Un esordio che tanto ricorda, senza troppi preamboli, l’essenzialità dei live anni Novanta. La dimensione materica della musica capace di essere, prima ancora di provare a convincere. Ed è questa un’ottima cosa se si pensa che il trio degli HotWax, band di Hastings che si è fatta notare nei festival della scena alternative britannica, ha pubblicato il suo primo album, “Hot Shock” (Marathon Artists), neanche un anno fa, a marzo 2025.
Ribelli, sì. Giovani, certo. Ma a questo binomio più che mai abusato, a un sistema che sembra premiare solo i prodotti ben confezionati, gli HotWax replicano portando in scena la performance nella sua forma grezza, dove purezza e intensità non temono la sbavatura che non solo piace, ma colpisce. Dove l’istinto valica la teoria. Il gruppo, la cui identità musicale appare già ben definita, suonerà il 22 febbraio a Milano al Circolo Magnolia, per l’unica data italiana della tournée. Quella giusta dose di rabbia, la voce graffiata – e quasi trascinata – di Tallulah Sim-Savage che, nella formazione con Lola Sam e Alfie Sayers, evoca sonorità grintose e disperanti alla Courtney Love. Perché, effettivamente, a sentire le tracce contenute nel disco di debutto, che arriva dopo due ep (“A Thousand Times” e “Invite Me, Kindly”), il richiamo alle Hole si plasma come una suggestione potente e rassicurante e parla un linguaggio dalle influenze grunge che, tuttavia, non ne limitano la sperimentazione, con altalene emotive in bilico tra adrenalina e apatia.
La prima traccia è “She’s Got A Problem”, un pezzo alienante dal loop angoscioso. Si va subito giù: labirinti mentali, vicoli ciechi. La sensazione di apnea viene frammentata solo dalle sfumature vocali di Tallulah che consentono, a chi ascolta, di respirare tra una bracciata e l’altra. Come se si stesse nuotando (o affogando?). “Wanna Be A Doll”, la seconda traccia, spinge subito, senza freni. Un’auto in corsa e non c’è tempo né per chiudere le portiere, né per capire dove si stia andando ma, in fondo… importa davvero? I’m sorry ‘cause I never know, I’m riding fast with nowhere to go. Essere una bambola, una visione salvifica di apparente perfezione, ma poi dover fare i conti con la realtà che si dimena anche quando costretta in un omologato corpo di plastica. La maschera cade, resta il ruggito di un caos da gestire.
“Strange To Be Here” è abrasiva come una spugna che tenta di tirar via i postumi di una serata fuori controllo: il cibo avanzato, le bottiglie vuote, le macchie sul pavimento. Il risultato è una traccia acida che evolve e, verso la fine, ti isola in una bolla di ovattata trasgressione. “Dress Our Love”: spietata, galvanizzante. Do I want love that feels easy or love that feels like a snake bite, bella domanda. L’amore è, forse, un morso di serpente? Siamo sempre alla ricerca di un simbolismo edulcorato del sentimento oppure siamo pronti ad assumerci il rischio concreto delle ombre che questo comporta? “Hard Goodbye”, il cui titolo potrebbe suggerire una classica ballad – e no, non lo è – non si stacca troppo da questo concetto e incalza più che mai con un coro feroce e tagliente. Nella frenesia di un vortice, la testa si scuote e i capelli coprono gli occhi per non vedere il dolore di un addio dai toni aspri.
“One More Reason” chiede conto delle stesse ragion d’essere che definiscono queste situazioni (Give me one more reason to love you, Give me one more reason to hate). Il videoclip della canzone mette a fuoco una passerella, tra influencer annoiati e flash dei fotografi. Tutti in piazza per giudicare ed essere giudicati perché, alla fine, come cantava Courtney Love, l’amore ti odia e bisogna pur trovarla una ragione per essere belli (“Reasons To Be Beautiful”). Decisamente più cupa, con esplosioni ben architettate, “In Her Bedroom”. Un pezzo dall’ambientazione decadente, scoraggiante e intima – quasi anatomica – tra materassi, cuscini, oggetti consunti che è facile immaginare buttati per terra, alla rinfusa. “Lights On”, collaborazione con Stella Mozgawa, conduce alla penultima traccia, “Chip My Teeth For You”. Anche qui si dà corpo alle sensazioni, a quelle pulsanti, a quelle che si vorrebbero allontanare; alle contraddizioni e allo scomodo: I‘d chip my teeth for you. Would you chip your teeth for me too?
La chiusura è affidata ad uno dei brani più interessanti dell’album: “Pharmacy”. Consistente, disturbato, sussurrato. Una sofferenza malinconica e anestetizzante che accompagna e stordisce con paradossale dolcezza. È come se la detonazione dell’intero disco si esaurisse qui, in un mucchio di cenere sottile che svolazza in giro per la stanza e cattura l’occhio con strani bagliori. Il ritornello inchioda e si insinua nel cervello: I cannot take this softly, Back to the river where you shocked me. Una linearità semplice, mirata, che non chiede altro. Le ossa, i legamenti, i muscoli in tensione – percepibili nei pezzi precedenti – finalmente si rilassano. Ogni singola parola si appende alla successiva, lasciandosi trasportare: prima abbiamo scritto in stampatello, urlato sui muri. Caratteri cubitali. Ora c’è il corsivo, una linea continua e ininterrotta che, poi, fatalmente, giunge a un punto fermo. Resta il gancio di voler tenere d’occhio quel che succederà e l’ultimo singolo, “Tell Me Everything’s Alright”, lascia ben sperare.
Articolo di Antonella Andriuolo
Track list “Hot Shock”
1. She’s Got A Problem
2. Wanna Be A Doll
3. Strange To Be Here
4. Dress Our Love
5. Hard Goodbye
6. One More Reason
7. In Her Bedroom
8. Lights On (feat. Stella Mozgawa)
9. Chip My Teeth For You
10. Pharmacy
HotWax online:
Website https://www.hotwaxofficial.com/
Instagram https://www.instagram.com/hotwaxbandd/
YouTube https://www.youtube.com/@hotwaxband
*** (singolo)***
HotWax – Tell Me Everything’s Alright (Official Video)
