“Razzi di Fuoco” è il quarto album in studio del cantautore romagnolo Giacomo Toni, uscito il 14 novembre per CISIM|LODC con il contributo della Emilia Romagna Music Commission. Un disco che conferma Toni come una delle voci più interessanti del nuovo cantautorato italiano. Quando mi sono immerso nelle profondità dell’ecosistema musicale italiano, abbandonando così la superficie della musica di flusso e commerciale, il primo autore che ho incontrato è stato proprio Giacomo Toni e il suo “Ballate di Ferro” (la nostra recensione). Un disco che mi aveva fatto saltare sulla sedia perché in quel momento mi rendevo conto che c’era una vita e una vitalità musicale molto interessanti in un circuito che mi era del tutto estraneo.
Dopo 4 anni (ed è questa la sua cadenza di produzione artistica) Toni torna con un disco che è sicuramente fra i dieci migliori lavori usciti nel mondo sotterraneo della buona e vitale musica italiana nel 2025. Non è di certo un lavoro innovativo da un punto di vista degli arrangiamenti, ma più volte abbiamo ribadito che il valore noi non lo cerchiamo nella novità, sempre e per forza. Ciò che fa la differenza è come vengono proposti e affrontati concetti, storie e racconti, note e parole (di questo si tratta, in fin dei conti). Toni dimostra di saper gestire al meglio le parole che, nelle sue mani, diventano parole di ferro – citando lo stesso autore in “Se proprio devo”, brano dell’album precedente – perché capaci di diventare concetti duri da maneggiare. Le sue canzoni, fuor di metafora, non sono banali, non cercano di stupire e non ricorrono a parole vuote, ma esigono attenzione, incidono e non lasciano cadere nel vuoto quello che viene raccontato.
Giacomo Toni, insomma, si inserisce a pieno titolo in quel filone che ha in Jannacci e Conte i numi tutelari, Capossela il grande sdoganatore e traghettatore e, fra gli altri, Sirianni, Caucino e lo stesso Toni i modelli del presente ai quali guardare. E se già in “Musica d’ambulanze” del 2013 questo era ben chiaro, nel 2021 era stato evidente in “Ballate di ferro”, dove alla parola ricercata si aggiungeva il gusto per figure retoriche, per l’apparente nonsense, e per una scrittura dove ogni singola parola si rafforza nella successiva, come i giri che si applicano al filo di ferro quando deve legare e tenere insieme.
Il trittico di apertura è un ottimo esempio di rilettura jazz e swing che ci proietta indietro nel tempo, ma senza alcuna nostalgia: capacità di portare nel presente il passato senza farlo diventare mero rimpianto, ma con la chiara volontà di riscoprire suoni e metrica. “Figacce”, al di là della geniale idea di cantare quelle persone acide e non fashion per forza, e tanto meno per volontà, in ogni dove della propria esistenza. “Agosto” è la dotta e colta versione di un classico popolare come “Estate” de I Nomadi ed “Estate” di Bruno Martino, classico che ha fatto il giro del mondo. Toni tratteggia un quadro estremamente realista, proprio perché onirico, di una famiglia turistica che ormai imperversa in ogni dove. “Jelly Roll” ci porta direttamente un poco sul transatlantico accanto al ben noto Danny Boodman T.D. Lemon Novecento di Baricco, ma anche nei fumosi piano bar dove si improvvisava fra fumo di sigaretta e sudore, e cioè fra i locali del “Live in Volvo” di Vinicio Capossela. Non deve però trarre in inganno questo trittico, perché Toni questa volta ha deciso di innestare marce diverse per il suo nuovo disco.
Così, dalle atmosfere notturne si passa al realismo di alcune condizioni d’esistenza che, solo alcuni decenni fa, erano al centro di concept album importanti. “Il tornio della fabbrica”, che richiama le canzoni dell’operaismo italiano, e “La meccanica”, un anomalo blues mescolato con i suoni emiliani dei primi album di Capossela, sono due ottimi brani per la raffinatezza espressiva di Toni.
Nuovo cambio di ritmo per la seconda parte dell’album, con “Un’altra età”, ballata al profumo di jazz con ottimi fiati, anche un poco acidi; per poi passare a “Mille pizze”, brano che per parole e musica ricorda le composizioni di Brassens. “Abbondantemente a lato” è senza dubbio, insieme alle prime tre canzoni che aprono il disco, il brano più bello di questo lavoro, la canzone cioè dove la poetica del Nostro giunge al suo vertice, con pianoforte dominante e parole di ferro che davvero ci permettono di capire come Toni sia davvero un autore, compositore, pianista e cantante ben noto agli appassionati del genere per l’utilizzo di un lessico paradossale e per i monologhi improvvisati che legano un brano all’altro e che gli consentono di essere riconosciuto come uno dei migliori cantautori italiani.
Il disco si chiude con un’onirica filastrocca (“Laggiù”) e con il naufragio, sempre di matrice onirica, del dopoguerra (Razzi di fuoco), anche se il brano ricorda molto il miglior Paolo Conte degli esordi. A conti fatti, va anche ricordato che ad accompagnare Toni in queste nuove avvincenti scorribande musicali, una formazione di tutto rispetto che annovera Nicola Peruch al piano e keyboard, Roberto Villa al basso, Alfredo Nuti alla chitarra, Daniele Marzi alla batteria e Gianni Perinelli ai fiati. È un ritorno della big band, in un mondo sempre più sintetizzato, specifica lo stesso Toni. Giacomo Toni ha scritto un altro ottimo disco, mescolando generi e stili, che ne fanno un lavoro non prevedibile, anche se meno coerente e dunque più variegato sul fronte dei suoni e degli arrangiamenti. Questo fa sì che il disco sia comunque meno compatto dei precedenti, ma solo sul fronte musicale, perché su quello della parola Toni è davvero una bella boccata di aria fresca, pulita e innovativa.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “Razzi di fuoco”
- Figacce
- Agosto
- Jelly Roll
- Il tornio della fabbrica
- La meccanica
- Un’altra età
- Mille pizze
- Abbondantemente a lato
- Laggiù
- Razzi di fuoco
Line up: Giacomo Toni pianoforte, chitarra, voce / Roberto Villa contrabbasso, basso, cori, percussioni / Nicola Peruch pianoforte, tastiere, organo hammond , fisarmonica, cori / Daniele Marzi batteria / Alfredo Nuti Dal Portone chitarre, percussioni, cori / Gianni Perinelli sax tenore / Marcello Jandu Detti trombone / Marco Benny Pretolani clarinetto, clarinetto basso, sax tenore / Enrico Farnedi tromba, flicorno / Lanfranco Moder Vicari cori / Elena Majoni violino / Franco Naddei meccaniche, cori
Giacomo Toni online:
Instagram https://www.instagram.com/giacomotoni
