollare: molte canzoni mantengono saldo il piede sul freno, smorzate da ritornelli prevedibili, idee non sviluppate appieno e passaggi che dissipano la tensione anziché alimentarla. Alcuni episodi più tirati o sperimentali non trovano una coesione interna.

Quando la band prova a percorrere sentieri che conosce bene – “Wicked Temptations”, “Plague Of Steel” -, il risultato è migliore, ma comunque lontano dalle aspettative che il precedente album aveva generato. Nel complesso, “Metalmorphosis” è un lavoro troppo sperimentale, indeciso tra ambizioni epiche e mid-tempo ottantiani più innocui. Un esperimento senza dubbio coraggioso, ma poco convincente per chi cerca sostanza immediata.

Articolo di Paolo Andrea Pugno

Tracklist “Metalmorphosis”

  1. Colorvision
  2. The Warriors
  3. Wicked Temptations
  4. Metalmorphosis
  5. Beat Of My Heart
  6. Pursuit Of The Jenny Haniver
  7. The Other Side
  8. Running To My Death
  9. Plague Of Steel
  10. Silvermalen
  11. To The Fire (bonus)

Line up Confess: John Elliot voce / Ludwig Nordlander chitarra / Asser Hakala chitarra / Lucky basso / Samuel “Samael” batteria

Confess online:
Website www.confess.se
Instagram https://www.instagram.com/confessofsweden/

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