Cosa sto ascoltando e, soprattutto, cosa sto vedendo? Nessuno vuole avere un infarto, ma un leggero scompenso sentendo – e guardando – gli Angine de Poitrine, in francese il nome dell’angina pectoris, in effetti, ti viene. E menomale, perché ce n’era bisogno. Costumi assurdi a pois bianchi e neri, che nascondono le vere identità del chitarrista, che si fa chiamare Khn, e del batterista, noto come Klek. Quasi dei dadi bicolore da lanciare sfidando la sorte, un’immagine a forte contrasto, come la loro musica. Perché non sai mai che trick sentirai dopo, nell’ennesima, ipnotica stravaganza. Il secondo lavoro del duo del Québec, “Vol.II” (Spectacles Bonzaï), esce il 3 aprile. Noi lo abbiamo ascoltato in anteprima.
Un mix di Acid-Techno, Disco e Rock, cavalcato con totale disinvoltura, portato avanti da una batteria e una chitarra microtonale a doppio manico. Una scelta estrema, non solo estetica, che mette al centro suono e ripetizioni (loop station), bizzarra non solo per il puro gusto di esserlo. Si potrebbe dire che anonimato e maschere – ancora non ho capito se le trovo adorabili o leggermente disturbanti – non siano una prerogativa poi così rara, ma questa musica dai ritmi spezzati, spigolosa, sicuramente ragiona “out of the box”.
Sentire “Vol.II” è come farsi fare un massaggio alla corteccia cerebrale, come un’illusione ottica di quelle che un po’ ti danno fastidio agli occhi, ma da cui non riesci a distogliere lo sguardo. In questo album c’è di tutto: da suoni che ricordano allarmi di elettrodomestici impazziti – e che, poi, ti tirano dentro a un irresistibile Rock “crudo” – a pezzi che ricordano ballate balcaniche.
“Fabienk”, la traccia di apertura, ha un giro che è un continuo crescendo, di quelli che ti restano in testa e di cui è impossibile ignorare la follia del “testo” (Sébastien! nome, tra l’altro, del loro manager, Sébastien Collin). “Mata Zyklek” è un quad lanciato tra le dune del deserto, lo scarno linguaggio è del tutto incomprensibile ed è per questo che è geniale. Perfetta colonna sonora di un rally delirante, con auto improbabili, costruite dagli stessi partecipanti, che filmano in soggettiva la loro avventura, tra strade sterrate e sabbia rossa. “Sarniezz” appare più urbana, pur restando fedele a una dissonante asimmetria; “UTZP” è allegra, irriverente. Ti trasporta – forse verso i Balcani – con una melodia itinerante. Una carovana che, nel bel mezzo dell’esecuzione, si blocca (è finita?) e poi, improvvisamente, riprende più forte di prima. “Yor Zarad” è un’iniezione di carica ruvida, senza smussature.
L’ultimo pezzo è un codice morse… un alfabeto criptico per cercare di mettersi in contatto con qualche civiltà sconosciuta? Anche qui l’evoluzione orientaleggiante è insolita: sembra di aver preso un magic bus degli anni Settanta. Una traccia che possiede una connotazione quasi fisica, corporale. Non a caso si chiama “Angor”. Riporto dal web: “termine medico che descrive una sensazione intensa di soffocamento, oppressione o dolore acuto, solitamente localizzato al torace. È il sintomo chiave dell’angina pectoris, indicando un’ischemia miocardica transitoria, dove il cuore riceve meno ossigeno del necessario”. Meno ossigeno, ma loro sono una boccata d’aria fresca.
Per farsi un’idea della galassia da cui provengono basta guardare il video di un’intervista tv – che gira online – dove parlano in una lingua aliena. Sta a noi decifrare il messaggio, stabilire se la loro viralità (ottenuta dopo la pubblicazione di un’esibizione per KEXP) che me li segnalava tra “i suggeriti”, sia in realtà semplicemente il mezzo per scoprire qualcosa di non convenzionale. Almeno in questo momento.
Certo, il math rock già esisteva ma, visto che le proposte si somigliano un po’ tutte, questa ha il merito di offrire un’alternativa a chi, come ascoltatore, vuole sperimentare. In estate arriveranno anche in Europa e, notizia di appena qualche ora fa, in Italia: suoneranno il 31 maggio al “Poplar Utopia Festival” di Rovereto.
Una band in bianco e nero, senza scala di grigi. Come i libri per i neonati: qualcosa che potrebbe attrarre un bambino di tre anni così come un centenario. Ed è qui che sta la forza del progetto, nella curiosità che emana (cosa/chi sono?), nella scelta del repertorio, nella presenza scenica che suona bene e in modo diverso. In definitiva, nell’ascolto di un album che ti lascia con più domande che risposte. E questo, comunque, è già un successo.
Articolo di Antonella Andriuolo
Track list “Vol.II”
1. Fabienk
2. Mata Zyklek
3. Sarniezz
4. UTZP
5. Yor Zarad
6. Angor
Angine de Poitrine online:
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Instagram https://www.instagram.com/anginedepoitrine/
YouTube https://www.youtube.com/@AnginePoitrine
