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Fun Lovin’ Criminals “A matter of time”

Può una band rinascere continuando il proprio filone?

Il 29 agosto sono tornati i Fun Lovin’Criminals – sempre per la loro storica Di Fontaine Recording (quella con il logo del camion della spazzatura) – con il nuovo album “A matter of time” dopo ben 15 anni dall’ultima pubblicazione, “Classic Fantastic”. È passato molto tempo o forse “è una questione di tempo” come recita il titolo ma ammetto che è sempre una gioia ritrovare il nome della band che creò il tormentone “Scooby snacks” del primo fondamentale disco che fu “Come find yourself” (1996) seguito da quella piccola genialata di “Mimosa” in cui venivano riarrangiati brani del su citato precedente in maniera ancora più “pulp” e da strada insieme a delle cover (perfino “Crazy train” di Ozzy Osbourne) e con un’attitudine a volte perfino swing (vedi la loro versione di “I’m not in love”).

Parlando sempre di cover, molti di voi forse ricorderanno il Natale del 1996 quando in radio passavano la loro fumosa versione di “We have all the time in the world” di Louis Armstrong. I Fun Lovin’Criminals in quella annata lasciarono un segno, bisogna dirlo, per chi c’era. “Gioia” è il termine giusto dunque perché ogni loro disco ti fa “prendere bene”, mette di buon umore, oltre ovviamente a brani profondi e più riflessivi come ad esempio “We are all really worried about you” (dall’album “100% Colombian”).

L’importanza di questa band credo che sia nel sound profondamente suggestivo in quanto riescono a farti catapultare nelle strade di una New York diretta, sempre come personale suggestione, da un occhio alla Spike Lee e in piccole storie di quartiere. Tecnicamente fanno riflettere, per i non amanti dell’hip hop, a come un cantato di questa tendenza, se accompagnato da una band organica al posto di una base, possa veramente “spaccare” come un gruppo rock: i FLC riescono a miscelare Rap, Soul, Blues e Rock con distorsioni perfino metal (avete mai ascoltato “Passive/agressive” da “Come find yourself”?) o con assoli godibilissimi sempre dello storico Huey Morgan (e qui vi obbligo a sentire la chiusura di “I can’t give with that” dal medesimo e da me osannato primo disco del 1996). In tutto questo, come molte band anni ‘90, il basso è una scuola di tappeti che tengono su il tutto.

E lo sentiamo subito in “The face of giants” nel loro nuovo disco che inizialmente ricorda molto il mood del primo lavoro oltre alle riconoscibili chitarre al wah wah negli assoli. E che tiro rock il successivo “What is it”! Un riff memorizzabile con dei chorus hard rock. Credo che la prima parte del disco possa essere amata tranquillamente anche dai fan dei Cypress Hill. Caratteristica della tracklist è il taglio netto nei finali: niente fade out, i pezzi finiscono con un colpo secco senza lente uscite di scena. “Out of darkness comes the light” sembra invece arrivare dal più vacanziero “Loco” del 2001 ma miscelato con distorsioni molto più dure nelle ritmiche (altra caratteristica del disco).

L’esplosiva “Full stop” potrebbe stare tranquillamente nel prossimo film di Tarantino (del resto l’inizio della hit “Scooby snacks” era un estratto di “Pulp Fiction”). Finora, piccole bombe da circa 3 minuti e mezzo l’una. Primo lento dopo tanta carica è “All across the land”, un brano molto disteso e a modo suo raffinato (come sound) insieme al suono soul dalle scale spagnoleggianti  – miscelare è una loro dote ben riuscita come scritto –  di “Make it Nice”. Piccola pausa prima di rilanciarsi nell’allegra e funkeggiante “Little bit further”. Ripeto, in questa band il basso di Brian Leiser c’è eccome.

Brian Leiser: il fondatore, bassista, tastierista, trombettista e armonica. E tutti gli altri intanto? Huey Morgan ad esempio? Dove sono? Ebbene, mi sono reso conto con gran sorpresa solo ora di aver ascoltato un disco eccelso dei Fun Lovin’ Criminals del 2025 dove della band originale resta solo Leiser. Ho ascoltato dunque, senza sapere tutta la vicenda anche abbastanza tempestosa tra i componenti storici, un disco senza alcun pregiudizio ritenendolo ottimo. Può una band rinascere continuando il proprio filone? I Fun Lovin’Criminals, nonostante adorassi lo stiloso Huey Morgan, ci sono riusciti bene con un disco prodotto dal vincitore di Grammy Awards Tim Latham, già produttore di Lou Reed, Black Eyed Peas, Kid Rock, Erykah Badu, De La Soul, Tribe Called Quest.

Un’altra tradizione l’hanno mantenuta: degli artwork altalenanti tra suggestivi (ma concentrati su un loro ritratto) e un pò generici (come delle foto prese da stock); se perfino in “Mimosa” lo stile trash della copertina suggeriva la loro classica sottile ironia, quella dell’ultimo lavoro ha perso questa indole. Tuttavia l’abito non fa il monaco, ma talvolta fa uno sbambetto al fioraio. Comunque sia chiudiamo gli occhi e prepariamoci, perché stanno tornando anche in Italia, il 16 novembre a Milano al Legend Club, il 17 a Bologna al Locomotiv Club . Credo ci sarà da divertirsi.

Articolo di Mirko Di Francescantonio

Track list “A matter of time”

  1. The Face Of Giants
  2. What It Is
  3. Out Of Darkness Comes The Light
  4. Full Stop
  5. All Across The Lands
  6. Little Bit Further
  7. Make It Nice
  8. 1972
  9. A Trick On A Dime
  10. Lovers Rock

Line up Fun Lovin’Criminals: Naim Cortazzi: voce, chitarra / Brian Leiser: basso, tastiere, armonica, tromba / Frank Benbini – batteria

Fun Lovin’ Criminals online:
Instagram: https://www.instagram.com/funlovincrims/
Facebook: https://www.facebook.com/funlovincriminals
Youtube: https://www.youtube.com/user/FunLovinCrimsTV

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