Il 26 giugno su Tanca Records / Trovarobato è uscito su tutte le piattaforme digitali “non è uno; sono due”, il nuovo ep di AKA5HA, ep di sei tracce che arriva dopo il buon esordio dell’album “Rifiorirai” (la nostra recensione). Un concept mini-album rarefatto, ma che si caratterizza per essere davvero un ottimo lavoro. Anzi, dato che il primo lavoro lo abbiamo ben ascoltato e digerito, allo stesso modo ci siamo messi di buon buzzo ad ascoltare questo nuovo lavoro del musicista e compositore di origini bolognesi e sarde. Il risultato lo diciamo così, in modo secco e diretto: se questo fosse stato il lavoro d’esordio non avremmo avuto alcun dubbio sul valore di AKA5HA. È pur vero che non ne abbiamo mai avuti – e la riprova è che lo stiamo seguendo con attenzione – ma nella nostra recensione al primo disco avevamo sottolineato – lo dico in sintesi – che il lavoro era buono, ma si inseriva all’interno di una piccola scena, diciamola così, di chi canta sottovoce la condizione esistenziale di una fetta di popolazione degli anni ’20 del 2000. Detto in modo ancor più diretto, il disco risentiva (forse) un po’ troppo della strada aperta da IOSONOUNCANE.
In questo “non è uno; sono due” AKA5HA non tradisce il maestro e neppure lo rinnega tre volte all’alba. Anzi, lo prende e attua la pratica della sottrazione. Concetto splendido quello della sottrazione. Nel teatro fu teorizzato da Gilles Deleuze e Carmelo Bene nel 1979, mentre in musica, fra i tanti, è stato proposto con ottimi risultati dai Radiohead. Solo che in questo “non è uno; sono due” l’autore non solo sottrae, eliminando l’elettronica a favore di un pianoforte che ricorda gli ottimi lavori di Paterlini, ma anche il bell’esordio – che al momento resta però una meteora – di Vieri Cervelli Montel (disco splendido – la nostra recensione), ma sovrappone anche nuovi elementi. Il risultato è un minidisco (un ep, appunto) compatto, con una forte identità sonora e con soluzioni interessanti che ne fanno un disco senza dubbio migliore del precedente.
Altra dote di questo lavoro, concepito come un vero racconto della crisi dell’identità e della relazione fra pari – temi cari alla generazione sottovoce dei giovani autori italiani impegnati – è la qualità dei testi. Anche in questo caso, a partire dalla bellissima traccia che apre il disco, e cioè “moon boot”, la qualità della scrittura è subito diversa dall’album precedente, ed è notevole. Questo ci porta a pensare che i sei testi non siano pezzi rimasti fuori da “Rifiorirai”, ma che siano canzoni e brani, ben al di là della forma tradizionale, che hanno avuto una gestazione autonoma. Credo anche di poter ipotizzare che abbiano trovato la giusta quadratura una volta che AKA5HA si sia liberato del peso dell’esordio. Un lavoro, quello del primo disco, che doveva collocarlo in una posizione – che gli spetta – e che però gli ha poi permesso di mancare le attese, senza però sconvolgerle.
Il pianoforte rarefatto, la voce spesso filtrata (senza diventare mai stucchevole), con sapienza, un ottimo violoncello che ben si innesta nelle atmosfere sfuocate, quasi da cinema d’essai, sono le componenti di un lavoro che scava dentro la dimensione esistenziale di anime sdoppiate – siano esse davvero due parti che devono convivere, sia un’anima scissa in due, problema identitario non di poco conto in questi tempi.
Se “moon boot” è il brano che detta la linea, sia melodica che testuale, “ventimila passi” eredita il pungente ermetismo di brani come “Lieve”, e AKA5HA dimostra di stare bene nei panni di Godano, ma senza ovviamente la sua forza acida. Il brano, che affronta il tema della menzogna, è costruito sul giusto equilibrio di un arpeggio di chitarra, una diamonica giocattolo, pianoforte, voce e harmonizer. “il monte” è il fulcro sperimentale del disco, un brano rarefatto, scarno, asciutto che assomiglia a ben poche cose fin qui sentite, e la speranza è che da qui si possano trovare direzioni proprie, pur se è chiaro che questo sarebbe solo un percorso minoritario, dimensione che l’autore potrebbe anche rigettare sul medio termine (ma quanto sarebbe bello se portasse alle estreme conseguenze questa direzione). “anne” è (forse) il brano che più si avvicina a una pseudo tradizione di cantautorato, rimaneggiata però con strumenti tutti alterati. Soluzione buona, non così originale come la precedente, ma in piena coerenza con la direzione del disco. “persona 2” chiude questo ivi lavoro (disponibile in vinile): testo ermetico, asciutto, lingua degna del miglior Ferretti, con meno tono epico. Il tutto accompagnato da un mix sonoro con improvvise esplosioni di violoncelli distorti, pianoforte, atmosfere alla Truffaz, fra il jazz e l’elettronica, con sintetizzatori e voce che, oltre a essere significante (dimensione che non viene mai meno in questo album), è anche vicina alle soluzioni di cui è maestro IOSONOUNCANE. Che dire, un bel lavoro. Peccato solo che non sia il disco d’esordio, ma da qui si può solo migliorare. Noi attendiamo, con fiducia, consapevoli che è tutta ben riposta.
Articolo di Luca Cremonesi
Ascoltalo qui: https://orcd.co/nonunosonodue
Track list “non è uno; sono due”:
- moon boot
- ventimila passi
- il monte
- anne
- persona 2
Line up AKA5HA: voce, pianoforte, elettronica, chitarra elettrica / Giordano Bruno Masala: violoncello
AKA5HA online:
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YouTube https://www.youtube.com/channel/UCKkfNubhEh-VV6nRpINGQxw
