“Primitivo” è il nuovo album di Gionata Mirai, chitarrista e co-fondatore de Il Teatro degli Orrori, uscito il 24 aprile scorso per DOC Records (LP) e La Tempesta (digitale). Un gradito e ottimo ritorno dopo l’album del 2017 “Nelle mani”. Questo nuovo disco arriva dopo la réunion della band e il turbinio di suoni che questa formazione ha messo in scena nella serie di concerti del 2025. Chi si aspetta di trovare qui, in questo lavoro, parte di quelli resterà deluso. L’album di Mirai riprende là dove si era interrotto sette anni fa e “Primitivo” è il disco che non ti aspetti, nonostante il titolo. Si tratta di 11 tracce, 9 delle quali inedite, con due omaggi a Nick Drake e a Guido e Maurizio De Angelis, che arrivano direttamente dai cassetti del tempo e dei sogni del chitarrista. Un lavoro che ha avuto bisogno di una lunga gestazione e di una gravidanza che, però, ha dato buoni frutti.
Un disco musicale di sola chitarra è già di per sé una grande sfida al mercato musicale attuale. Se poi vi si aggiunge che Mirai dà vita a un lavoro dove manca il virtuosismo fine a sé stesso, è chiaro che la sfida lanciata è ardua. Già sette anni fa era cosa dura; ora, per dirla in altro modo, è voler essere inattuali, ma con grande stile. Lo stesso autore, nelle dichiarazioni di lancio del nuovo lavoro, ha evidenziato come nel disco “ci sia il brano per cucinare, per fare legna, per ridere, per fare l’amore, per il dopo l’amore, per lo spavento, per il viaggio, per il gioco, per la poesia e il vento, per il valore aggiunto di chi, a modo suo, vuole esserci, per la festa febbrile della fine”. Un album d’utilità musicale, così all’apparenza, ma io direi anche altro.
Queste 11 tracce sono la dimostrazione di quante infinite possibilità esistano nel mondo della musica. O meglio, sono un’altra delle dimostrazioni di questo fatto. La musica di Mirai nasce per far riflettere, ed è chiaro dall’apertura, e cioè la rilettura di un grande pezzo di Drake – dal capolavoro “Pink Moon” del 1972 – ma anche per essere colonna sonora di un momento di relax, e la dimostrazione è la proposta di un classico dei film con i quali in tanti siamo cresciuti, e cioè Bud Spencer e Terence Hill. Mi riferisco al brano “I due superpiedi quasi piatti”, di Guido e Maurizio De Angelis. Queste sono canzoni, in sostanza, che si possono ascoltare come momenti isolati, separate cioè dalle altre. Una sorta di puzzle musicale, una cassetta degli attrezzi musicale che si può aprire al bisogno. Ci sono pezzi portatori di ottimismo, come “Tutto riparato”, dove l’atmosfera di soddisfazione domina tutto il brano; pezzi più meditativi, come la splendida “Milano russa”, composizione per il far della seta, o la title track, “Primitivo”, piccolo brano intenso, dal sapore quasi orientale, che fa da intro a “Piccolo Tour”, gemma preziosa di questo lavoro. Allo stesso tempo, “Primitivo”, è anche un album che si può ascoltare tutto d’un fiato, e godere così di sonorità dal gusto pienamente umano.
Undici pezzi, dunque, a uso e consumo di chi cerca nella musica non solo mero intrattenimento, ma una dimensione esistenziale. Un disco per riappacificarsi con il presente, con una giornata storta, con un incedere del tempo che, spesso, ci lascia senza punti di riferimento. Le 11 tracce di Mirai sono altrettanti punti cardinali, con i quali, nel presente, trovare piccole rotte che non portano da nessuna parte, ma che consentono una buona navigazione.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “Primitivo”
- Horn
- Tutto riparato
- Mari Ermi
- I due superpiedi quasi piatti
- ROMA26
- Milano russa
- Primitivo
- Piccolo tour
- Ragtime XL
- Lentoneutro
- Salta la mula
Instagram: https://www.instagram.com/gionatamirai
