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Carmen Consoli “Amuri luci”

Un disco bello proprio perché complesso, ricco perché si allontana da una rotta nota, e strano perché inatteso

Il 31 ottobre è uscito “Amori Luci” (Narciso Records / ADA Music Italy), il nuovo album di Carmen Consoli. Che fare? Ascoltarlo o non prenderlo in considerazione? Il dilemma nasce dal fatto che, da un punto di vista discografico, mi sono allontanato da Consoli da alcuni anni. Ci sono tornato di recente per via dello splendido live “Terra ca nun senti” e per la colonna sonora “L’amuri ca v’haju”. Due album dove il siciliano, la sua lingua madre, è protagonista. Da un punto di vista live, invece, non ho mai smesso di seguire Consoli. Di recente, poi, mi ha stupito in una performance che ha strappato applausi veri e sinceri in un contesto dove non era affatto facile che tutto ciò succedesse. Consoli, tre anni fa, ha aperto il concerto di Robert Plant e Alison Krauss a Lucca. Dopo un primo set sola in scena con chitarra, davanti a un pubblico esigente, in attesa adorante di Plant, sul palco è arrivata Marina Rei alle percussioni. In totale 13 pezzi (ben più di quelli che suonò Plant, con Krauss di fatto afona) che strapparono applausi da tutto il pubblico. Poco dopo la rividi a Milano, con Elvis Costello: un’altra serata meravigliosa. Il dilemma dove stava, dunque?

Il nuovo album è tutto cantato in siciliano, e questo fatto è garanzia di qualità, perché Consoli ha deciso di non preoccuparsi — non più di tanto, ovviamente — del mercato, e di andare quindi per la sua strada. Segno di grande maturità, ma anche di un’artista vera, che non si ferma a quanto già fatto, e pronta a non ripetersi all’infinito. Questo era già stato evidente nei live sopra citati, ma metterlo in pratica in un album è tutta un’altra cosa. Un disco che, così dicono le cronache, è il primo di una trilogia in lingua madre e che è stato registrato e composto in Sicilia, in casa della cantantessa.

Allo stesso tempo, però, un taglio radicale con il mondo commerciale non c’è stato. Nel disco ci sono tre duetti, due dei quali molto figli di esigenze di mercato: “La terra di Hamdis” (feat. Mahmood) e “Parru cu tia” (feat. Jovanotti), ai quali si aggiunge “Qual sete voi?” (feat. Leonardo Sgroi). Sono di certo i pezzi più commerciali, quanto meno i primi due — il terzo, in realtà, è il meno scontato. Ma se si riesce ad andare oltre questo pregiudizio — che tanto pregiudizio non è, dato che il mood è più morbido, più adatto alle radio, soprattutto il pezzo con Mahmood — si è destinati ad ascoltare solo ottima musica: mai banale, mai di facile accesso, e che dimostra come Consoli, in questo progetto, possa prendere il largo e viaggiare su terreni ben lontani dalla sua rotta commerciale ben nota.

Per far questo, però, non bisogna radicalmente buttare tutto alle ortiche, è chiaro. Dylan può; tutti gli altri qualche precauzione la devono comunque prendere. Consoli è fra questi, e i duetti hanno quel compito. Il resto dell’album no. Dalle storie raccontate — e cioè Peppino e Giovanni Impastato, dei quali si parla nella title track — al poeta siculo-arabo dell’XI secolo Ibn Hamdis, esiliato dalla terra natale e costretto a vagare per il Mediterraneo. Spazio poi per le parole, rielaborate, del poeta siciliano Ignazio Buttitta (1899-1997), per il tema della guerra e dei figli morti in battaglia, per Nina da Messina (XIII sec. D.C.), prima donna a poetare in volgare siciliano, per Graziosa Casella (1906-1959), scrittrice e poetessa catanese del primo Novecento, e per Ovidio e Teocrito.

Insomma, mettere tutti questi personaggi in un disco oggi non è cosa semplice, per nessuno. Eppure il risultato, grazie proprio alle lingue scelte — il siciliano, ma anche il greco e il latino — è quello di un disco bello proprio perché inatteso e anomalo. Un lavoro che mi fa pensare che Consoli se ne sia fregata di tutto e di tutti, e abbia messo mano alla sua esperienza, alla sua vita, alla sua cultura, musicale e non solo, e ne abbia distillato un disco capace di emozionare grazie proprio alla ricchezza culturale che lo compone. Quasi a ribadire che, a conti fatti, il mito che la cultura non paga è finto. Certo, non smuove le folle, ma se avesse voluto questo sono convinto che Consoli non avrebbe dato vita a un album pop-etnico, che profuma di World Music, senza però esserne figlio. Un disco più vicino al mondo che piace al Tenco, nella sezione dischi in lingua madre.

Non manca il sapore pop, che forse andava tolto del tutto, rischiando il tutto per tutto, ma credo si possa dare atto che Consoli ci propone un disco intimo, suo, composto con e sulla sua pelle, dove con la lingua madre si mette a nudo ma, allo stesso tempo, si rafforza. Chi seguirà questo percorso sarà chiamato ad avere pazienza nell’ascolto, per capire — solo a titolo d’esempio — come il vento deve spazzare via la pioggia e poi diventare bufera per spazzare via i soldi, demonio della nostra epoca (“La terra di Hamdis”); o come l’amore fra fratelli possa durare anche nei ricordi, nella testimonianza (“Amori luci”); o come la guerra sia anche un momento di umanità che si interroga sulla propria ragion d’essere, come accade nel romanzo “I soldati di Salamina” (“Mamma tedesca”). Non mancano denunce sociali che richiamano a precetti morali sempre validi, che si incarnano in tipi umani vili e riprovevoli come i narcisisti di “3 oru 3 oru” o gli opportunisti di “Unni t’ha fattu ‘a stati”, personaggi che paiono usciti dalla penna di un altro grande siciliano, premio Nobel per la Letteratura. Consoli non è nuova a questo tipo di canzone: basti pensare a “Masino” e “Mio zio”.

A conti fatti, per un’artista — come è noto — che voleva fare la rockstar e andare all’America, il ritorno in Sicilia, nella sua Sicilia, nella sua lingua, è stato rigenerante. Un disco bello proprio perché complesso, ricco perché si allontana da una rotta nota, e strano perché inatteso. Margini di crescita ci sono, e la speranza è che il capitolo due sia ancora più radicale. Consoli ha tutta la capacità di poterlo fare, e speriamo lo faccia.

Articolo di Luca Cremonesi

Track list “Amuri luci”

  1. Amuri luci
  2. Unni t’ha fattu ‘a stati
  3. La terra di Hamdis (feat. Mahmood)
  4. Mamma tedesca
  5. 3 oru 3 oru
  6. Bonsai #3
  7. Γαλάτεια (Galáteia)
  8. Parru cu tia (feat. Jovanotti)
  9. Comu veni veni
  10. Qual sete voi? (feat. Leonardo Sgroi)
  11. Nimici di l’arma mia

Carmen Consoli online:
Instagram https://www.instagram.com/carmenconsolimusic/
YouTube https://www.youtube.com/carmenconsolimusic

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