Elvis-Presley

Elvis Presley Comeback Special

Elvis Presley “The ’68 Comeback Special” “L’Elvis (NBC TV Special)”, meglio conosciuto come “The ’68 Comeback Special”, è  l’album live di Elvis Presley estratto dal programma della NBC registrato nel giugno del 1968 che sancisce

Elvis Presley “The ’68 Comeback Special”

“L’Elvis (NBC TV Special)”, meglio conosciuto come “The ’68 Comeback Special”, è  l’album live di Elvis Presley estratto dal programma della NBC registrato nel giugno del 1968 che sancisce il ritorno del Re, dopo la sua lunga assenza dalle scene musicali dovuta all’impegno cinematografico.

Chi mi conosce di persona sa che le mie basette non sono del tutto casuali (non ho il ciuffo soltanto perché i capelli non me lo consentono), e in pochi sanno quanto sia viscerale il mio legame con Elvis. Quest’anno decido di farmi consegnare da Babbo Natale questo live in versione DVD, visto fino a questo momento soltanto in spezzoni frammentati su YouTube.

Elvis-Presley

Ho sempre guardato con profonda ammirazione questa esibizione. Pur consapevole di non condividere con Elvis neanche un bottone della giacca, ho ammirato e preso come esempio il suo carisma, il suo savoir-fair, il magnetismo, ma anche la sua profonda sensibilità, che ben veniva in qualche modo mascherata e nascosta dietro la grande costruzione del personaggio che il suo manager aveva messo in piedi.

Un’imposizione d’immagine che solo in parte rispecchiava la vera natura di Elvis, alla quale in alcuni momenti sentiva di appartenere e in altri meno, generando uno stato d’animo che a pochi anni da questo live avrebbe innescato il meccanismo che lo avrebbe condotto alla sua (auto)distruzione. Fortemente voluta dal cantante, in contrasto con la proposta del Colonnello Tom Parker – il quale aveva richiesto che venissero eseguite delle canzoni da trasmettere nel periodo natalizio successivo – questa performance vede Presley in grandissima forma, avvolto da un completo di pelle nera confezionatogli su misura, intonare alcuni dei suoi più grandi successi con una grinta e una presenza scenica inediti.

Presley voleva tornare ad abbracciare il suo pubblico dal vivo, ma anche proporsi a una nuova audience, voleva imporsi sulle scene, le sue scene, e gridare a tutto il mondo che The King era tornato. Per farlo, ero stato allestito una sorta di piccolo ring al cui centro vi era lui, seduto con la sua chitarra, accompagnato dai suoi musicisti di sempre, Scotty Moore e D. J. Fontana.

Era stato deciso di coinvolgere un piccolo pubblico disposto attorno, dal momento che Elvis si sentiva ancora insicuro per affrontarne uno più grande (questi live dovevano essere preparatori per ingaggi successivi a Las Vegas). Dalla scenografia nera ecco spuntare Elvis dal quale spicca il foulard rosso in pendant con la tracolla della Gibson Super 400; “Trouble” e “Guitar Man” fungono come opening allo show, che prevede questa fase fare da preambolo al sit-down-show durante il quale vengono eseguite “Lawdy, Miss Clawdy” e “Baby, What You Want To Me Do”.

La voce graffia, Elvis (in)canta e seduce e già non possiamo togliergli gli occhi di dosso, il che detto da un uomo etero a distanza di quasi cinquant’anni, la dice lunga… Si esplorano gli albori della carriera di Elvis, quando Sam Philips della Sun Records gli mise gli occhi addosso poco più di quindici anni prima iniziandogli a far incidere le prime cover di pezzi di Jimmy Reed e Lloyd Price. Se trovassi un bianco che canta con l’anima di un nero, diventerei miliardario dichiarò Philips a metà degli anni cinquanta.

Tutti noi siamo in debito con quest’uomo. Torniamo alla visione: si succede la parte medley con, in sequenza, “Heartbreak Hotel”, “Hound Dog” e “All Shook Up”. Faccio fatica a stare seduto al pc senza muovere le gambe (con pesantezza) o a non cantare alcune strofe mentre scrivo. Sa come fare divertire, Elvis, sa farsi piacere, ma soprattutto sa di piacere, e tutto gli viene concesso, seppur senza mai andare sopra le righe.

Ci sono alcuni momenti nelle esecuzioni nei quali va da solo a cappella, in altri viene accompagnato dalla band a fare solo da sottofondo. Trasuda il suo profondo amore per il Gospel e la Black Music. Porta con sé la commistione di tutti i generi musicali del momento, un’artista che mai aveva fatto discriminazione di genere, che suonava e riscuoteva successo nei locali frequentati dai bianchi e in quelli praticati da neri. Sapeva come conquistare il pubblico più adulto e come avvicinare i giovani: abbigliamento stravagante, acconciature, movenze, quelle movenze che simulavano l’amplesso che gli valsero il soprannome di Elvis The Pelvis.

Il ritmo rock viene interrotto dalla struggente “Can’t Help Falling In Love”, brano del 1961. Si prosegue con un secondo trittico rock composto da “Jailhouse Rock”, “Don’t Be Cruel” e “Blue Suede Shoes”. Si sgombera il palco. Rimane soltanto Elvis a fare da protagonista. Si esplorano gli anni più proficui della sua carriera. “Love Me Tender” fa da apriporta al momento più gospel dello show, momento in cui si eseguono in medley “Where Could I Go But To The Lord”, “Up Above My Head” e “Saved”, brani meno popolari ma comunque apprezzati per la loro esecuzione, a conferma dell’estrema versatilità vocale di Presley.

Dopo un breve break, ci si avvia alla parte finale nuovamente proposta in chiave guitar man: ecco di nuovo “Baby, What You Want To Me Do”, “That’s All Right”, “Blue Christmas” e “One Night”. Le urla di delirio delle fan sono tutte giustificate. Spogliato degli strumenti, Elvis si concede un attimo d’intimità nel quale si siede in mezzo al proprio pubblico dove intona “Memories”. Ultime battute.

Prima del gran finale c’è tempo per “Where Could I Go But To The Lord”, “Big Boss Man”, “Guitar Man”, “Up Above My Head” e “Saved”. Si chiude con un momento musicale altissimo: delle lampadine rosse compongono la scritta Elvis su sfondo nero, Elvis in completo bianco canta “If I Can Dream” registrata soltanto due mesi dopo l’assassinio di Martin Luter King e che tanto ricorda il suo famoso discorso “I Have A Dream…”; spicca il modo con il quale Elvis interpreta e canta questo brano, con un trasporto quasi a renderlo sacro, come se sacra fosse ogni sua parola.

While I can stand, while I can walk
While I can dream, please let my dream
Come true, ohhhhh, right now
Let it come true right now

Pur non essendo mai uscito dagli Stati Uniti per le sue esibizioni, Elvis Presley seppe essere d’ispirazione per molte generazioni future, per tanti artisti nei più diversi ambiti, sia musicali che cinematografici. Guardo a questo live e mi stupisco di come sia possibile che siano trascorsi così tanti anni dalla sua trasposizione. È meraviglioso ammirare un’opera che non si lascia scalfire dal passare del tempo e che ci stupisce dal modo con il quale abbia saputo anticipare tempi e mode rimanendo attuale.

Molte persone più preparate tecnicamente di me sapranno meglio definire chi era e cosa sia stato Elvis, soprattutto a livello musicale. Io vedo un umile ragazzo che ben ha saputo realizzare i suoi sogni, a dimostrazione di quanto sia importante crederci, in ogni momento, perché non è l’occasione che ti passa accanto, ma sei tu che la vai a cercare. Rimpiango, come molti della mia generazione, di non aver potuto vivere dal vivo questo genio del Novecento, ma posso affermare con profonda convinzione che “Before Someone Did Something, Elvis Did Everything”.

Articolo di Andrea Scarfì

Line up

Elvis Presley – Voce, chitarra acustica
Scotty Moore – Chitarra elettrica
D. J. Fontana – Batteria

Track list
Lato 1

  1. Trouble / Guitar Man
  2. Lawdy, Miss Clawdy / Baby, What You Want Me To Do
  3. Medley: Heartbreak Hotel; Hound Dog; All Shook Up; Can’t Help Falling In Love; Jailhouse Rock; Don’t Be Cruel; Blue Suede Shoes; Love Me Tender
  4. Where Could I Go But To The Lord / Up Above My Head / Saved

Lato 2

  1. Baby What You Want Me To Do / That’s All Right / Blue Christmas / One Night
  2. Memories
  3. Nothingville / Big Boss Man / Guitar Man / Little Egypt / Trouble
  4. If I Can Dream

 

 

 

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