Tool "Fear Inoculum"

Tool “Fear Inocolum” – 2019

Tool “Fear Inocolum” – RCA Records 2019 Il 30 Agosto i Tool ritornano sugli scaffali dei negozi di musica e incredibilmente negli store digitali, con il nuovo album “Fear Inoculum” a distanza di tredici lunghi

Tool “Fear Inocolum” – RCA Records 2019

Il 30 Agosto i Tool ritornano sugli scaffali dei negozi di musica e incredibilmente negli store digitali, con il nuovo album “Fear Inoculum” a distanza di tredici lunghi anni dalla loro ultima opera… è tempo di riaprire il terzo occhio e scendere nelle viscere asimmetriche e oniriche create dal quartetto di Los Angeles. Anticipato dalla release digitale della title track, assoluta novità per il gruppo ma segno di attenzione ai tempi che cambiano, “Fear Inoculum” si presenta con un totale di 10 tracce per 86 minuti di puro viaggio Tooliano.

Il viaggio inizia con “Fear Inoculum” che si distingue per la sua atmosfera orientale e la sensazione che si stia prendendo parte a un rituale di esorcismo verso una minaccia definita come “The Deceiver” (L’ingannatore), tutto questo però senza mai stupire, 10 minuti e 26 secondi di attesa per un qualcosa che si ha l’impressione non arriverà mai, e di fatto è così.

Il vero decollo avverrà però con “Pneuma”, trasformando di fatto la intro-track in una sorta di portale verso il “nuovo”. L’intro di Pneuma è qualcosa che scava dentro e prepara, si ha la sensazione che si stia aprendo gli occhi verso una nuova conoscenza grazie a un arpeggio disteso e onirico accompagnato da una drum-machine ipnotica. Dal minuto 1:18 è tempo di tornare a parlare dei veri Tool. Il brano si apre e l’arpeggio incessante di Adam Jones incontra prima il basso ipnotico di Justin Chancellor, poi arriva un Danny Carey molto ispirato in questo album ed infine la prima strofa esplicativa del pezzo affidata all’Istrionico Maynard: We are spirit bound to this flesh
We go ’round, one foot nailed down
But bound to reach out and beyond this flesh
become Pneuma.

Questa è la promessa che il brano ci fa ed è così che si torna nelle atmosfere alle quali album come “Lateralus” e “10,000 Days” ci hanno abituati, in un crescendo progressivo e tribale di spiritualità, poliritmie e riff potenti sui quali si distende la voce di Maynard, dolce e martellante quando serve.

"Fear Inoculum" Tool

Da “Pneuma” si passa a uno dei quattro intramezzi ambient/elettronici che, al di là del gusto e del giusto, ricordano un po’ l’utilizzo del ginger nella cucina giapponese, ovvero, ripulire il palato e prepararlo intatto alla prossima pietanza. “Invincible” fa quello che forse tanti si aspettavano al primo ascolto del singolo “Fear Inoculum” ovvero la creazione e sviluppo di un climax. Il brano è incredibile, sia nei suoni che nei ritmi, questi ultimi a tratti “inumani” e qui va ribadito, Carey veramente ispirato. In questo brano in particolare si anticipa quello che a fine ascolto ci troveremo a constatare, ovvero la predominanza di Carey e Jones con intrecci formidabili che ruberanno di fatto un po’ di scena a un  Chancellor storicamente trainante ed essenziale. La cavalcata finale del pezzo ne è la conferma.

Ancora un intramezzo con una cupa “Legion Inoculant” e subito ci ritroviamo nel cuore del disco con “Descending”. Il brano inizia con il solito arpeggio di chitarra riverberato nello spazio e tempo, ricorda a tratti “Right in two” e poi ci presenta un Maynard con una lyric distesa, dolce, profonda.Se fino ad ora abbiamo percepito qualcosa di familiare, nel modo di cantare di Maynard, con “Descending” ne abbiamo la conferma.

In questo quinto album Maynard non è lo stesso, va detto, spesso lascia più spazio ai compagni rispetto ai lavori precedenti e si sente di fatto una forte influenza dal lavoro svolto con gli “A Perfect Circle” a livello stilistico, non aggredisce più la traccia ma spesso la segue, la sfiora, se ne distacca.

Il trio “Pneuma – Invincible – Descending” fa parte del cuore pulsante di “Fear Inoculum”. Se nell’insieme, volendo essere sintetici, “Fear Inoculum” è l’album che ti aspetti, “7empest” abbandona di forza questa sintesi, con oltre 15 minuti ininterrotti di pura creatività e potenza, dove troviamo un furioso e travolgente Adam Jones che traina  e lancia il gruppo intero in un brano pazzesco, forse il suo apice musicale.

“7empest” di fatto rispecchia il titolo, è una tempesta e parte subito, forte, fortissimo. Dentro troviamo di tutto, in alcuni assoli potremmo perfino sentirci un potente blues tanto caro a Jones con sfumature hendrixiane mentre nei riff ritroveremo lo stile cadenzato e martellante tanto affine alla band. Il brano si muove incessantemente, è una celebrazione del suono, psichedelico, ipnotico, turbato e acido.

Con “Fear Inoculm” siamo tornati nelle atmosfere cupe e profonde di “Lateralus” e al più maturo 10,000 Days, con un lavoro ineccepibile sotto il punto di vista di produzione, non rivoluzionario nel messaggio, ma solido e granitico nel sound. Capiterà spesso lungo l’ascolto di ritrovare campionature ed effetti già sentiti nei precedenti lavori, quasi a constatare il raggiungimento e accettazione di una maturità di gruppo e sound, una chiara constatazione e assenza di paura nel dire: “Siamo questo, perché dovremmo essere altro?”

I Tool dimostrano di essere una band matura composta da musicisti incredibili, sicura del proprio sound e capace di rispettare ciò che rappresentano per i fans in tutto il mondo, aprendosi allo stesso tempo ad una più ampia schiera di ascolti attraverso le piattaforme digitali (era ora!). “Fear Inoculum” non è forse il loro album migliore ma è indiscutibilmente un viaggio che va affrontato almeno una volta.

Articolo di Luke Mazzoncini

Track list “Fear Inoculum”

Versione analogica

01. Fear Inoculum
02. Pneuma
03. Invincible
04. Descending
05. Culling Voices
06. Chocolate Chip Trip
07. 7empest

Versione digitale

01. Fear Inoculum
02. Pneuma
03. Litanie contre la Peur
04. Invincible
05. Legion Inoculant
06. Descending
07. Culling Voices
08 Chocolate Chip Trip
09. 7empest
10. Mockingbeat

Line up Tool

Maynard James Keenan – Vocals

Adam Jones – Guitars

Justin Chancellor – bass

Danny carey – Drums

 

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