A tutti noi sarà capitato di vedere almeno una volta, anche solo in televisione, o in un video sul web, una Magic 8-Ball. Si tratta di un gioco, dalle presunte qualità divinatorie, a forma di palla da biliardo, la quale, dopo essere stata agitata a dovere, dovrebbe in teoria rispondere a qualsiasi domanda posta dal giocatore, dalle più banali a quelle personali o filosofiche, tramite un intelligente meccanismo per cui le risposte tanto attese sono sempre solo apparentemente affini al quesito posto, ma in realtà incredibilmente generiche. Ovviamente, come già accennato, si tratta semplicemente di un passatempo divertente, ma il concetto di casualità e inevitabilità sotteso al gioco in questione si rivela essere l’ispirazione nonché il fil rouge tematico del nuovo concept album dei norvegesi Gazpacho, uscito il 31 ottobre per l’etichetta Kscope e intitolato, appunto, “Magic 8-Ball”.
Chi sono i Gazpacho
La storia dei Gazpacho risale agli anni ‘90, a Oslo, quando il tastierista Thomas Andersen e il chitarrista Jon-Arne Vibo si ritrovano a collaborare nella band Delerium, esperienza che si conclude però in un nulla di fatto. Passa qualche anno, e nel 1996 le strade dei due si incrociano nuovamente: stavolta con loro c’è anche Jan-Henrik Ohme, detto “O”, un vocalist dallo stile etereo e dal timbro caldo e suadente, con cui Andersen e Vibo trovano da subito l’affinità giusta e che dà loro la spinta per partire con un nuovo progetto, una Progressive Rock band dal suono cinematico ed evocativo, concetto in qualche maniera rivoluzionario nel panorama musicale di quegli anni, in cui il termine Prog è sempre e comunque associato al Metal e sinonimo di soliloqui strumentali al limite delle possibilità umane.
I Gazpacho non cercano infatti di emozionare l’ascoltatore incastrando il maggior numero di note possibili in una singola misura, bensì avvolgendolo con atmosfere oniriche e arrangiamenti in cui ogni strumento risulta essere al servizio della musica: è un virtuosismo sottile, mai fine a se stesso, che a un orecchio poco attento può risultare meno complesso di quanto in effetti sia. Modulazioni, poliritmie e repentini cambi di tempo sono pane quotidiano per la band scandinava, ma i tecnicismi non vengono mai messi in risalto per esaltare le capacità dei singoli componenti, risultando anzi parti integranti del linguaggio compositivo che caratterizza la loro proposta musicale, sicuramente figlia più dei Marillion dell’era Hogarth che dei Rush.
Punti di svolta
Dopo un ep promozionale ed un album “di prova”, registrato e poi prodotto da MP3.com in qualità di premio dopo la vittoria in un contest, nel 2003 i Gazpacho pubblicano il loro primo lavoro in studio ufficiale, “Bravo”, con il quale iniziano a farsi notare dalla critica specializzata e soprattutto dai già citati Marillion, che li invitano a suonare al Marillion Convention Weekend e che li sceglieranno come opener per il tour del 2004. Non solo: la storica band Prog offre ai musicisti norvegesi anche la possibilità di essere prodotti dalla loro etichetta, la Racket Records, che cura così l’uscita del terzo album nel 2005, “Firebird”, nonché la ristampa di “Bravo” e del secondo “When Earth Lets Go”, pubblicato originariamente nel 2004.
Ma è con l’album “Night”, del 2007, che il gruppo consolida la propria posizione di nome di punta della scena Art Rock europea, posizione che verrà confermata dai successivi “Tick Tock” del 2009 e soprattutto da “Demon” nel 2014, lavori questi che ancora oggi rappresentano la quintessenza del loro sound atmosferico e concettuale. Oggi, a cinque anni di distanza dal precedente “Fireworker”, Andersen, Vibe e Ohme tornano finalmente sulle scene, accompagnati dal violinista Mikael Krømer e dalla sezione ritmica formata dal bassista Kristian “Fido” Torp e dal batterista Robert R Johansen, con “Magic 8-Ball”, lavoro che ci accingiamo ad analizzare nel dettaglio.
Il nuovo disco: “Magic 8-Ball”
L’arpeggio profondo di una chitarra acustica fa da sfondo alla melodia flautata del violino, e lo spazio sonoro viene permeato dal sound fiabesco dell’opener “Starling”, una lunga, delicata ballad che dimostra da subito l’abilità dei Gazpacho nel produrre una musica che si vorrebbe fortemente toccare, come se gli strati di colore sulla tela di un dipinto fossero a pochi centimetri dalle nostre dita. Verso metà brano, dopo il solo eseguito dal suono alieno del theremin, la voce da menestrello di Ohme è accompagnata verso un finale fantascientifico ed epico dallo strumming preciso dell’acustica, scintillante come una stella di neutroni. “We are Strangers” rimane impressa da subito per la forza melodica del ritornello, un inno Prog da intonare abbracciati sotto al cielo d’argento citato nella canzone, mentre gli accordi del pianoforte di Andersen creano un’atmosfera drammatica, puntellata dalla marcia suonata sul rullante da Robert Johansen; in “Sky King”, quello stesso pianoforte diventa delicato come la brezza in primavera, e prende per mano la linea melodica fino all’esplosione del ritornello, dove le note della chitarra elettrica decidono di lanciare un guanto di sfida al vocalist norvegese.
Il mood diventa quello inquietante di un film di Dario Argento quando l’arpeggio da carillon del synth apre “Ceres”, brano che si rivela essere, pochi secondi dopo, una cavalcata attraverso un landscape musicale cangiante, in continua evoluzione, dove le idee con le quali altre band avrebbero potuto scrivere un intero disco sembrano fluire naturalmente l’una nell’altra nel giro di una manciata di minuti, mentre la successiva “Gingerbread Man” porta alla mente alcuni episodi dei Pink Floyd di “A Momentary Lapse of Reason”, soprattutto per l’interpretazione vocale e per il groove in ottavi portato indietro sul tempo dalla sezione ritmica. Se “Magic 8-Ball” è il tendone da circo dal quale un Mr. Kite venuto dal futuro lancia le sue invettive con pomposo fare teatrale, in “Immerwahr” la voce di Ohme ci introduce alla Signora che, nell’atmosfera fatata del giardino dalla pallida luce blu, sta scambiando i sogni con il volo, mentre gli strumenti scolpiscono nel pentagramma evocative sculture di note.
La conclusiva “Unrisen” sembra invece essere la colonna sonora ideale per il ballo nel salone del castello tra la Bestia e la sua Bella: l’entrata della batteria riporta poi il timone del brano a puntare verso un cielo in tempesta che, di battuta in battuta, diventa sempre più elettrico, fino a che le note solitarie del piano non decidono di chiudere malinconicamente i 46 minuti di questo album.
“Magic 8-Ball” dei Gazpacho si rivela essere un lavoro dal forte feel cinematografico, ora potente ed evocativo, ora meditabondo e sognante, le cui suggestioni sonore fanno sprofondare l’ascoltatore attento in una tasca calda e confortevole della propria coscienza, dove interrogare la palla magica sull’imprevedibilità dell’esistenza umana, mentre frattali psichedelici volteggiano come aquiloni sullo sfondo di una colorata aurora boreale, in una danza infinita a tempo con la musica, complessa ma allo stesso tempo diretta e sempre emozionante, di questi artisti ispirati.
Articolo di Alberto Pani
Track list “Magic 8-Ball ”
- Starling
- We Are Strangers
- Sky King
- Ceres
- Gingerbread Man
- Magic 8-Ball
- Immerwahr
- The Unrisen
Line up Gazpacho: Thomas Andersen Tastiere, Programming / Jan-Henrik Ohme Voce/ Jon-Arne Vibo Chitarra/ Mikael Krømer Violino/ Kristian “Fido” Torp basso/ Robert R Johansen batteria
Gazpacho online:
Instagram: https://www.instagram.com/gazpachoband
Youtube: https://youtube.com/@gazpachoid?si=oicR2n_g3Uq5EqZO
