Black Sabbath

Black Sabbath “Black Sabbath”

Black Sabbath “Black Sabbath” – remastered 2009 [#OldiesButGoldies] 1970, nell’aria c’è amore e odore di erba ovunque. Sole, natura, sorrisi e libertà sono i binari sui quali il treno generazionale procede accompagnato da onde rock

Black Sabbath “Black Sabbath” – remastered 2009

[#OldiesButGoldies]

1970, nell’aria c’è amore e odore di erba ovunque. Sole, natura, sorrisi e libertà sono i binari sui quali il treno generazionale procede accompagnato da onde rock e hard rock di grandi gruppi come Led Zeppelin e Deep Purple. Lentamente e inesorabilmente ci stiamo avvicinando a qualcosa. I temi iniziano ad accarezzare idee pericolose, le chitarre assumono ruoli “pesanti” e in giro ci sono personaggi misteriosi che parlano di occulto affascinando giovani rockstar.

In questo brodo primordiale musicale arriva all’improvviso un tuono a interrompere il brusio. Poi arriva anche la pioggia. Infine l’oscuro in persona. Sono arrivati i Black Sabbath.

Birmingham, Inghilterra. Siamo lontani dal sole e dalla spiaggia, non c’è erba qui, o almeno non è la prima cosa che ti viene in mente. C’è piuttosto un cielo grigio, fabbriche e vicoli di mattoni umidi, una campagna desolata e un sacco di acidi e alcool. Ci sono poi dei ragazzi che fanno del blues e rock, come tanti a quel tempo; ma c’è chi tra loro si lascia affascinare da racconti oscuri, proibiti, neri come la pece di un certo Crowley. E c’è poi chi si mutila la mano al suo ultimo turno in fabbrica ritrovandosi con delle protesi di plastica fusa derivate da tappi di detersivo.

Metti che poi questi individui incontrino un ragazzo un po’ problematico che non sembra riuscire a concludere niente nella vita se non farsi licenziare e bere … cosa potrebbe accadere? Accade che spunta in mezzo a fiumi di fiori e colori una copertina lugubre, graffiata, spaventosa, con una figura in piedi che ti guarda, sembra una Monna lisa dipinta da Lucifero in persona.

In alto a sinistra il nome del gruppo e dell’album: “Black Sabbath”, la tetra messa nera di Anthony “Tony” Iommi, William “Bill” Ward, John “Ozzy” Osbourne e Terence “Geezer” Butler ha inizio.

Il disco apre con “Black Sabbath”, e quindi abbiamo in ordine, band – album – track, Black Sabbath – Black Sabbath – Black Sabbath, ok è già strano ma poi lo diventa anche di più. Un tuono e il rumore di pioggia e una campana che rintocca da lontano, poi ancora il numero tre. Ma questa volta con una sequenza di note dissonanti, la famosa triade del diavolo.

Black Sabbath

Le protesi di Iommi conferiscono al suono una pesantezza e un tocco unico che storicamente sanciscono il completamento dell’iniziazione del metal. Poi arriva una voce inquieta, secca, che parla di qualcosa che fino ad allora era taboo, una figura oscura che ci indica qualcosa di maligno. Leggenda narra che quella figura sia apparsa in sogno a uno dei componenti, frutto delle letture di Aleister Crowley, un incubo quindi, tradotto in musica. Il pezzo coglie impreparati e ci porta lontani da qualunque posto che abbiamo mai visitato, con la volontà palese di suggestionare e instillare la paura in chi riproduce la traccia. In un solo pezzo vengono gettate le basi del metal, del doom e dello stoner rock.

Usciti finalmente dal lisergico incubo torniamo a respirare con l’arrivo di “The Wizard”, pezzo che apre con un’armonica di Ozzy e un attacco decisamente blues-rock di Ward e Iommi. Il brano allenta decisamente sul fronte “oscuro” rimanendo tuttavia in tema con uno stregone temuto dai demoni per la sua forte magia. Musicalmente parlando troviamo dei grandi musicisti in grado di creare dinamica e spessore, con una grande batteria di Ward e un basso di Butler che non cede terreno a uno scatenato Iommi.

Conosciuta l’oscurità, affrontata con la magia è tempo di ascendere e risvegliarsi da essa: Ora dall’oscurità nasce la luce
 / Il muro del sonno è freddo e brillante
 / Il muro del sonno giace rotto / Il sole splende in te che ti sei svegliato.

“Behind the Wall of Sleep” attacca con un carattere decisamente blues-rock, con chitarra protagonista e un basso grosso, panciuto e insistente. Ci stiamo allontanando dalla magia per entrare nel subconscio, e la voce di Ozzy ora oscilla da destra a sinistra mentre professa riecheggiando nella nostra testa.

Quarta traccia, “N.I.B.”, è tempo per Butler di sperimentare e rendere il basso protagonista. Inizialmente entrato nei Sabbath come chitarrista, Butler cedette il posto a Iommi il quale non voleva compagni di strumento. Fu così che l’ex chitarrista trovò il suo spazio nei Sabbath dietro al basso, e in questo brano le radici “chitarristiche” si percepiscono alla grande con un riff di basso modulato mediante pedale wah-wah, che sostituisce la chitarra aprendo e accompagnando il monologo di Lucifero in persona, interpretato ad arte da Ozzy con la sua voce squillante e a tratti barcollante. Iommi dal canto suo lascia la parte ritmica a Butler e si concentra in assoli gustosissimi colmi di dannata passione e incredibile eleganza.

Si continua dunque con “Evil Woman”, cover dei Crow, band blues-rock di oltre oceano: qui i Sabbath fanno il loro lavoro: scuriscono i toni, incattiviscono il suono e ritmano a manetta. Insieme a “Wicked World” uscirà come singolo estratto dall’album.

“Sleeping Village” e “Warning” sono le tracce sei e sette di Black Sabbath. La prima è sostanzialmente un pezzo strumentale, con una sola strofa di Ozzy che dipinge un villaggio illuminato da un sole rosso, un gallo canta, avverte i dormienti che il pericolo sta arrivando. È come un intro che scivola in “Warning”, cover dei Aynsley Dunbar Retaliation, con un testo intriso di dolore per una donna che non ricambia la passione. In “Warning” tutto si muove e parti strumentali si alternano alla voce di Ozzy in una traccia molto lunga, ben 10 minuti e 32 secondi, con un finale virtuosissimo di Iommi che si getta in un estasi di note velocissime subito prima della chiusura. “Wicked World” chiude l’album senza infamia né lode.

“Black Sabbath” è un album prima di tutto storico e iconico, di un’importanza colossale per la scena musicale futura. Sancisce l’inizio di un percorso lontano da tutto e da tutti, un viaggio introspettivo che scava e pianta il seme della paura nel subconscio di chi lo ascolta. Quello che oggi conosciamo come metal nasce qui, dove i Deep Purple e Led Zeppelin hanno messo tecnica e velocità e i Sabbath hanno aperto le porte all’oscurità.

Psichedelicamente horror, “Black Sabbath” porta alla luce temi affascinanti quanto pericolosi, mai trattati in precedenza così esplicitamente e che accendono pericolose fantasie e ispirano il mondo intero verso l’ascesa a sua maestà l’Heavy Metal. Storia.

Articolo di Luke Mazzoncini

Track list  “Black Sabbath”(2009 remastered)

  1. Black Sabbath
  2. The Wizard
  3. Behind the Wall of Sleep
  4. N.I.B.
  5. Evil Woman
  6. Sleeping Village
  7. Warning
  8. Wicked World

Line up Black Sabbath

Anthony “Tony” Iommi – Chitarra

William “Bill” Ward – Batteria

John “Ozzy” Osbourne – Voce

Terence “Geezer” Butler – Basso

 

 

 

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