“The Entity” è il nuovo capitolo della saga dei leggendari Death SS, uscito il 1° maggio per Lucifer Rising, a quattro anni esatti dall’ultimo lavoro discografico in studio. Il cd contiene 12 tracce + bonus track “Mary Clark”, mentre il vinile: contiene 12 tracce + esclusivo 45 giri “Cimiteria”/ “Mary Clark”. Quando ascoltai per la prima volta i Death SS, con il disco “Heavy Demons”, le mie innocenti orecchie adolescenziali furono iniziate all’occulto mondo di Steve Sylvester e dei suoi accoliti. Fu un’epifania infernale perché in quelle canzoni c’era tutto quello che mi piaceva come il Metal, l’horror e l’esoterismo. A distanza di decenni, sempre con l’anima in fiamme di un adolescente, eccomi ad ascoltare “The Entity”, dopo che Steve ci aveva dato qualche anteprima nella nostra intervista esclusiva.
Bando ai sentimentalismi, anche se a loro modo doverosi, veniamo a questo disco che si sviluppa come un concept album. E allora preparatevi, perché il nostro viaggio inizia molto lontano, immersi fra le cupe nebbie vittoriane di una Londra inizi Novecento dove l’occultista Aleister Crowley, con l’intento di liberare l’uomo dalla sua schiavitù, insegna a invocare il proprio genio latente: il Dio Occulto o l’Entità. A seguito di un complesso rituale, riesce a stabilire un contatto astrale con un’entità, una forza primordiale capace di spezzare le catene dei preconcetti e delle restrizioni morali, permettendo così di sviluppare il potenziale artistico e la creatività insiti in ognuno di noi.

L’album parte da qui e si apre con “Ave Adonai”. Che pezzo! Organi, riffoni di chitarre, theremin, insomma…un suono pazzesco. Fuori dalla mia finestra piove, il vento sferza e Steve canta con la sua voce inconfondibile: è un momento perfetto, sono immerso fino al collo nell’universo dei Death SS. Il primo brano si ispira all’opera di Kenneth Grant “Aleister Crowley e il Dio Occulto”, per chi fosse proprio a digiuno in termini di esoterismo Grant fu un mago cerimoniale e grande sostenitore della religione thelemica e fu iniziato dallo stesso Crowley all’ O.T.O. Sto per divagare troppo. Non siamo qui per scrivere un trattato sull’occultismo del Novecento, anche se, credetemi, la tentazione è fortissima, bensì per parlare di musica.
I riferimenti letterari e cinematografici non sono un semplice contorno: sono la colonna vertebrale di tutto l’album mescolando pagine e pellicole, lettere e celluloide. Prendete la terza traccia “Dr Jekill and Sister Hide”: da una parte l’ombra lunga del buon vecchio Stevenson, dall’altra la produzione della Hammer, la gloriosa fabbrica di incubi britannica.
E non è finita. Nei vari brani troviamo il meglio o il peggio, dipende dal punto di vista, degli incubi londinesi. “The Whitechapel Wolf” ci scaraventa tra le lame di Jacke The Ripper, mentre in “The Evil Painter” compare il sinistro Walter Sickert, pittore del secolo scorso e sospettato, accuse da niente, di essere proprio lui Jack lo Squartatore. Sickert è l’autore dei dipinti della serie “Camden Town Murder”, arte morbosa e torbida. Ma fra tanti brani come non menzionare “Cimiteria”? Un omaggio tanto doveroso quanto godurioso, all’erotismo horror all’italiana firmato Renzo Barbieri. Insomma, “The Entity” è un album pieno di rimandi, citazioni, citazioni di citazioni, ma nulla è messo a caso perché tutto è cucito dal filo conduttore dell’Entità evocata: un concept che sa dove andare e ti trascina senza pietà.
Vogliamo anche parlare del lato musicale? Perché i Death SS hanno davvero creato un ottimo album, suonato con gusto, si, ma macabro e davvero tanta tecnica. Attenzione: tecnica e anima e l’anima è chiaramente dannata. Fra riff taglienti e organi sulfurei spuntano anche ben due ballad come “Out To Get Me” e “Love Until Death” perché diciamocela tutta, al metallaro, anche quello più truce con il chiodo da battaglia e le borchie sporche del sangue del moshpit, batte pur sempre un cuore romantico.
Che dirvi: nel corso degli anni, i Death SS suonano dal lontano 1977, hanno sperimentato vari stili passando per canzoni o album più o meno riusciti, ed è normale in una carriera così lunga, ma in questo “The Entity” ho percepito più un ritorno ai suoni vecchia scuola. Un album, tra l’altro, che vede la produzione, oltre a Steve Sylvester, dell’inglese Tom Dalgety vincitore di un Grammy e già collaboratore di Ghost e Ramstein, giusto per citare qualche nome, una produzione che ha saputo dare il giusto equilibrio al sound di quest’album.
È arrivato il momento di tirare le somme. Questo disco mi è piaciuto, eccome se mi è piaciuto. Mi ha convinto subito, al primo ascolto e, lo dico senza vergogna, mi ha fatto rivivere quelle stesse, dannate emozioni che provai la prima volta che ascoltai il negromante del Rock e la sua congrega. Ve lo avevo detto che quella confessione iniziale non era un vezzo nostalgico, ma doveroso. È un disco che non deve mancare a chi già conosce e venera i Death SS, ma può anche essere un ottimo inizio per chi vuole scoprire questa band di culto tutta italiana. Un album da ascoltare e riascoltare, rigorosamente al buio.
Articolo di Daniele Bianchini
Track list “Entity”
- Ave Adonai
- Justified Sinner
- Possession
- Dr. Jekyll & Sister Hyde
- Two Souls
- Out to Get Me
- Hell Is Revealed
- Love Until Death
- The Whitechapel Wolf
- The Evil Painter
- Cimiteria
- Evil Never Dies
Line up Death SS: Steve Sylvester voce/ Freddy Delirio tastiere/ Ghiulz chitarra/ Demeter basso/ Unam Talbot batteria/ Dahlila e Jessica performer.
Death SS online:
Web: www.deathss.com
Instagram: https://www.instagram.com/deathssofficial/
