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Beartooth – “Pure Ecstasy”: Metalcore pensato per i live, senza rinunciare alla ricerca sonora

Caleb Shomo domina un disco che alterna strutture complesse, ritornelli immediati e aperture inattese

Fuori il 28 agosto 2026 per Fearless Records, “Pure Ecstasy” è il sesto album in studio dei Beartooth e il primo pubblicato con la nuova etichetta discografica. Undici tracce compongono un lavoro nato da un processo più condiviso, al quale hanno contribuito anche Skyler Acord, Jordan Fish e Misha Mansoor.

La voce di Caleb Shomo è la protagonista assoluta dell’album. Potente, versatile e fortemente teatrale, a tratti spinge l’interpretazione fino all’eccesso, ma dimostra una notevole capacità di adattarsi alle diverse atmosfere. Nelle tracce più pesanti, chitarra e basso seguono strutture articolate, mentre la batteria accompagna con equilibrio e passaggi efficaci, senza mai sovraccaricare i brani. Il risultato è un disco vario, nel quale convivono una scrittura immediata e soluzioni più elaborate. I contributi artistici esterni emergono soprattutto nei suoni, nei passaggi elettronici e nei contrasti presenti nell’album.

Immediatezza e complessità

La title track “Pure Ecstasy” apre il disco lasciando grande spazio alla voce. L’impatto dei primi secondi è intenso, anche se durante lo sviluppo il brano sembra perdere parte della promessa iniziale. Quando l’ascolto comincia ad appesantirsi, dopo il breakdown, la chiusura affidata soltanto a voce e chitarra introduce una freschezza inattesa, con una soluzione dal carattere quasi acustico. “Eyes Closed” unisce un riff di chitarra elaborato a un ritornello più disteso e immediato. I primi due ritornelli mantengono la stessa struttura, mentre il terzo introduce una crescita che completa il percorso. La combinazione tra scrittura articolata e linea melodica più semplice rende il brano scorrevole e facilmente memorizzabile. Anche la sua posizione è efficace: il breakdown conclusivo accompagna direttamente l’ingresso di “Bullshit”.

Quest’ultima è una delle tracce più riuscite dell’album. Il passaggio di batteria che precede il secondo ritornello, l’intermezzo elettronico e la voce femminile filtrata ne arricchiscono la costruzione. I ritornelli riducono l’intensità generata dalle strofe e dai pre-ritornelli, ma il brano riesce comunque a recuperare energia e a mantenere una forte identità. “Beautiful Again” cambia direzione attraverso sonorità che richiamano il Pop Punk dal sapore nostalgico. Melodia e atmosfera rimangono costanti, dando vita a una canzone semplice da imparare e capace di far cantare e ballare. Non è tra gli episodi più incisivi, ma la sua diversità trova comunque un posto coerente nel disco. Con l’introduzione arpeggiata di “Free” torna invece una scrittura fortemente immediata. Il brano cresce gradualmente e affida buona parte della propria efficacia a un ritornello pensato per rimanere in testa fin dal primo ascolto.

Il palco dentro il disco

Alcune tracce di “Pure Ecstasy” sembrano già proiettate verso la dimensione dal vivo. Non si limitano a evocare il palco, ma suggeriscono con precisione i movimenti e le reazioni del pubblico. “Stadiums” è il momento più creativo e stravagante dell’album. Voci registrate, pianoforte e urla da stadio introducono un brano che mantiene alta l’attenzione dall’inizio alla fine. La voce ne rappresenta il fulcro, mentre l’organo richiama sfumature Gospel e R&B. I diversi interventi vocali collegano le sezioni con imprevedibilità, costruendo una traccia particolare e difficilmente confondibile con le altre.

“Sorry” parte come una canzone pensata per il pogo, dove la prima parte alterna ritornelli e suoni elettronici, che lasciano progressivamente spazio a un breakdown finale lungo e fisico. Riff, batteria e sezione più pesante trovano qui una delle combinazioni più efficaci. Anche “You” è costruita pensando alla reazione della folla. Le false partenze mantengono alta la tensione, mentre il blast beat della batteria introduce un’ulteriore spinta. Nel ritornello la voce diventa più distesa, contrapponendosi a una base strumentale che rimane strutturata e intensa. Il pre-breakdown sembra chiamare direttamente le grida del pubblico prima dell’ingresso nel pogo.

Una direzione aperta

“Lose You To Find Me” sceglie una direzione più melodica e ritmata, sostenuta da sintetizzatori dal carattere quasi mistico. Non è una ballad malinconica, ma un brano vivace e speranzoso, nel quale il testo sembra assumere maggiore centralità. Le armonizzazioni vocali che precedono l’assolo di chitarra contribuiscono a costruire uno dei passaggi più suggestivi della canzone. “For Me By Me” colpisce inizialmente attraverso le chitarre graffianti e una linea vocale efficace. Nello sviluppo tende a diventare più ripetitiva e rimane uno degli episodi meno memorabili, pur mantenendo riconoscibili gli elementi centrali del suono della band. La chiusura è affidata a “I Made It”, ballad attraversata dal contrasto tra sintetizzatori mistici e chitarre potenti. L’atmosfera è luminosa e speranzosa, capace di mantenere vivo l’interesse senza appesantire l’ascolto. Più della voce, sono i suoni e la loro stratificazione a conquistare il centro emotivo del brano.

Il finale rimane volutamente aperto. Dopo un album ricco di contrasti, “I Made It” lascia una sensazione di libertà e la percezione che il percorso non sia realmente concluso. “Pure Ecstasy” diventa così il punto di partenza di una fase ancora da esplorare: un disco che conserva la forza dei Beartooth, ma sceglie di ampliare le proprie possibilità. Torneranno dal vivo in Italia, stavolta da headliner, il 29 settembre al Fabrique di Milano.

Articolo di Laura Vecchio

Track list di “Pure Ecstasy”

  1. Pure Ecstasy
  2. Eyes Closed
  3. Bullshit
  4. Beautiful Again
  5. Stadiums
  6. Free
  7. Sorry
  8. Lose You To Find Me
  9. You
  10. For Me By Me
  11. I Made It

Line up Beartooth: Caleb Shomo voce / Zach Huston chitarra / Will Deely chitarra / Oshie Bichar basso / Connor Denis batteria

© Riproduzione vietata

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