Il 20 febbraio è uscito il settimo album di Bologna Violenta, “Oblomovismo”, un lavoro di 16 tracce, prodotto da Dischi Bervisti. Un disco che arriva dopo l’ep “Cortina” e l’album “Bancarotta Morale”, lavori che hanno permesso al duo Nicola Manzan e Alessandro Vagnoni di proporre un progetto duro, come sempre, ma allo stesso tempo più maturo e consapevole.
Non che gli ultimi album non lo fossero, soprattutto l’ottimo “Cortina”, ma “Oblomovismo” è figlio di due consapevolezze importanti. In primis, lo dice il titolo: la lettura e la conoscenza del capolavoro dello scrittore russo Ivan Aleksandrovič Gončarov, autore del romanzo “Oblomov” (1859). Da quel momento, infatti, il titolo del romanzo ha generato un aggettivo che, in sintesi, vuol dire ignavia (uno dei peccati capitali, non a caso). Il protagonista del libro trascorre infatti gran parte della propria vita restando immobile su un divano, rimandando ogni impegno e rifugiandosi in fantasie mai realizzate. Ignavia, dunque, ma anche inazione, apatia, chiusura al mondo. Tutto questo, nel nuovo disco del progetto Bologna Violenta, reagisce con una consapevolezza: questa lentezza, oggi, è forse un atto di resistenza, figlio della consapevolezza che l’innovazione è sempre destinata a diventare passato.
Ed ecco che i suoni di questo nuovo disco sono dei graffi. Tagliano, lacerano e non sono di facile ascolto. Soprattutto in un mondo musicale fatto di certezze e consapevolezze, tracce come “Somari”, “L’Amuleto”, “Uomini Sottosviluppati” e la stessa title track “Oblomovismo” destabilizzano, bruciano e difficilmente si rimarginano nell’udito di chi ne resta scosso. Tuttavia, come accade con i graffi, i suoni distorti, le sovra-incisioni e i rumori di questo lavoro presto si cicatrizzano e lasciano un piacevole fastidio nelle orecchie. L’unico modo per affrontarlo è tornare ad ascoltare, ancora e ancora.
E così anche i due brani del passato che qui vengono riproposti, e cioè “Wanna Be Satan”, pezzo dedicato ai moderni imbonitori (non a caso), che promettono – come il Gatto e la Volpe di Bennato – successo e risultati straordinari, e “Calcolatrice”, forse il brano più autobiografico dell’intero lavoro, dove si racconta il tempo passato per giungere proprio a questo album, trovano casa in questa giungla sonora di 16 brani che raccontano, sostanzialmente, come l’arte del presente rischi di essere bloccata dalla sua stessa voglia di essere arte. Innovare, cercare nuove strade – temi chiari nei suoni di “Tuk-Tuk Extravaganza” (uno dei brani migliori) e “Il Vitello d’Oro” con “Blublublublublu” – è ciò che blocca anche il miglior artista, figlio di un’ansia da prestazione che ne potrebbe limitare la creatività. Allo stesso tempo – ed ecco il messaggio di speranza – oggi si può fare arte stando fermi – come Oblomov – e da un divano fare la rivoluzione.
Questa dicotomia produce una consapevolezza chiara in questo nuovo disco. I suoni sono figli di una ricerca che, si diceva in apertura, matura con il passare del tempo e con la consapevolezza dei due autori, e allo stesso tempo l’arte può connettersi con il mondo senza bisogno di fare tanta strada. Ne deriva, dunque, un disco duro, che graffia e che però – se affrontato con il giusto piglio, quello cioè di chi non si accontenta – è capace di guardare avanti, senza perdersi nei miti del passato.
Con “Oblomovismo”, Bologna Violenta torna dunque a colpire con un linguaggio sonoro estremo e diretto, utilizzandolo come strumento di critica sociale e riflessione sull’immobilismo contemporaneo. Un lavoro di non facile ascolto, ma che sfugge la banalità e cresce dentro, in modo implacabile.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “Oblomovismo”
- Oblomovismo
- Tuk-Tuk Extravaganza
- Somari
- Fiabe Francesi
- Sofia
- Uomini Sottosviluppati
- L’Amuleto
- El Bombero Torero
- Multiscolor
- Il Vitello d’Oro
- Blublublublublu
- Calcolatrice
- La Luna
- Wanna Be Satan
- Mosche
- Bestia Uccide a Sangue Film
Line up Bologna Violenta: Nicola Manzan violinista, polistrumentista e produttore / Alessandro Vagnoni batterista, polistrumentista e producer
