Il 28 novembre su VREC Music Label è uscito “A luci spente”, il quarto album solista di Giorgio Ciccarelli, figura cardine della scena alternativa italiana, capace di attraversare oltre quarant’anni di musica senza mai inseguire la ribalta. Dagli esordi negli anni ’80 con i Colour Moves e i Sundowner, passando per i Carnival of Fools e i Sux! – considerati tra i gruppi più originali del Rock italiano – ha sempre portato un approccio eclettico e coerente. Per 15 anni negli Afterhours, ha contribuito anche alla scrittura di “Padania”, uno dei loro album più importanti. Musicista poliedrico, ha ricoperto ruoli diversi – basso, chitarra, tastiere, voce, fonico – e collaborato con numerosi artisti. Dal 2015 ha intrapreso la carriera solista, pubblicando quattro dischi in cui ha contaminato musica, arti visive e fumetto, coinvolgendo grandi nomi come Tito Faraci e Milo Manara.
Il nuovo album, formato da 8 brani per la durata di 33 minuti (nella versione in CD ci sono anche le 8 tracce di “Niente demoni e dei”, lavoro del 2021 uscito in vinile e mai pubblicato in CD), vede Ciccarelli nella veste di self made musician. Il disco infatti vede l’ex Afterhours impegnato nella produzione e nel suonare tutti gli strumenti. Un lavoro intimo, pur se non intimista, dove l’autore dà prova di grande intensità emotiva. I testi scritti da Faraci sono in totale sintonia coi pensieri e le emozioni di Ciccarelli, diventando un tutt’uno con la musica, sostenendosi a vicenda in un percorso attraverso tematiche dolorose da cui si trova, malgrado tutto e tutti, una via d’uscita, una salvezza, nella condivisione.
Il singolo che apre la track list dell’album, “A luci spente”, è il manifesto di questo disco notturno. Oltre a ricordarci che Ciccarelli non è mai stato appassionato e attratto dalle luci della ribalta, il brano è anche una chiara e distinta presa di posizione etica in un mondo luminoso e dettato dalla continua visibilità. A luci spente / non è una cura / ma è meno dura, è un mantra, ripetuto più e più volte, che Ciccarelli consegna a chi avrà voglia di ascoltare con attenzione le sue parole. Non una resa, ma neppure una dichiarazione di debolezza; semplicemente la presa d’atto che da questo mondo serve prendersi una pausa. Lo aveva già codificato Umberto Eco, agli inizi degli anni ’00, e Ciccarelli, dopo 5 lustri, lo ribadisce come imperativo esistenziale in un bel pezzo indie di ottima fattura, dove il testo, caro e asciutto, ruota attorno alla necessità di stare, in tutti i contesti, lontani dalle luci dei riflettori, anche dai vari gatti e le volpi che Bennato aveva cantato anni e anni fa.
Il disco, insomma, a partire da questa canzone manifesto, che viene poi sorretta da testi pungenti come “Muori o sei vivo” e dal sound dark di “Dentro il vuoto” – i due brani che rimandano più di altri ai mondi cinici degli Afterhours -, è ben lontano dai lavori generazionali che, in questi ultimi anni, ci parlano di una resa incondizionata al tempo presente. Ciccarelli qui non canta né di sconfitte né di vittorie, semplicemente fa sapere di stare ai margini, dimensione di attesa che implica la preparazione per un nuovo tempo che verrà. In “Difficile come ogni cosa”, una canzone non cantata, ma raccontata nella miglior tradizione del rock alternativo nostrano e americano (senza però i suoni acidi e distorti di quel modo d’essere), ci ricorda che le difficoltà quotidiane, sempre più complesse e opprimenti, sono di fatto una festa che va lasciata, perché altrimenti il rischio di veder esplodere la (propria) testa è reale. Vi saluto mi spiace / ma lasciatemi in pace, dichiarazione di intenti, con un buon ritmo indie incalzante e di ottima fattura, che ribadisce come alcune persone necessitino di vivere ben lontane da questo apparato tecnico, produttivo, meccanico che genera perdita di identità.
In “Dovunque sia ovunque vada”, brano quasi melodico – unica leggera concessione a un mood semi commerciale – Faraci e Ciccarelli ci fanno sapere che, in fin dei conti, proprio perché nella nostra tomba resteranno solo delle ossa – immagine chiara dell’assoluta precarietà dell’esistenza, e della sua ineluttabilità – serve vivere smarriti come i bambini, atteggiamento che già Nietzsche aveva ricordato essere la condizione necessaria per ricominciare a essere costruttori del futuro. Quale nuova bugia / la notte si porta via, sorta di ninna nanna esistenziale, con un ritornello che rimanda più alle nenie dei film di Argento, sottolineate dalla musica dei Goblin, è la chiusura di questo percorso di resa al presente, ma non alla vita, che ci può e deve dare sempre una possibilità. Ciccarelli e Faraci, pur senza sprofondare nella resa incondizionata, non sembrano però essere fiduciosi che questa strada intrapresa dalla nostra società sia in grado di portarci verso un mondo migliore.
Che fare, dunque? Restare in attesa, a luci spente. Ripeterselo di continuo, in atteggiamento meditativo, senza però alcun sconforto esistenziale, sociale e politico. Con una consapevolezza: una volta che queste luci si saranno spente, servirà essere pronti. Ciccarelli, con questo nuovo album, ci fa sapere di essere in attesa, di stare ai margini, ma di non abdicare al suo ruolo di persona e artista capace di guardare in faccia la bella catastrofe che ci troviamo a vivere tutti insieme.
Articolo di Luca Cremonesi
Track list “A luci spente”
- A luci spente
- Peccati
- Muori e sei vivo
- Dentro il vuoto
- Difficile come ogni cosa
- Nessuno è niente
- Dovunque sia ovunque vada
- Quale nuova bugia?
Exclusive tracks su CD
- Conto i tuoi passi
- Non credo in Dio Sei qui
- Demoni e dei
- Non mi pento
- Il giorno dopo l’ultimo giorno
- Non basta
- Clichè
Giorgio Ciccarelli online:
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